mulberry bags mulberry outlet mulberry sale mulberry handbags mulberry bag mulberry bags mulberry outlet mulberry sale mulberry handbags mulberry bag mulberry purse mulberry bayswater mulberry outlet york mulberry factory shop mulberry uk mulberry purse mulberry bayswater mulberry outlet york mulberry factory shop mulberry uk sac longchamp saint francois longchamp sacs longchamp sac longchamp pliage longchamp pas cher Babyliss Pro Perfect Curl babyliss curl secret babyliss perfect curl babyliss babyliss pro

untitled

A proposito di internet

41We7q1n20L  Il Web, questa prateria sconfinata, il magico regno della realtà virtuale che per un internauta può significare tutto ed il contrario di tutto. Da un lato la libertà, il gusto della ricerca no-limit, dall’altro la ricezione passiva degli stimoli che può, nei casi peggiori, trasformarsi in una sorta di “gabbia telematica”. Quindi la coscienza critica e la scelta consapevole che permettono di spaziare senza problemi nel web e, di contro, la mancanza di qualsiasi filtro, divenendo sudditi e non protagonisti di una realtà nata per ampliare i nostri orizzonti. Ed è questo che si sta verificando oggi per molta parte degli utenti, la dipendenza dal mezzo elettronico, come si può constatare osservando ogni giorno le miriadi di persone, soprattutto adolescenti, che smanettano sullo smartphone in modo ossessivo-compulsivo. Ma c’è un vero bisogno di navigare sempre e comunque o si può rallentare i ritmi, dandosi magari delle regole? E’ il senso del libro di Enrico Pulcini, “Fug@. La nostra dipendenza da internet e come uscirne sani e salvi”.

  Ovviamente non è un testo “contro”, bensì un manuale di saggezza elettronica, per così dire, in quanto cerca di delineare una sorta di codice di comportamento internautico riferito all’utente. Ovvero come orientarsi in un mondo artificiale, ormai divenuto, per la trasmissione senza soluzione di continuità di messaggi che ci giungono da ogni parte (il cosiddetto “multitasking”), una sorta di giungla nella quale è facile perdersi. Ormai siamo tutti immersi nel cyberspazio, non se ne può fare a meno, e questo ha prodotto una nuova antropologia, all’homo sapiens si sta  gradualmente sovrapponendo l’homo videns, occhi fissi sullo schermo e dita in moto perpetuo. Il rischio è che, navigando navigando, si sostituisca del tutto, perché il computer o smartphone o ipad o altro che sia smette di essere un semplice medium tecnologico e diventa un fine in sé. Scatta così l’alienazione digitale che alla lunga, nell’iterazione schermo-tastiera, ha conseguenze non positive sulla struttura neuro plastica del cervello, come dimostrano studi scientifici a proposito della invasività del web (e qui l’A. approfondisce il tema citando vari esempi).

  Essere tutti connessi va bene, ma “come”, questo è il problema. D’accordo, l’assedio in parte è necessario, ha una sua utilità pratica, dalle informazioni su rete al Gps, e tuttavia bisogna non farsene fagocitare. L’effetto straniamento è lì all’angolo, il che comporta l’assopirsi delle nostre facoltà non solo sensoriali (la postura china al pc, occhi-dita fissi sullo smartphone) ma intellettive. Alla lunga, demandando al mezzo elettronico fino a farlo diventare il proprio “doppio”, si può intaccare il personale bagaglio cognitivo, fino a smarrire la memoria storica intrinseca al nostro vissuto (che a sua volta poggia su precedenti strati generazionali). Come esempio Pulcini cita lo tsunami del 2004, quando, innanzi al ritirarsi del mare, torme di turisti iniziarono a riprendere l’insolito scenario mentre, nelle Andamane, i Moken, attingendo alla propria memoria storica, ripararono sui monti, salvandosi tutti. Quindi quasi una grottesca, se non fosse tragica, metafora dei nostri tempi, dove l’iper tecnologia anziché ampliare la mente la avviluppa nell’ovatta e, all’opposto, una tribù per certi versi ancora primitiva ma con il cervello “pulito” interpreta senza filtri devianti il corso della natura.

  Devianti, esatto, perché se non esercitiamo capacità critiche (e magari autocritiche) il lato comunque positivo del web, cioè l’informazione, ci arriva distorto, percepito ad un livello di totale dipendenza (pericolosa, in quanto nello spazio internautico vagano orde di “fakes”). E già si parla di “augmented reality”, realtà aumentata, una sempre maggiore penetrazione del digitale nelle nostre vite, come ben analizza l’A. (pag.97 e segg.), qualcosa che certo ci può facilitare nel quotidiano sempre che la si sappia valutare nel modo giusto. Perché il prezzo è alto, non si tratta solo di un discorso di impigrimento mentale, ipnosi da internet, ma peggio, in quanto dietro vi sono enormi interessi commerciali. Come sempre il centro motore è il profitto così che la sconfinata prateria del web, se non controllata (ma siamo noi a doverlo fare), si restringe ad uno spazio più o meno ampio di “libertà vigilata” (vedi capitolo a pag.110).

  E allora qual è la soluzione per agire il web e non esserne agiti? Come evitare una nuova omologazione culturale ben più invasiva di quella denunciata a suo tempo da Pasolini? E qui il problema si presenta in termini di linguaggio, di comunicazione, perché il mezzo digitale risucchia la già scarsa propensione alla lettura (quindi alla ginnastica mentale) della gran massa di italiani con il rischio di incidere negativamente sul già drammatico fenomeno dell’ “analfabetismo di ritorno”. In sostanza manca la cultura da internet, come affrontare in modo equilibrato un sistema che si è espanso in maniera per certi versi incontrollata: un qualcosa cui  non siamo ancora biologicamente preparati. Pur se abbondano i nativi digitali nel complesso non v’è assuefazione, nel senso di completa sintonia col mezzo elettronico, e questa si può acquisire solo in modo critico, non supinamente come avviene oggi per la maggior parte degli utenti.

  Disconnettersi per un po’ fa solo bene al fisico ed al cervello, crea una pausa sabbatica necessaria ad evitare il rimbambimento di cui parla l’A. e permette di recuperare la nostra libertà finora imprigionata in un pc o uno smartphone. E il libro, come dicevo all’inizio, propone appunto un percorso di decondizionamento digitale per giungere ad una reale consapevolezza del medium elettronico senza nulla perdere della propria umanità. Un percorso compiuto sulle pagine in modo chiaro, senza tecnicismi di sorta, con un linguaggio che introduce subito al problema (peraltro Pulcini ha già affrontato il tema di internet in saggi precedenti). Da leggere e meditare per il nostro futuro internautico sì, ma dove al cuore del web c’è pur sempre l’uomo.

“Fug@. La nostra dipendenza da internet e come uscirne sani e salvi”, di Enrico Pulcini, GreenBee, ed. pagg.160, euro 19.

Inserire un commento

L'indirizo di email non verrà pubblicato.




Galleria Video

Blu notte – Mafia & Politica – Parte 1
bluenotte
TOTO’ E I POLITICI DI CASA NOSTRA
mqdefault
“L’ULTIMA PREPOTENZA” Mario Albanesi non infangare
“L’ULTIMA PREPOTENZA” Mario Albanesi non infangare
Gli umani e gli altri: WWF per i 50 anni
Gli umani e gli altri: WWF per i 50 anni
Dadone (M5S): “Quote rosa? Meglio preferenze…
Dadone (M5S): “Quote rosa? Meglio preferenze…
Guarda ancora
WordPress SEO fine-tune by Meta SEO Pack from Poradnik Webmastera