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In genere, quando si parla di rinascimento pittorico in Italia, si pensa subito alle tre città che erano magnifici quanto spettacolari cantieri d’arte e cioè, partendo dal Nord, Venezia, Firenze e Roma. Da Tiziano a Pontormo a Michelangelo, solo per fare qualche nome (e l’elenco, come ben sappiamo, sarebbe lungo e “corposo”), è un vero e proprio tripudio di bellezza che influenza tutta la cultura europea. Ma, proprio in virtù del suo essere frazionata in regni e ducati, l’Italia, rispetto ad altri paesi, può vantare più “laboratori” (chiamiamoli così) d’arte, più “scuole” che si aggiungono alle tre principali. Per nulla da sottovalutare, come la bolognese, la bergamasca, la genovese e, fra tutte, una delle più interessanti ha il suo centro nel Ducato di Parma.
Di contro Parmigianino si mostra più tendente all’idealizzazione del soggetto, come dimostra il “Ritratto di Lorenzo Cybo”, di virile armonia, ed anche molto attento alla struttura compositiva (un felice “Matrimonio mistico di Santa Caterina con San Giovanni Evangelista e San Giovanni Battista”). In realtà entrambi hanno un fine gusto della composizione, di un realismo “soave e tenero”, per dirla con Stendhal, il Correggio (“Adorazione dei pastori”, “Noli me tangere”, uno splendido “Volto di Cristo”), quasi sognante il Parmigianino (“Madonna di San Zaccaria”, la spettacolare “Conversione di Saulo”, con il cavallo che sarebbe piaciuto a De Chirico). E il paesaggio di sfondo, che affrontano in modo diverso: d’impronta classica, di sapore leonardesco, il Correggio, tutto di movimento il Parmigianino.
Ma è nel disegno che Parmigianino mostra tutta la sua padronanza tecnica unita ad una grande raffinatezza, si vedano “Saturno che divora i suoi figli”, “Studio per la “Madonna dal collo lungo”, una squisita “Testa di Gesù Bambino” e, sorprendente, anche in quanto soggetto poco comune, “Un uomo seduto su uno sgabello, che sostiene una cagna incinta”. Correggio non è da meno, “Venere addormentata”, “Adorazione dei magi”, come pure interessante risulta la produzione – disegni e tele – dei pittori che gravitano nella loro orbita, Giorgio Gandini del Grano, Girolamo Mazzola Bedoli, Michelangelo Anselmi e Francesco Maria Rondani. I protagonisti assoluti sono però sempre Correggio e Parmigianino che, nelle ultime sale, vediamo cimentarsi in raffigurazioni fra mito e storia. Di sapore tizianesco i loro ritratti virili, ma è il Parmigianino che più intriga e se la sua “Lucrezia” è decisamente teatrale, “Pallade Atena” e “Antea” s’impongono per quel tratto nobile ma anche finemente stilizzato.
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