Gli ambulacri del Colosseo
Gli ambulacri del Colosseo
Di Antonio Mazza
“Ecce Roma ipsa insolito tremore concussa est” scriveva il Petrarca in occasione del terremoto che nel 1349 squassò la città, danneggiando monumenti insigni come il Colosseo (“stupenda peregrinis moles”). Nei secoli il fenomeno si ripeté (1703, 1812 le scosse più forti) e l’Anfiteatro Flavio, già danneggiato per l’abbandono seguito alla caduta dell’impero e al fiorire delle calcare dove si fondevano i suoi marmi, perse l’originaria fisionomia. Maestosa testimonianza di un tumultuoso quanto epico passato, luogo cristianizzato che ospitò per lungo tempo le cappelle della Via Crucis dove predicava San Leonardo da Porto Maurizio, il Colosseo ha subito vari restauri, soprattutto nell’800, Valadier e Stern, che hanno operato sul lato est. E qui si è intervenuti nuovamente per ripristinare gli ambulacri meridionali o, meglio, dato che nel tempo un’ala dell’ellisse formata dall’Anfiteatro è scomparsa, le tracce di ciò che era. Un attento restauro conservativo su progetto di Stefano Boeri con la sponsorizzazione tecnica di Mapei per la Cultura, su delibera CIPE n.69 del 2019 che ha destinato i fondi di compensazione metro C al Parco Archeologio del Colosseo.
Per il ripristino dell’antica pavimentazione in travertino degli ambulacri dove, scavando, è riapparsa la struttura originaria, questa è resa fruibile recintandola, mentre nelle parti mancanti si è provveduto a riproporla con travertino proveniente dalle cave di Tivoli. Una serie di plinti di marmo occupa lo spazio un tempo marcato dalle colonne che sorreggevano i fornici dai quali accedeva il pubblico, tutti contrassegnati con numerazione romana. Responsabile unica del progetto, decisamente ambizioso in quanto intende recuperare una memoria antica, è Federica Rinaldi, mentre Barbaro Nazzaro figura come Direttore dei lavori. Lavori che, oltre a recuperare l’antica pavimentazione, sepolta sotto cumuli di detriti, hanno anche permesso di indagare il sistema idraulico, i canali fognari dove sono apparsi reperti di varia natura (una piccola statua, monete, ossa di animali nonché di frutta consumata dal pubblico durante le “venationes” o altri spettacoli.
Ambulacri meridionali del Colosseo, vista dall’alto (Simona Fattori-Parco Archeologico del Colosseo)
In pratica uno scavo stratigrafico il cui risultato è una maggiore leggibilità del Colosseo dal lato di sud est, ricreando la sua “originale geometria”, come si è espressa Alfonsina Russo, Capo Dipartimento per la valorizzazione culturale. Grazie anche all’uso di materiali ecocompatibili reso possibile dalla collaborazione del Parco del Colosseo con l’Università dell’Aquila (un prodotto a base di nanoparticelle di calce in acqua) ed al coordinato lavoro di squadra, è stato possibile restituire al pubblico un’area di 1300 mq. proprio quella parte dove era l’ingresso dell’imperatore e la sua corte. E così “Da oggi visitatori e romani avranno una nuova visione del Colosseo”, e non si può non condividere le parole di Simone Quilici, Direttore del parco Archeologico.
Ps: Senz’altro un’iniziativa lodevole, anche se suscita qualche perplessità quel contrasto fra antico e più che moderno, ma il punto è un altro. Conoscendo come purtroppo c’è un lato assolutamente negativo della città e mi riferisco alla mancanza di educazione civica in molti strati della popolazione, quanto tempo prima che i nuovi plinti diventino luogo di bivacco e la zona si riempia di bottiglie di birra vuote? Incrociamo le dita e concentriamoci solo sulla Bellezza che in questa città per fortuna abbonda.








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