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Gli studi di storia dell’arte, seguiti con passione negli anni del liceo, con una predilezione per il Quattrocento italiano nell’architettura e nelle arti figurative, avevano marcato fortemente i suoi gusti nel senso dell’equilibrio e dell’armonia e, quando l’argomento si affacciava nelle discussioni con amici e colleghi, non mancava di esprimere il proprio disappunto per quello che avveniva in città. Venendo così ad essere sbrigativamente catalogato da interlocutori occasionali e conoscenti come nemico delle attività produttive e potenziale eversore degli equilibri politici costituiti.Copyright © 2026 | Theme by La Voce di Tutti



La macchina che andava a zig zag tra carretti ed asini è formidabile, ma è lo spirito di quegli anni gloriosi che infonde un senso di genuina nostalgia. Con questo non non voglio dire che era tutto bello e buono, tutt’altro, ma le atmosfere di quell’epoca sono indimenticabili
Me li sto gustando uno ad uno queste zumate della mia giovinezza. A settant’anni si gustano più che a venti ed io ne avevo proprio venti quella volta che ci siamo scapicollati verso Acireale su una spider rossa fuoco del riccastro del gruppo. Eravamo in quattro e c’era posto solo per due. Niente carretti e niente asibi, quella volta, invece c’erano molti carabinieri e noi tutti in caserma.
Chi non ha conosciuto la Catania di cinquant’anni e conosce quella di oggi non può nemmeno immaginare il perchè di quell’inestinguibile nostalgia che ancora provano i catanesi che allora erano ragazzi.
Io sono originario di Giardini e nonostante i trent’anni trascorsi in Baviera ed i venti a Roma non mi vergogno di affermare che quella è stata la stagione più bella della mia vita. Ma non perchè ero ragazzo, no, perchè ragazzo ero ma non avevo nemmeno i soldi per andare al cinema o a prendere un gelato. Era quello stare insieme tra di noi che ti faceva stare tranquillo e sicuro, che ti proteggeva e ti dava sicurezza e tranquillità, anche se le cavolate le facevamo ed erano anche toste.
Leggo queste pagine e mi rituffo nel passato e per questo ringrazio l’autore di questi veri e propri squarci su un passato che mi appartiene.
Nel mese di giugno del 1962 ho saltato un esame all’università e me la sono fatta a piedi da Ognina ad Acicastello solo per vedere una ragazza che alla festa di sant’Agata mi aveva sorriso dopo avermi calpestato un piede con un tacco micidiale. Le ho chiesto dove abitava e mi ha detto che la sua casa affacciava a “Bagnaculo” e si è messa a ridere per quel nome buffo. Io le ho detto che sarei andato a trovarla ed ho mantenuto la promessa, ma ero senza macchina e quel giorno l’autobus non circolava.
Ci sono ritornato molte altre volte e dopo qualche anno Rosaria ….è diventata mia moglie.