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Adriano e la Grecia

z,z  “La Villa era ormai abbastanza a buon punto da potervi trasportare le mie collezioni, i miei strumenti di musica, le poche migliaia di libri acquistati un po’ dovunque nel corso dei miei viaggi”.  Così Marguerite Yourcenaur nel suo celebre “Memorie di Adriano” descrive l’ingresso dell’imperatore nella sua fastosa Villa costruita alle falde di Tibur, Tivoli. Villa Adriana, dove egli tradusse concretamente il suo amore per la Grecia, l’ideale classico, della pura bellezza, essendo qui rappresentato in ogni particolare. La geometrica armonia delle forme, racchiusa non solo nelle statue sparse ovunque ma nella struttura stessa della Villa, come godimento estetico e diletto dello spirito. Quindi il luogo giusto per la mostra “Adriano e la Grecia”, quasi un simbolico corollario a quella in corso al Palazzo del Quirinale, che celebra l’alternarsi alla presidenza europea della Grecia e dell’Italia.

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 “Villa Adriana tra classicità ed ellenismo” è il sottotitolo della mostra, un confronto fra due culture che con Adriano diventa felice fusione. D’altronde lui si era formato ad Atene e la raffinatezza greca, nei modi come nel pensiero, improntò la sua vita (era amico del filosofo Epitteto e studiò con attenzione sia i platonici che gli epicurei). E in Atene fu nominato arconte, abbellendo la città con suntuosi edifici, come la Biblioteca, distrutta dagli Eruli nel 267 d.C. (completò anche l’imponente tempio di Zeus Olimpio). Uomo di grande cultura e di politica tollerante, Adriano amministrò il potere con saggezza, viaggiando spesso all’interno dei confini dell’impero  che, sotto la dinastia degli Antonini, alla quale egli apparteneva, era giunto alla sua massima espansione. La Villa di Tibur è soprattutto un omaggio alla Grecia ed alla cultura ellenica, un dialogo intenso che torna ad intrecciarsi fra le circa 50 opere esposte nell’Antiquarium del Canopo.

  Ed è lui ad accogliere il visitatore, con due colossali teste di marmo, il cui verismo lascia trapelare tutto il carattere di Alessandro, uomo severo ma di grande equità. Poi busti di filosofi, dei quali egli era frequentatore, una testa ritratto di Erode Attico, che di Adriano fu un leale servitore, e Polydeukion, il favorito, morto giovane come Antinoo. Anche qui una plasticità che si ritrova nelle superbe cariatidi, copia delle Korai dell’Eretteo di Atene, adottate nella Villa come richiamo non solo simbolico alla cultura ellenica (infatti la statuaria greca era un modello di riferimento). Ma di grande plasticità, soprattutto nel panneggio, è la scultura in marmo di Vibia Sabina, la consorte di Adriano, qui rappresentata post mortem, in forma divinizzata. Era “augusta”, cioè venerabile, protetta dagli dei, come Matidia Minore, la sorella, ed è da notare l’acconciatura dei capelli, una moda che le normali matrone copiavano alle Vip dell’epoca.

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  E Antinoo, naturalmente, il giovane bitinio amato dall’imperatore e scomparso tragicamente nei flutti del Nilo nel 130 d.C. Fu sepolto in un santuario all’interno della Villa, l’Antinoeion, scoperto di recente, dove furono rinvenute testimonianze egizie, come la sfinge qui esposta, in ricordo dei viaggi compiuti da Adriano (a Roma v’era una nutrita colonia egiziana che celebrava i riti all’Iseo Campense, nei pressi del Panthoen. L’Egitto qui è evocato dal Canopo, che evoca l’omonimo canale del delta del Nilo). E, ancora, teste-ritratto, statue (Venere e Atena, come dire il confronto fra due culture), Adriano in forma divinizzata, Traiano, il predecessore, “Optimus Princeps”, quale lo definirono gli storici antichi, reperti dalla villa di Erode Attico e, infine, il magnifico ciclo statuario del Canopo, dove risalta l’elegante Amazzone di Fidia. Ed anche qui il dialogo fra due culture, rappresentato dal Tevere e dal Nilo (tra i pezzi in esposizione permanente notevole un “Oscillum”).

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  Una mostra che, aldilà del tema adrianeo, merita di esser vista perché è la Villa in sé che lo merita, questo splendido complesso che è uno dei gioielli del Polo Tiburtino (insieme al Santuario di Ercole, Villa d’Este e Villa Gregoriana, senza dimenticare una visita alla Tivoli medioevale). Perché non approfittarne ora, con l’aria mite, magari a Pasquetta, per una bella gita fuori porta?

“Adriano e la Grecia – Tra classicità ed ellenismo” a Villa Adriana fino al 2 novembre.

Tutti i giorni h.9-19, biglietto intero 8 euro, ridotto 4.

 www.villadriana.beniculturali.it   www.coopculture.it 

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