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Cinema fantasma

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                                                    Cinema fantasma


di Marco Pasquali


  Roxel Ford alias Francis Kaufmann oltre che avventuriero e presunto criminale era anche un regista e sceneggiatore farlocco, ben inserito nel pittoresco mondo dei “cinematografari” : è riuscito a farsi finanziare dal nostro ministero un film mai girato. Ora una storia di cronaca nera fa scoppiare la bomba e coinvolge le commissioni del Ministero della Cultura e l’allora ministro Franceschini. In sostanza, un avventuriero è riuscito a farsi finanziare con oltre 800mila euro un film mai girato, né era tenuto a mostrare il materiale girato in quanto si trattava di una produzione internazionale e le spese da rimborsare erano in preventivo e non in fattura. Ma tutto questo non avrebbe potuto farlo senza fare a mezzi con un produttore italiano legato al terzo polo della triade, ovvero la Commissione cinema del Ministero della Cultura. Almeno il nome del produttore è noto: Marco Perotti, a capo della romana Coevolutions Srl, che in due anni ha incassato 4,2 milioni di euro di soldi pubblici con tredici progetti, dodici film e un solo set realmente allestito. Ma questa del cinema finanziato dallo Stato è una vecchia storia.

 Chi è anziano si ricorda ancora dell’articolo 28, che attraverso lo sportello del Credito Cinematografico (così si chiamava, senza inutili anglicismi) doveva finanziare il cinema d’autore con anticipi di cassa che spesso coprivano in realtà il costo totale del film. Il regista Silvano Agosti li chiese per due volte e per due volte li restituì, ma fu uno dei pochi, anche perché era padrone dell’Azzurro Scipioni, mentre troppe volte il Ministero finanziava film senza poi saperli o volerli distribuire, col risultato ancora attuale: quei film – quando esistono – li vedono in pochi. Anni dopo – siamo negli anni ’90 – si decise di finanziare meno progetti e convergere su pochi film validi. Questo sfoltì la miriade dei filmetti d’autore ma non cambiò il meccanismo dei contributi pubblici, gestito di fatto da una lobby di produttori, partiti politici e commissioni ministeriali. E se ora non fosse scoppiato tutto per un caso di cronaca nera, forse nessun giornale avrebbe scoperchiato il vaso di Pandora. Ma al netto del circolo chiuso delle commissioni e delle spartizioni politiche va detto che è da sempre strutturalmente inadeguato il sistema di selezione delle proposte: la commissione deve selezionare un progetto di carta privo di immagini e un preventivo di spesa privo di fatturazione. Il sistema francese p.es. è diverso: i soldi vengono dati per ogni singola fase produttiva: un anticipo per lo sviluppo della sceneggiatura, uno successivo per il casting e così via. E’ ovvio che se una fase della produzione poi non viene sviluppata, quella successiva non verrà finanziata. Naturalmente vanno mostrate le fatture, magari gonfiate ma pur sempre documentate e fiscalizzate. Da noi si continua a finanziare progetti a scatola chiusa, salvo scoprire che la scatola è vuota.

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