|
|


Le altre opere sono, invece, sculture neoclassiche, come la sinuosa Danzatrice con il dito al mento (copia tratta da un modello in gesso di Antonio Canova), del carrarese Luigi Bienaimé, un artista che insieme a Pietro Tenerani e al maestro Bertel Thorwalsen faceva parte dell’entourage di scultori attivi negli anni Trenta dell’Ottocento nel demolito Palazzo Torlonia di Piazza Venezia, nonché nella Villa Torlonia di via Nomentana. Di Tenerani sono altre due sculture fotografate in 3D, il Genio della caccia e il Genio della pesca, raffiguranti due graziosi putti, uno con una lepre e l’altro con un pesce, che ci colpiscono per la caratterizzazione psicologica, tipica dell’artista, che lo rende meno freddo rispetto ad altri neoclassici. Si tratta di uno scultore molto apprezzato da Giacomo Leopardi, il quale, dopo aver visto nel suo studio il monumento sepolcrale a Clelia Severini (ora nella chiesa di San Lorenzo in Lucina), gli dedicò uno dei suoi Canti.
Del gallese John Gibson è, infine, l’ultima scultura trattata in mostra. Si tratta di Psiche trasportata dagli Zefiri, un gruppo scultoreo alto 1,87 m, realizzato tra il il 1837 e il 1840 su richiesta del principe Giovanni Torlonia come replica autografa di un lavoro di cui si sono perse le tracce. Ricordiamo che il tema dell’opera, ispirato alla favola di Amore e Psiche nelle Metamorfosi di Apuleio, ha riscosso molto successo a Roma anche in pittura, tanto che nella Villa Farnesina, che si trova proprio davanti a Palazzo Corsini, è d’obbligo la visita della Loggia di Psiche realizzata dal divino Raffaello e dai suoi allievi.Copyright © 2026 | Theme by La Voce di Tutti



Inserire un commento