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All’inizio sembrava un semplice focolaio di febbre poi si comprese che quel marinaio napoletano fermatosi nella locanda trasteverina aveva portato con sé il morbo che stava facendo strage nel Regno di Napoli (240mila morti solo nella capitale). L’infezione si era propagata e, in poco tempo, la peste riempì di morti e moribondi il lazzaretto dei Frati Benfratelli all’Isola Tiberina. Venne proibita qualsiasi manifestazione pubblica per timore di contagio ma l’epidemia continuò, uccidendo quasi 15mila romani, oltre 1/6 della popolazione (all’epoca 100mila persone). Poi, ad agosto del 1657, la fine dell’incubo, con le vie della città percorse dalle processioni di ringraziamento.Copyright © 2026 | Theme by La Voce di Tutti



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