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	<title>Commenti a: Charlie Hebdo e le voci dal mercato</title>
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	<description>News Arte e Cultura</description>
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		<title>Di: Claudio Nudi</title>
		<link>http://www.newsartecultura.it/index.php/charlie-hebdo-e-le-voci-dal-mercato/#comment-43033</link>
		<dc:creator><![CDATA[Claudio Nudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Feb 2015 18:20:21 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L
La religione islamica ha una caratteristica storica ben specifica, 
quella cioè di essere assai più &quot;rigida&quot; ed univoca della nostra. Il detto coranico è intransigente, e credo che questo si possa dire senza offendere nessuno. La forza dell&#039;Islam, e la sua straordinaria espansione in meno di quattrocento anni dai tempi di Maometto, è stata da sempre quella di credere senza riserve e senza i tentennamenti e le ipocrisie che religioni più &quot;democratiche&quot;, come ad esempio la nostra, consentono, lasciando peraltro spazio ad una sorta di &quot;doppia coscienza&quot; talvolta stupefacente (e qui penso alla processione del santo che si inchina davanti alla casa del capomafia, che certamente non è una perla di amore cristiano). Loro no. Un maomettano, proprio per la sua intransigenza, non avrebbe mai permesso che accadesse una cosa di questo tipo. Come stupirsi, dunque, se chi recita il Corano va su tutte le furie se lo si attacca sul terreno della fede?
Proprio in ragione della sua straordinaria espansione troviamo fedeli di religione islamica un po’ in tutto il mondo. Ma qui si pone un problema: l&#039;Islam non ha un Papa. Non c&#039;è, nella religione islamica, un pastore con attribuzioni di universalità che guidi i fedeli nella lettura e nell&#039;interpretazione delle Scritture, che, come tutti gli antichi testi sacri (inclusi i nostri) in alcuni punti sono indubitabilmente crudeli e violenti, e questo per l&#039;ottimo motivo - e non è colpa di nessuno - che sono stati scritti in epoche crudeli e violente. Ne deriva che il senso della Lettura è affidato ogni volta a persone diverse, animate da intenti diversi e non sempre pacificatori.
L&#039;ultima considerazione è che, travolti dall&#039;angoscia dei fatti, corriamo tutti indistintamente il rischio di fare di tutta l&#039;erba un fascio. Giustamente è stato detto e ripetuto che non siamo di fronte ad una guerra di religione: si tratta piuttosto una guerra contro l&#039;intolleranza e il fanatismo di alcuni che con la loro fede estrema ed ingenua coprono le lotte intestine di gruppi di potere locali e le manovre oscure di servizi segreti deviati e, chissà, forse anche gli interessi nascosti di altri Paesi. Certamente siamo costretti a difenderci; ma forse dovremmo anche astenerci dalla provocazione fine a se stessa, proprio perché la necessità di difenderci da qualcuno non debba diventare una guerra di tutti contro tutti.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>L<br />
La religione islamica ha una caratteristica storica ben specifica,<br />
quella cioè di essere assai più &#8220;rigida&#8221; ed univoca della nostra. Il detto coranico è intransigente, e credo che questo si possa dire senza offendere nessuno. La forza dell&#8217;Islam, e la sua straordinaria espansione in meno di quattrocento anni dai tempi di Maometto, è stata da sempre quella di credere senza riserve e senza i tentennamenti e le ipocrisie che religioni più &#8220;democratiche&#8221;, come ad esempio la nostra, consentono, lasciando peraltro spazio ad una sorta di &#8220;doppia coscienza&#8221; talvolta stupefacente (e qui penso alla processione del santo che si inchina davanti alla casa del capomafia, che certamente non è una perla di amore cristiano). Loro no. Un maomettano, proprio per la sua intransigenza, non avrebbe mai permesso che accadesse una cosa di questo tipo. Come stupirsi, dunque, se chi recita il Corano va su tutte le furie se lo si attacca sul terreno della fede?<br />
Proprio in ragione della sua straordinaria espansione troviamo fedeli di religione islamica un po’ in tutto il mondo. Ma qui si pone un problema: l&#8217;Islam non ha un Papa. Non c&#8217;è, nella religione islamica, un pastore con attribuzioni di universalità che guidi i fedeli nella lettura e nell&#8217;interpretazione delle Scritture, che, come tutti gli antichi testi sacri (inclusi i nostri) in alcuni punti sono indubitabilmente crudeli e violenti, e questo per l&#8217;ottimo motivo &#8211; e non è colpa di nessuno &#8211; che sono stati scritti in epoche crudeli e violente. Ne deriva che il senso della Lettura è affidato ogni volta a persone diverse, animate da intenti diversi e non sempre pacificatori.<br />
L&#8217;ultima considerazione è che, travolti dall&#8217;angoscia dei fatti, corriamo tutti indistintamente il rischio di fare di tutta l&#8217;erba un fascio. Giustamente è stato detto e ripetuto che non siamo di fronte ad una guerra di religione: si tratta piuttosto una guerra contro l&#8217;intolleranza e il fanatismo di alcuni che con la loro fede estrema ed ingenua coprono le lotte intestine di gruppi di potere locali e le manovre oscure di servizi segreti deviati e, chissà, forse anche gli interessi nascosti di altri Paesi. Certamente siamo costretti a difenderci; ma forse dovremmo anche astenerci dalla provocazione fine a se stessa, proprio perché la necessità di difenderci da qualcuno non debba diventare una guerra di tutti contro tutti.</p>
]]></content:encoded>
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	<item>
		<title>Di: Piero Coco</title>
		<link>http://www.newsartecultura.it/index.php/charlie-hebdo-e-le-voci-dal-mercato/#comment-42233</link>
		<dc:creator><![CDATA[Piero Coco]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Feb 2015 13:32:51 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.newsartecultura.it/?p=4502#comment-42233</guid>
		<description><![CDATA[Caro Antonio, è vero, questi popoli sono poverissimi e nulla si fa per aiutarli, magari portando il lavoro in quei territori e non le guerre come sta avvenendo.
Anche io mi associo al coro unanime di condanna per ciò che è accaduto a Parigi, perché come tu dici non si può uccidere in nome di una religione, qualunque essa sia, è sbagliato profondamente.
Pensare che la satira, in nome della loro cultura è un&#039;offesa o uno sgarbo è ugualmente, a mio giudizio, sbagliato.
Da noi la si fa anche sul Papa e nessuno la critica, nelle democrazie occidentali è sempre esistita, certo, aggiungo, occorre dialogare con le comunità islamiche nel reciproco rispetto e lottare con ogni mezzo verso il fanatismo.
Però mi chiedo, caro Antonio, perché abbandonano il loro paese musulmano?
lasciano i loro paesi che definiscono benedetti da Dio in grazia dell&#039;Islam e immigrano verso paesi da loro definiti puniti da Dio e abitati da infedeli.
Emigrare per la libertà, per la giustizia, per il benessere, per l&#039;assistenza sanitaria, per la tutela sociale, per l&#039;uguaglianza davanti alla legge, per le giuste opportunità di lavoro, per il futuro dei loro figli, per la libertà di espressione, perché poi parlano di noi con odio e razzismo; noi credo abbiamo dato tutto quello che non avevano, quindi, devono rispettare tutti e soprattutto le leggi di quei paesi che li ospitano.
Detto ciò, non è che voglio generalizzare perché sono tanti quelli che rispettano le regole, ma in nome di quei pochi fanatici, debbono aiutarci a combatterli.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Antonio, è vero, questi popoli sono poverissimi e nulla si fa per aiutarli, magari portando il lavoro in quei territori e non le guerre come sta avvenendo.<br />
Anche io mi associo al coro unanime di condanna per ciò che è accaduto a Parigi, perché come tu dici non si può uccidere in nome di una religione, qualunque essa sia, è sbagliato profondamente.<br />
Pensare che la satira, in nome della loro cultura è un&#8217;offesa o uno sgarbo è ugualmente, a mio giudizio, sbagliato.<br />
Da noi la si fa anche sul Papa e nessuno la critica, nelle democrazie occidentali è sempre esistita, certo, aggiungo, occorre dialogare con le comunità islamiche nel reciproco rispetto e lottare con ogni mezzo verso il fanatismo.<br />
Però mi chiedo, caro Antonio, perché abbandonano il loro paese musulmano?<br />
lasciano i loro paesi che definiscono benedetti da Dio in grazia dell&#8217;Islam e immigrano verso paesi da loro definiti puniti da Dio e abitati da infedeli.<br />
Emigrare per la libertà, per la giustizia, per il benessere, per l&#8217;assistenza sanitaria, per la tutela sociale, per l&#8217;uguaglianza davanti alla legge, per le giuste opportunità di lavoro, per il futuro dei loro figli, per la libertà di espressione, perché poi parlano di noi con odio e razzismo; noi credo abbiamo dato tutto quello che non avevano, quindi, devono rispettare tutti e soprattutto le leggi di quei paesi che li ospitano.<br />
Detto ciò, non è che voglio generalizzare perché sono tanti quelli che rispettano le regole, ma in nome di quei pochi fanatici, debbono aiutarci a combatterli.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Luciana</title>
		<link>http://www.newsartecultura.it/index.php/charlie-hebdo-e-le-voci-dal-mercato/#comment-41948</link>
		<dc:creator><![CDATA[Luciana]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Feb 2015 16:03:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Un dialogo fra diversi, il confronto può solo aggiungere qualcosa in più... mi sento piccola a scrivere di questo, posso solo dire la mia perché lo stupore e lo sdegno è tanto ed a volte condividerlo fa sentire più leggeri...Io italiana con le mie convinzioni, con le mie tradizioni non posso, attraverso il comprendere, giustificare certi eventi perché mi viene da pensare alle persone, a quei padri, figli, fratelli, di lavoratori che non ci sono più...parliamo di satira, scostumata, scandalosa, ma è pur sempre satira...e lo stesso sottolinearlo sembra dover dare una giustificazione a quello che è accaduto. Io sono un Charlie nel senso che hanno dato in molti, nel senso che credo nella libertà di pensiero, di stampa, nel confronto. E&#039; un giornale che si può scegliere di non comprare. Sarebbe stato diverso se fosse entrato nelle case con l&#039;obbligo di lettura, allora si potrebbe parlare di mancanza di rispetto...idee diverse, posizioni diverse, ognuno con la sua convinzione talvolta presuntuosa. L&#039;isis oggi ne ha fatta un&#039;altra...ancora terrore, ancora paura, ancora estremismo. Cercavano &quot;solo&quot; uno scambio, un punto di vista interessante. Che senso si da alla vita? E all&#039;essere umano? Che bellezza si da al vivere? Ancora stupido e velenoso fanatismo...Quanto si perdono! Non diciamo che sono coraggiosi perché con un&#039;arma in mano si assume subito il potere. Si ha coraggio quando si afferma la propria convinzione senza paura di giudizio, senza presunzione, senza armi. L&#039;isis è un pericolo per tutti perché è come un matto con le bombe in mano che, con le sue ragioni, non fa differenze...]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Un dialogo fra diversi, il confronto può solo aggiungere qualcosa in più&#8230; mi sento piccola a scrivere di questo, posso solo dire la mia perché lo stupore e lo sdegno è tanto ed a volte condividerlo fa sentire più leggeri&#8230;Io italiana con le mie convinzioni, con le mie tradizioni non posso, attraverso il comprendere, giustificare certi eventi perché mi viene da pensare alle persone, a quei padri, figli, fratelli, di lavoratori che non ci sono più&#8230;parliamo di satira, scostumata, scandalosa, ma è pur sempre satira&#8230;e lo stesso sottolinearlo sembra dover dare una giustificazione a quello che è accaduto. Io sono un Charlie nel senso che hanno dato in molti, nel senso che credo nella libertà di pensiero, di stampa, nel confronto. E&#8217; un giornale che si può scegliere di non comprare. Sarebbe stato diverso se fosse entrato nelle case con l&#8217;obbligo di lettura, allora si potrebbe parlare di mancanza di rispetto&#8230;idee diverse, posizioni diverse, ognuno con la sua convinzione talvolta presuntuosa. L&#8217;isis oggi ne ha fatta un&#8217;altra&#8230;ancora terrore, ancora paura, ancora estremismo. Cercavano &#8220;solo&#8221; uno scambio, un punto di vista interessante. Che senso si da alla vita? E all&#8217;essere umano? Che bellezza si da al vivere? Ancora stupido e velenoso fanatismo&#8230;Quanto si perdono! Non diciamo che sono coraggiosi perché con un&#8217;arma in mano si assume subito il potere. Si ha coraggio quando si afferma la propria convinzione senza paura di giudizio, senza presunzione, senza armi. L&#8217;isis è un pericolo per tutti perché è come un matto con le bombe in mano che, con le sue ragioni, non fa differenze&#8230;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Di: antonio mazza</title>
		<link>http://www.newsartecultura.it/index.php/charlie-hebdo-e-le-voci-dal-mercato/#comment-41379</link>
		<dc:creator><![CDATA[antonio mazza]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Jan 2015 19:17:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Caro Luca, è proprio lo scontro di civiltà che bisogna evitare perché sarebbe una catastrofe per tutti. Come fare? Noi siamo noi con quel nostro antico complesso di colpa che ci fa diventare troppo permissivi (vedi il nostro garantismo, spesso esagerato, diciamolo con franchezza) e loro sono loro, con quell&#039;assolutismo socioreligioso che mal si adatta all&#039;integrazione. Eppure bisogna confrontarsi, è un dialogo fra &quot;diversi&quot;: difficile ma imprescindibile in questo mondo globalizzato. E bisogna farlo ora, perché l&#039;Isis è un pericolo non solo per noi ma per lo stesso mondo islamico. La Tunisia secolarizzata è un buon punto di partenza per il dialogo.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Luca, è proprio lo scontro di civiltà che bisogna evitare perché sarebbe una catastrofe per tutti. Come fare? Noi siamo noi con quel nostro antico complesso di colpa che ci fa diventare troppo permissivi (vedi il nostro garantismo, spesso esagerato, diciamolo con franchezza) e loro sono loro, con quell&#8217;assolutismo socioreligioso che mal si adatta all&#8217;integrazione. Eppure bisogna confrontarsi, è un dialogo fra &#8220;diversi&#8221;: difficile ma imprescindibile in questo mondo globalizzato. E bisogna farlo ora, perché l&#8217;Isis è un pericolo non solo per noi ma per lo stesso mondo islamico. La Tunisia secolarizzata è un buon punto di partenza per il dialogo.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Luca</title>
		<link>http://www.newsartecultura.it/index.php/charlie-hebdo-e-le-voci-dal-mercato/#comment-41367</link>
		<dc:creator><![CDATA[Luca]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Jan 2015 16:25:50 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[No caro Totò, io non sono proprio d’accordo!
Bello questo dibattito, molto politicamente corretto e su toni moderati; ma sarebbe possibile in una società islamica (non islamista)? e sarebbe possibile a casa di Abdul? e sarebbe possibile per la sorella di Abdul dire a casa “vi presento il mio ragazzo che si chiama David”?
Certo, non lo nego, anch’io sarei molto preoccupato se mio figlio si presentasse a casa dicendo “mi voglio sposare con Rachida”, considerando le profonde differenze culturali, ma poi non lo defenestrerei dalla famiglia, etc. etc.
Vedete, la cosa terribile di questo 7 gennaio francese è stato il profondo rimescolamento delle coscienze: ci ha obbligato tutti a fare i conti con le nostre convinzioni, quelle più profonde. Alcune a riscoprirle all’improvviso, altre a riconsiderarle.
Le parole chiave “confrontarci, atto blasfemo, nostro errore antico, riflettere, aberrazioni del colonialismo, buon gusto, rispetto reciproco” sono molto belle (lo dico sul serio) ma sembrano celare una nostra profonda debolezza culturale: il fatto di non essere più capaci di essere realmente convinti dei nostri principi. “Abbiamo” questo maledetto senso di colpa di essere gli occidentali colonizzatori, inquinatori, ipertecnologici, assassini di alberi, di animali e di uomini, corrotti, evasori fiscali, etc.
Questo mi ricorda tanto il complesso di colpa di essere stati comunisti, e poi abbiamo visto come è andata. E’ molto probabile che finisca così anche questa volta.
Ma io questi complessi di colpa non li ho, così come non ho quello di essere stato comunista (italiano).
Le vignette di Charlie Hebdo non mi piacevano affatto, così come, in generale, non mi piace la satira che vuol far ridere solo con la volgarità. Ma erano vignette, ed erano scritte su carta. E bruciare la carta o sparare su chi la inchiostra mi evoca vecchi incubi contro i quali mi batterò sempre in modo fermissimo.
Io sono Charlie voleva dire semplicemente Io sono libero di esprimermi e voglio continuare ad esserlo: è ovvio che questa sottigliezza non potesse essere colta da chi si sentiva offeso nel proprio credo religioso. Ma chi si sente offeso nel proprio credo religioso, di solito “da noi” denuncia la cosa alla magistratura, non spara o manda centinaia di migliaia di persone in piazza.
Il mondo occidentale, sì, ha massacrato il mondo e continua a farlo per poter consumare la sua sproporzionata quota di ricchezza. Ma io, molto banalmente, faccio parte di questo mondo, di questa baracca pericolante e vorrei continua a farne parte. Così come, per salvarla, non credo che serva lo scontro di civiltà, non credo neppure che sia utile mostrarsi complessati, deboli, poco convinti di sé.
Noi siamo noi, loro sono loro: dialogo sì, integrazione nì.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>No caro Totò, io non sono proprio d’accordo!<br />
Bello questo dibattito, molto politicamente corretto e su toni moderati; ma sarebbe possibile in una società islamica (non islamista)? e sarebbe possibile a casa di Abdul? e sarebbe possibile per la sorella di Abdul dire a casa “vi presento il mio ragazzo che si chiama David”?<br />
Certo, non lo nego, anch’io sarei molto preoccupato se mio figlio si presentasse a casa dicendo “mi voglio sposare con Rachida”, considerando le profonde differenze culturali, ma poi non lo defenestrerei dalla famiglia, etc. etc.<br />
Vedete, la cosa terribile di questo 7 gennaio francese è stato il profondo rimescolamento delle coscienze: ci ha obbligato tutti a fare i conti con le nostre convinzioni, quelle più profonde. Alcune a riscoprirle all’improvviso, altre a riconsiderarle.<br />
Le parole chiave “confrontarci, atto blasfemo, nostro errore antico, riflettere, aberrazioni del colonialismo, buon gusto, rispetto reciproco” sono molto belle (lo dico sul serio) ma sembrano celare una nostra profonda debolezza culturale: il fatto di non essere più capaci di essere realmente convinti dei nostri principi. “Abbiamo” questo maledetto senso di colpa di essere gli occidentali colonizzatori, inquinatori, ipertecnologici, assassini di alberi, di animali e di uomini, corrotti, evasori fiscali, etc.<br />
Questo mi ricorda tanto il complesso di colpa di essere stati comunisti, e poi abbiamo visto come è andata. E’ molto probabile che finisca così anche questa volta.<br />
Ma io questi complessi di colpa non li ho, così come non ho quello di essere stato comunista (italiano).<br />
Le vignette di Charlie Hebdo non mi piacevano affatto, così come, in generale, non mi piace la satira che vuol far ridere solo con la volgarità. Ma erano vignette, ed erano scritte su carta. E bruciare la carta o sparare su chi la inchiostra mi evoca vecchi incubi contro i quali mi batterò sempre in modo fermissimo.<br />
Io sono Charlie voleva dire semplicemente Io sono libero di esprimermi e voglio continuare ad esserlo: è ovvio che questa sottigliezza non potesse essere colta da chi si sentiva offeso nel proprio credo religioso. Ma chi si sente offeso nel proprio credo religioso, di solito “da noi” denuncia la cosa alla magistratura, non spara o manda centinaia di migliaia di persone in piazza.<br />
Il mondo occidentale, sì, ha massacrato il mondo e continua a farlo per poter consumare la sua sproporzionata quota di ricchezza. Ma io, molto banalmente, faccio parte di questo mondo, di questa baracca pericolante e vorrei continua a farne parte. Così come, per salvarla, non credo che serva lo scontro di civiltà, non credo neppure che sia utile mostrarsi complessati, deboli, poco convinti di sé.<br />
Noi siamo noi, loro sono loro: dialogo sì, integrazione nì.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: antonio</title>
		<link>http://www.newsartecultura.it/index.php/charlie-hebdo-e-le-voci-dal-mercato/#comment-41363</link>
		<dc:creator><![CDATA[antonio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Jan 2015 15:22:02 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.newsartecultura.it/?p=4502#comment-41363</guid>
		<description><![CDATA[Caro Massimo, lungo e soprattutto polemico il tuo commento, ma va bene perché la polemica è il sale della dialettica. Essendo stato chiamato in causa rispondo ai vari &quot;capitoli&quot; del tuo intervento.
1) Quando si parla di &quot;levantini&quot; s&#039;intende generalmente l&#039;area che va dall&#039;Egitto alla Turchia e in parte la Grecia, ma estendiamo pure a tutto il Maghreb. Dici che i miei Abdul fingono? Forse, ma non quelli che conosco io perché negli anni si sono romanizzati: nella forma (un po&#039; ironici, un po&#039; cinici, come siamo noi Quiriti), anche se non nella sostanza, islamici praticanti (durante lo scorso Ramadan, un caldo infernale e loro lì al mercato senza mangiare e bere: li ho ammirati).
2) Citi Jordi Savall, grande musicista, il quale ha attinto al patrimonio melodico di al-Andalus, la Spagna araba, sonorità che hanno inciso nel medioevo musicale europeo. E non dimentichiamo il contributo islamico nell&#039;èra di mezzo, Averroè, Avicenna, i matematici e cartografi arabi, gli splendori della Sicilia fatimida (Siqilya), dove le tre religioni abramitiche convivevano in pace e, infine, i Sufi, che hanno influenzato le tematiche dell&#039;Amour Courtoise, l&#039;Amor Cortese (e forse anche Dante). Una cultura ricca, destinata a ripiegarsi su se stessa con il sovrapporsi della meno raffinata cultura ottomana.
3) Certo, l&#039;Illuminismo, che neanche ha sfiorato una società i cui unici punti di riferimento sono così diventati il Corano e la Shar&#039;ia. Una società statica, ma l&#039;Occidente non ha fatto molto per dialogare, vedi il colonialismo ed i vari intrallazzi delle multinazionali o della Cia e affini. Salvo sostenere élites corrotte al potere ignorando completamente le masse arabe, lasciate all&#039;arbitrio di imam più o meno fanatici, con i risultati che vediamo oggi.
4) La globalizzazione ha toccato solo in superficie il mondo arabo ed islamico in generale ma dentro, come interscambio antropologico e culturale, è penetrato poco o nulla. Non si è riusciti ma, soprattutto, non c&#039;è stata volontà di scalfire quel vischioso conglomerato religione-società che rende quasi tutti i paesi teocrazie più o meno velate (secondo si tratti di sunniti, sciiti, wahabiti, ecc.).
5) Non c&#039;è reciprocità, vero, qui edifichiamo moschee, lì guai a solo parlare di chiese. Bisogna pretenderla ma anche essere noi, Italia, più fermi, non sempre così aperturisti (il fatto, com&#039;è accaduto, che non si faccia il presepe per non turbare il sentimento dei bambini islamici mi fa solo incazzare. Ognuno la sua tradizione).
6) Di sicuro non è con vignette alla Charlie Hebdo che si tesse un dialogo già di per sé abbastanza difficile, soprattutto se pensiamo a cosa fermenta nelle banlieues parigine. E poi, a prescindere dalla (per noi) anomalia islamica, religione-stato, il credere, la fede in sé, è un fatto intimo, troppo intrinseco all&#039;individuo, così che attaccarla diventa spesso un&#039;offesa personale. E, poi, ci sono dei limiti di buon gusto, leggiti l&#039;articolo della Mannoia sul Fatto Quotidiano: anch&#039;io, non credente, mi arrabbio nel vedere una vignetta che il credente giudica blasfema (e qui si riferisce alla figura di Cristo). 
7) Ripeto quello che ho scritto nel mio articolo: educazione e repressione. Ovvero dialogo, perché la Storia la fa l&#039;umanità intera, spesso male e tuttavia la deve fare, è il suo destino. Il dialogo è possibile con la parte meno islamizzata, che tende a separare i poteri, e l&#039;occasione la offre la Tunisia, che della &quot;primavera araba&quot; ha saputo cogliere i frutti. Nella sua costituzione non si fa cenno alla Shar&#039;ia, gli imam sono e restano nelle moschee, la società civile è un&#039;altra cosa. Un&#039;occasione storica da non perdere.
7) E chiudo. Per la repressione controlli più serrati all&#039;interno dei vari paesi e lotta senza quartiere all&#039;Isis, ma non solo, perché, come abbiamo vista, la galassia fondamentalista è diffusa ovunque. Si renda onore ai Peshmerga curdi che difendono i nostri traballanti valori occidentali (forse sarebbe sarebbe il caso di rivederli un po&#039;) e tuttavia non basta distruggere Isis e affini, sterminarli prima che loro sterminino noi, bisogna anche impostare una politica diversa nei confronti del mondo islamico nel suo complesso. E questa è e sarà la cosa più difficile, perché troppo odio è maturato nel tempo. Troppo.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Massimo, lungo e soprattutto polemico il tuo commento, ma va bene perché la polemica è il sale della dialettica. Essendo stato chiamato in causa rispondo ai vari &#8220;capitoli&#8221; del tuo intervento.<br />
1) Quando si parla di &#8220;levantini&#8221; s&#8217;intende generalmente l&#8217;area che va dall&#8217;Egitto alla Turchia e in parte la Grecia, ma estendiamo pure a tutto il Maghreb. Dici che i miei Abdul fingono? Forse, ma non quelli che conosco io perché negli anni si sono romanizzati: nella forma (un po&#8217; ironici, un po&#8217; cinici, come siamo noi Quiriti), anche se non nella sostanza, islamici praticanti (durante lo scorso Ramadan, un caldo infernale e loro lì al mercato senza mangiare e bere: li ho ammirati).<br />
2) Citi Jordi Savall, grande musicista, il quale ha attinto al patrimonio melodico di al-Andalus, la Spagna araba, sonorità che hanno inciso nel medioevo musicale europeo. E non dimentichiamo il contributo islamico nell&#8217;èra di mezzo, Averroè, Avicenna, i matematici e cartografi arabi, gli splendori della Sicilia fatimida (Siqilya), dove le tre religioni abramitiche convivevano in pace e, infine, i Sufi, che hanno influenzato le tematiche dell&#8217;Amour Courtoise, l&#8217;Amor Cortese (e forse anche Dante). Una cultura ricca, destinata a ripiegarsi su se stessa con il sovrapporsi della meno raffinata cultura ottomana.<br />
3) Certo, l&#8217;Illuminismo, che neanche ha sfiorato una società i cui unici punti di riferimento sono così diventati il Corano e la Shar&#8217;ia. Una società statica, ma l&#8217;Occidente non ha fatto molto per dialogare, vedi il colonialismo ed i vari intrallazzi delle multinazionali o della Cia e affini. Salvo sostenere élites corrotte al potere ignorando completamente le masse arabe, lasciate all&#8217;arbitrio di imam più o meno fanatici, con i risultati che vediamo oggi.<br />
4) La globalizzazione ha toccato solo in superficie il mondo arabo ed islamico in generale ma dentro, come interscambio antropologico e culturale, è penetrato poco o nulla. Non si è riusciti ma, soprattutto, non c&#8217;è stata volontà di scalfire quel vischioso conglomerato religione-società che rende quasi tutti i paesi teocrazie più o meno velate (secondo si tratti di sunniti, sciiti, wahabiti, ecc.).<br />
5) Non c&#8217;è reciprocità, vero, qui edifichiamo moschee, lì guai a solo parlare di chiese. Bisogna pretenderla ma anche essere noi, Italia, più fermi, non sempre così aperturisti (il fatto, com&#8217;è accaduto, che non si faccia il presepe per non turbare il sentimento dei bambini islamici mi fa solo incazzare. Ognuno la sua tradizione).<br />
6) Di sicuro non è con vignette alla Charlie Hebdo che si tesse un dialogo già di per sé abbastanza difficile, soprattutto se pensiamo a cosa fermenta nelle banlieues parigine. E poi, a prescindere dalla (per noi) anomalia islamica, religione-stato, il credere, la fede in sé, è un fatto intimo, troppo intrinseco all&#8217;individuo, così che attaccarla diventa spesso un&#8217;offesa personale. E, poi, ci sono dei limiti di buon gusto, leggiti l&#8217;articolo della Mannoia sul Fatto Quotidiano: anch&#8217;io, non credente, mi arrabbio nel vedere una vignetta che il credente giudica blasfema (e qui si riferisce alla figura di Cristo).<br />
7) Ripeto quello che ho scritto nel mio articolo: educazione e repressione. Ovvero dialogo, perché la Storia la fa l&#8217;umanità intera, spesso male e tuttavia la deve fare, è il suo destino. Il dialogo è possibile con la parte meno islamizzata, che tende a separare i poteri, e l&#8217;occasione la offre la Tunisia, che della &#8220;primavera araba&#8221; ha saputo cogliere i frutti. Nella sua costituzione non si fa cenno alla Shar&#8217;ia, gli imam sono e restano nelle moschee, la società civile è un&#8217;altra cosa. Un&#8217;occasione storica da non perdere.<br />
7) E chiudo. Per la repressione controlli più serrati all&#8217;interno dei vari paesi e lotta senza quartiere all&#8217;Isis, ma non solo, perché, come abbiamo vista, la galassia fondamentalista è diffusa ovunque. Si renda onore ai Peshmerga curdi che difendono i nostri traballanti valori occidentali (forse sarebbe sarebbe il caso di rivederli un po&#8217;) e tuttavia non basta distruggere Isis e affini, sterminarli prima che loro sterminino noi, bisogna anche impostare una politica diversa nei confronti del mondo islamico nel suo complesso. E questa è e sarà la cosa più difficile, perché troppo odio è maturato nel tempo. Troppo.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Di: Massimo</title>
		<link>http://www.newsartecultura.it/index.php/charlie-hebdo-e-le-voci-dal-mercato/#comment-41280</link>
		<dc:creator><![CDATA[Massimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Jan 2015 18:06:51 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.newsartecultura.it/?p=4502#comment-41280</guid>
		<description><![CDATA[Ho letto con attenzione l&#039;articolo e tutti i successivi commenti.
i nostri Abdullah dei quali parla il Direttore sono probabilmente diversi dagli Abdula di Francia Gran Bretagna, sicuramente costretti da una serie di regole da rispettare rigorosamente.
Senza nulla togliere al rispetto dovuto ad ogni essere umano che umanamente cerca di migliorare la propria situazione economica, mi sembra che il Direttore sottovaluti due cose:
- il &quot;levantinismo&quot; (termine non a caso indicante un modo di pensare  tipico dei paesi islamici del medio oriente - magherb) che ci deve far pensare che , talvolta, le parole dette dal Levantino non corrispondono a quanto realmente si pensa. Pensa forse il Direttore che il venditore di frutta sotto casa dica :&quot; si sono d&#039;accordo con chi ha sparato su Charlie&quot; ? Mi sembra francamente  ridicolo, oltre che improbabile; ma, e qui sta il punto, come si fa a capire cosa DAVVERO pensa l&#039;Abdullah che ci vende la frutta o ci fa la pizza (ormai meglio dei pizzettari italiani) ?
La distanza tra le nostre culture è troppo grande e, a rischio di sembrarvi ignorante dico : &quot; si sono mediterranei anche loro , ma essere mediterranei prima dell&#039;illuminismo era una pura realtà (Jordi Savall insegna), esserlo allo stesso modo dopo Voltaire non è possibile.....
- la globalizzazione ha indotto una vicinanza finora sconosciuta. mentre per secoli gli europei che andavano nei paesi del medio oriente o del nordafrica (e viceversa) erano gli individui migliori e più intraprendenti (mercanti, artisti, scenziati, viaggiatori, avventurieri, ecc...) , oggi è forse la parte della popolazione meno istruita dei paesi islamici a venire in Europa alla ricerca di una vita migliore.
E qui sta il punto. La nostra Europa di oggi, grazie all&#039;illuminismo, alle rivoluzioni (francese, inglese, americana) e soprattutto al luteranesimo è una Europa che si è scrollata di dosso i fardelli oscurantisti della superstizione, del completo affidamento ad un dio qualunque  arbitro delle vite umane.
E allora, non sopporto tutti quelli che dicono : &quot; si vabbè, ma con le vignette hanno esagerato&quot;,  le religioni non si offendono&quot;; &quot; gioca con fanti e lascia stare i santi&quot; , ecc ecc.
Le vignette pubblicate non offendono, non denigrano, e, anche se lo facessero, l&#039;offesa non è nella vigntta, ma negli occhi (appannati dall&#039;ignoranza) di chi guarda !
Io nel mio mondo voglio poter sorridere, o arrabbiarmi, per una vignetta senza la paura che qualche barbaro possa sparrami.
Le offese possono essere oggetto di denuncia all&#039;autorità civile, non di attentati !
E se nei paesi  islamici l&#039;autorità civile si identifica con quella religiosa, ebbene, allora, non vi è possibile dialogo.
Nessuno dei commentatori ha fatto cenno ad un altro elemento che ritengo importante: quello della reciprocità:
perchè se io vado in Siria , Giordania, Egitto, Marocco (come sono stato per esperienza personale) oppure in Yemen, (dove mi piacerebbe tanto andare) io devo rispettare gli usi e costumi locali, e qui da noi , invece, gli islamici (cittadini francesi e non) non devono rispettare i nostri usi e costumi, compresi quelli relativi alla satira sui giornali ?
Ci siamo dimenticati di quante vignette (dal giornale &quot; Il Male&quot; in  poi) hanno scherzato sul Papa o su Gesù (che, sulla croce si lamentava della democrazia cristiana ???  Ebbene i Papisti si sono offesi, hanno talvolta manifestato (in ogni caso con il viso scoperto) , ma non hanno sparato a nessuno ! E se qualche ultra antiabortista ha addirittura sparato (come ha detto qualcuno degli intervenuti al dibattito), ebbene ciò ha costituito oggetto di processi penali a carico di qualcuno che la gran parte del mondo cristiano ha definito un assassino; d&#039;altra parte invece, quelli che oggi hano sparato sono stati &quot;benedetti&quot; da migliaia di persone che hanno manifestato in una decina di paesi islamici , e questo è intollerabile !
Per quanto riguarda le possibili soluzioni, sarei stupido e presuntuoso se dicesi di averle...
Intanto non so se davvero soluzioni esistano, almeno fino a quando non avremo un Voltaire mulsulmano, un Thomas Jefferson maghrebino, un Lutero arabo.......e francamente la vedo lontana.
Per &quot;mettere una pezza&quot; , intanto nell&#039;immediato alla paura che sta prendendo gran parte delle città dell&#039;Occidente, intanto:
- Cultura (una  bella trasmissione di Radio3 si intitola &quot;Più cultura meno paura&quot; , dunque scuole (magari anche musulmane, ma dove il  Corano si interpreti , come la Torah, e non si impari solo a memoria come nelle madrasse  di Damasco (viste con i miei occhi); giornali, televisioni fatte da noi, magari in arabo , senza lasciare il monopolio della cultura a Al Jahzeera
- Intelligence (non sono per principio contrario agli omicidi mirati (Al Zahiri, al Baghdadi, e simili non sono molto distanti da Goebbels, Himmler, e compari), e poi azioni organizzate al fine di impedire sul nascere eventuali azioni violente
- azioni militari con il minor dispendio (e rischio) possibile per i soldati dell&#039;Occidente]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ho letto con attenzione l&#8217;articolo e tutti i successivi commenti.<br />
i nostri Abdullah dei quali parla il Direttore sono probabilmente diversi dagli Abdula di Francia Gran Bretagna, sicuramente costretti da una serie di regole da rispettare rigorosamente.<br />
Senza nulla togliere al rispetto dovuto ad ogni essere umano che umanamente cerca di migliorare la propria situazione economica, mi sembra che il Direttore sottovaluti due cose:<br />
- il &#8220;levantinismo&#8221; (termine non a caso indicante un modo di pensare  tipico dei paesi islamici del medio oriente &#8211; magherb) che ci deve far pensare che , talvolta, le parole dette dal Levantino non corrispondono a quanto realmente si pensa. Pensa forse il Direttore che il venditore di frutta sotto casa dica :&#8221; si sono d&#8217;accordo con chi ha sparato su Charlie&#8221; ? Mi sembra francamente  ridicolo, oltre che improbabile; ma, e qui sta il punto, come si fa a capire cosa DAVVERO pensa l&#8217;Abdullah che ci vende la frutta o ci fa la pizza (ormai meglio dei pizzettari italiani) ?<br />
La distanza tra le nostre culture è troppo grande e, a rischio di sembrarvi ignorante dico : &#8221; si sono mediterranei anche loro , ma essere mediterranei prima dell&#8217;illuminismo era una pura realtà (Jordi Savall insegna), esserlo allo stesso modo dopo Voltaire non è possibile&#8230;..<br />
- la globalizzazione ha indotto una vicinanza finora sconosciuta. mentre per secoli gli europei che andavano nei paesi del medio oriente o del nordafrica (e viceversa) erano gli individui migliori e più intraprendenti (mercanti, artisti, scenziati, viaggiatori, avventurieri, ecc&#8230;) , oggi è forse la parte della popolazione meno istruita dei paesi islamici a venire in Europa alla ricerca di una vita migliore.<br />
E qui sta il punto. La nostra Europa di oggi, grazie all&#8217;illuminismo, alle rivoluzioni (francese, inglese, americana) e soprattutto al luteranesimo è una Europa che si è scrollata di dosso i fardelli oscurantisti della superstizione, del completo affidamento ad un dio qualunque  arbitro delle vite umane.<br />
E allora, non sopporto tutti quelli che dicono : &#8221; si vabbè, ma con le vignette hanno esagerato&#8221;,  le religioni non si offendono&#8221;; &#8221; gioca con fanti e lascia stare i santi&#8221; , ecc ecc.<br />
Le vignette pubblicate non offendono, non denigrano, e, anche se lo facessero, l&#8217;offesa non è nella vigntta, ma negli occhi (appannati dall&#8217;ignoranza) di chi guarda !<br />
Io nel mio mondo voglio poter sorridere, o arrabbiarmi, per una vignetta senza la paura che qualche barbaro possa sparrami.<br />
Le offese possono essere oggetto di denuncia all&#8217;autorità civile, non di attentati !<br />
E se nei paesi  islamici l&#8217;autorità civile si identifica con quella religiosa, ebbene, allora, non vi è possibile dialogo.<br />
Nessuno dei commentatori ha fatto cenno ad un altro elemento che ritengo importante: quello della reciprocità:<br />
perchè se io vado in Siria , Giordania, Egitto, Marocco (come sono stato per esperienza personale) oppure in Yemen, (dove mi piacerebbe tanto andare) io devo rispettare gli usi e costumi locali, e qui da noi , invece, gli islamici (cittadini francesi e non) non devono rispettare i nostri usi e costumi, compresi quelli relativi alla satira sui giornali ?<br />
Ci siamo dimenticati di quante vignette (dal giornale &#8221; Il Male&#8221; in  poi) hanno scherzato sul Papa o su Gesù (che, sulla croce si lamentava della democrazia cristiana ???  Ebbene i Papisti si sono offesi, hanno talvolta manifestato (in ogni caso con il viso scoperto) , ma non hanno sparato a nessuno ! E se qualche ultra antiabortista ha addirittura sparato (come ha detto qualcuno degli intervenuti al dibattito), ebbene ciò ha costituito oggetto di processi penali a carico di qualcuno che la gran parte del mondo cristiano ha definito un assassino; d&#8217;altra parte invece, quelli che oggi hano sparato sono stati &#8220;benedetti&#8221; da migliaia di persone che hanno manifestato in una decina di paesi islamici , e questo è intollerabile !<br />
Per quanto riguarda le possibili soluzioni, sarei stupido e presuntuoso se dicesi di averle&#8230;<br />
Intanto non so se davvero soluzioni esistano, almeno fino a quando non avremo un Voltaire mulsulmano, un Thomas Jefferson maghrebino, un Lutero arabo&#8230;&#8230;.e francamente la vedo lontana.<br />
Per &#8220;mettere una pezza&#8221; , intanto nell&#8217;immediato alla paura che sta prendendo gran parte delle città dell&#8217;Occidente, intanto:<br />
- Cultura (una  bella trasmissione di Radio3 si intitola &#8220;Più cultura meno paura&#8221; , dunque scuole (magari anche musulmane, ma dove il  Corano si interpreti , come la Torah, e non si impari solo a memoria come nelle madrasse  di Damasco (viste con i miei occhi); giornali, televisioni fatte da noi, magari in arabo , senza lasciare il monopolio della cultura a Al Jahzeera<br />
- Intelligence (non sono per principio contrario agli omicidi mirati (Al Zahiri, al Baghdadi, e simili non sono molto distanti da Goebbels, Himmler, e compari), e poi azioni organizzate al fine di impedire sul nascere eventuali azioni violente<br />
- azioni militari con il minor dispendio (e rischio) possibile per i soldati dell&#8217;Occidente</p>
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		<title>Di: alessandra</title>
		<link>http://www.newsartecultura.it/index.php/charlie-hebdo-e-le-voci-dal-mercato/#comment-41214</link>
		<dc:creator><![CDATA[alessandra]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Jan 2015 22:11:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Caro direttore sono completamente d&#039;accordo con te trovo il tuo atticolo giusto e bello dal punto di vista culturale e umano...questo mondo e fatto di bellissime diversita ad oggi la convivenza risulta &quot;poco facile&quot;e la parola liberta e difficile da gestire certo satebbe bello che un giorno la liberta incontrasse il &quot;rispetto&quot; Alessandra]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro direttore sono completamente d&#8217;accordo con te trovo il tuo atticolo giusto e bello dal punto di vista culturale e umano&#8230;questo mondo e fatto di bellissime diversita ad oggi la convivenza risulta &#8220;poco facile&#8221;e la parola liberta e difficile da gestire certo satebbe bello che un giorno la liberta incontrasse il &#8220;rispetto&#8221; Alessandra</p>
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	<item>
		<title>Di: Carmela</title>
		<link>http://www.newsartecultura.it/index.php/charlie-hebdo-e-le-voci-dal-mercato/#comment-41063</link>
		<dc:creator><![CDATA[Carmela]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Jan 2015 18:53:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Leggendo tutte le considerazioni sopra,e non addentrandomi in discorsi cosi qualificati,in maniera molto semplice mi pongo e pongo una riflessione.
A muovere tutto questo,credo che non siano semplicemente le differenze culturali o religiose  ma altro forse occulto che muove i fili di tutto questo sotto il profilo economico e di potere scaturente
La religione o le sue diversità non possono creare tutto questo,ma una cosa vorrei dire sul rispetto delle differenze culturali o religiose: vi pare che loro facciano altrettanto verso i nostri paese?..Non mi sembra anzi vogliono imporci tutto e questo non mi appare sensato ai fini di un corretto equilibrio altrimenti vi è solo soccombenza e sopraffazione .Ma al di la di tutto credo come per tutte le cose  in medio stat veritas]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Leggendo tutte le considerazioni sopra,e non addentrandomi in discorsi cosi qualificati,in maniera molto semplice mi pongo e pongo una riflessione.<br />
A muovere tutto questo,credo che non siano semplicemente le differenze culturali o religiose  ma altro forse occulto che muove i fili di tutto questo sotto il profilo economico e di potere scaturente<br />
La religione o le sue diversità non possono creare tutto questo,ma una cosa vorrei dire sul rispetto delle differenze culturali o religiose: vi pare che loro facciano altrettanto verso i nostri paese?..Non mi sembra anzi vogliono imporci tutto e questo non mi appare sensato ai fini di un corretto equilibrio altrimenti vi è solo soccombenza e sopraffazione .Ma al di la di tutto credo come per tutte le cose  in medio stat veritas</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: eugenio</title>
		<link>http://www.newsartecultura.it/index.php/charlie-hebdo-e-le-voci-dal-mercato/#comment-40752</link>
		<dc:creator><![CDATA[eugenio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Jan 2015 17:56:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Caro Antonio,
sono perfettamente d&#039;accordo. La libertà di espressione è sacrosanta ma non è una libertà assoluta e al di sopra di tutto.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Antonio,<br />
sono perfettamente d&#8217;accordo. La libertà di espressione è sacrosanta ma non è una libertà assoluta e al di sopra di tutto.</p>
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