Caravaggio e dintorni
Caravaggio e dintorni
di Antonio Mazza
Bisogna ammetterlo, nella storia della pittura c’è un prima e dopo Caravaggio, così come c’era stato un prima e dopo Giotto, questi per aver umanizzato la pittura superando lo schematismo bizantino, quegli introducendo (anzi, facendo irrompere) il concetto di luce che stravolge, drammatizzandola, la pittura d’accademia e manierista. Due rivoluzionari il cui fulcro narrativo è la figura umana nella sua immediatezza, un naturalismo di linguaggio che ancora ci colpisce emotivamente, soprattutto in Caravaggio, la cui violenza espressiva ben la comprendiamo oggi, in questo tempo di totale confusione antropologica (il contraltare è Giotto, un mistico). Caravaggio, come sappiamo, non è un episodio limitato in sé, bensì un punto di riferimento, un protagonista della pittura non solo italiana ma europea, il cui messaggio ne ha influenzato il percorso narrativo e dunque è con reale interesse che si visita “Caravaggio e i maestri della luce”, in corso al Museo Storico della Fanteria. La mostra, a cura di Alberto Bertuzzi e Francesco Gallo Mazzeo, è prodotta da Navigare Srl su iniziativa del Ministero della Difesa – Difesa Servizi S.p.A ,col patrocinio della Regione Lazio e Città di Roma, Assessorato alla Cultura.
Ventitré opere distribuite in sezioni a tema, per meglio evidenziare il messaggio pittorico di Michelangelo Merisi, dove la componente luministica meglio disvela quel realismo figurativo che fu peculiare a lui ed alla sua folta schiera di seguaci. Ecco, in “Scene di genere”, rappresentazioni di vita quotidiana molto in voga nel ‘600, “I giocatori di carte” di Bartolomeo Manfredi e “Scene di taverna” di Valentin de Boulogne che sembrano essersi ispirate alla biografia di Caravaggio, frequentatore dei bassifondi romani. E anche, ma in altro modo, una citazione in “Ragazzo morso da un ramarro”, di Bartholomeus van der Holst, che testimonia dell’influsso europeo del Caravaggio, soprattutto i nordici. E lo constatiamo con Throphime Bigot, il drammatico “La cattura di Cristo”, nella sezione “La religione, tra fede e umanità”, dove opere come “La Sacra Famiglia con San Giovannino” del senese Antiveduto Grammatica e “La negazione di Pietro” di Pietro Paolini riprendono il tema della religiosità caravaggesca, vissuta in chiave assolutamente umana (uno stacco netto da quel gusto agiografico che aveva sino ad allora caratterizzato la rappresentazione sacra: una cifra stilistica anche per il futuro).
Se la luce nella pittura del Merisi oltre che innovazione è anche allegoria, il richiamo ad una ricerca interiore, qui evocata nel delicato “Santa Cecilia e un angelo” di Orazio Gentileschi e nell’incisivo “Maddalena in meditazione” del fiammingo Matthias Stomer, pure l’elemento tragico vi compare in maniera decisa, immagine speculare di una vita inquieta. Ben figurano, quindi, nella sezione “Il dramma e il sangue” le tre versioni di “Caino e Abele” di Bartolomeo Manfredi, Giuseppe Vermiglio e Cecco Bravo, di forte impatto espressivo. Così come “Salomè con la testa del Battista” di Massimo Stanzione e “Giuditta con la testa di Oloferne” di Bartolomeo Mendozzi. Notevole poi l’ultimo capitolo, “Immaginazione e realtà: una nuova categoria del ritratto”, ovvero come il naturalismo caravaggesco abbia praticamente rifondato l’arte del raffigurare i personaggi, andando ben oltre il dipinto di maniera. E qui si distinguono “San Giovannino” di Battistello Caracciolo e “San Pietro penitente” di Jusepe de Ribera, insigni rappresentati della Scuola Napoletana, nonché San Girolamo” di Simone Vouet, “San Sebastiano” di Carlo Saraceni e “Lettura a lume di candela” di Gerrit van Honthorst, noto anche come Gherardo delle Notti, molto attivo a Roma.
E, infine, lui, il Maestro, in uno spazio riservato, “L’incredulità di San Tommaso”, un po’ la summa della visione pittorica del Caravaggio, dove la luce irrompe quasi brutalmente su una scena che nulla ha della accademica sacralità finora imperante ma si esprime in toni umani, terribilmente umani. L’umanità del Dubbio, qualcosa che oggi purtroppo conosciamo fin troppo bene…
“Caravaggio e i maestri della luce” al Museo Storico della Fanteria fino al 7 giugno. Da lunedì a venerdì h.9,30-19,30, sabato, domenica e festivi h,9,30-20,30. Biglietto intero euro 15 festivo 10 feriali, ridotto 10. Per informazioni 3516406043 e info@navigaresrl.com










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