Gli spiriti della luce
Gli spiriti della luce
di Antonio Mazza
“L’omo cià sempre un Angelo Custode/ che l’accompagna come un cagnolino:/ e st’angeletto che je sta vicino/ l’assiste quanno soffre e quanno gode,/ je custodisce l’animo e nun bada/ che a incamminallo su la bona strada”. Il buon Trilussa con la poesia dedicata all’Angelo Custode, che traduce in termini teneri ed affettuosi un sentimento di “presenza” caro a tante generazioni, almeno fino agli ’50-‘60 del secolo scorso, quando un’Italia più smaliziata ha cominciato a sentire le cose in maniera diversa. Tuttavia il culto, anche se smitizzato, permane anche in quest’era digitale e non è solo un fatto meramente religioso, di fede, bensì di rivalutazione direi antropologica (pensiamo alla Via Micaelica, legata al culto di San Michele Arcangelo). Ma nel passato era soprattutto un fatto devozionale, spesso veicolato in forma artistica, come risulta da “Angeli. Messaggeri, Custodi e Viandanti”, ai Musei Capitolini, a cura di Massimo Rossi Ruben e Viviana Vannucci, mostra promossa dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali ed organizzata dal Centro Europeo per il Turismo e la Cultura.
Ma chi è e chi era in origine la figura angelica? Un genio che accompagnava, nel bene e nel male, le creature nel loro cammino terreno, un’entità metafisica dai confini spesso non definiti, capace di metamorfosi improvvise in sincrono con le forze, positive o negative, della natura (vedi i “Jinn” della tradizione islamica). E lo ritroviamo, ad esempio, nelle culture mesopotamiche, come testimonia uno splendido bassorilievo assiro in calcare alabastrino del IX secolo a.C. “Genio alato inginocchiato verso destra”, dal palazzo reale di Nimrud (Iraq). Ma anche il delizioso “Statuetta di Eros addormentato”, scultura in marmo pario del II secolo d.C., parla il linguaggio dei geni, anche se decisamente più umanizzati. Nel Pantheon greco e romano (ed etrusco, naturalmente: le “Lase”) dei e demoni con il loro potere ambivalente (e qui è da citare due belle ceramiche del V secolo a.C, che raffigurano Eros in volo ed una Nike, vittoria alata) prefigurano quello che sarà poi la particolare cosmogonia del mondo cristiano.
Cambia totalmente la prospettiva, alle concezioni politeiste del cosiddetto mondo pagano succede un monoteismo che nella figura angelica stabilisce come un punto di sutura fra umano e divino. E’ nel “De coelesti hierarchia” che Pseudo Dionigi l’Aeropagita, di formazione neoplatonica, indicherà le schiere angeliche, sistema poi ripreso da San Tommaso nella “Summa Theologiaie” che a sua volta influenzerà Dante. “Serafini, Cherubini e Troni. Dominazioni, Virtù e Potestà. Principati, Arcangeli e Angeli”, Tre serie di tre e tre sono i più importanti spiriti celesti: Michele, il “boss”, per così dire, che difende il dogma, custodisce le anime e combatte il drago del Male (il suo culto, iniziato presso i Longobardi, è molto diffuso al Sud con epicentro nel Gargano); Gabriele, l’angelo che reca la buona novella a Maria, in purezza d’intenti, come figura nel soave “Angelo annunziante” (1650) di Carlo Dolci; Raffaele, che supporta gli uomini nelle difficoltà e li accompagna, l’Angelo Custode, appunto, protagonista della magnifica tela del 1610 di Giovanni Antonio Galli detto lo Spadarino, d’influsso caravaggesco (suo anche il plastico “Santa Francesca Romana e l’angelo”, 1630). E sempre l’Angelo Custode figura nel quadro di Pietro da Cortona, 1656, dal forte impatto emotivo (il logo della mostra).
L’angelo è rappresentato o come un bambino, un putto dolcissimo con le alucce che magari fa da corona ad una immagine mariana (il delicato “Madonna con Bambino e angeli entro una ghirlanda”, 1470-80, di Bartolomeo Caporali, scuola umbra) o come un giovane, quasi un adolescente un po’ androgino (“Santa Cecilia con l’Angelo”, 1610, un idillio musicale di Carlo Saraceni, “San Matteo e l’Angelo”, 1622, del Guercino, di robusta struttura). Di certo la figura angelica è un tema ricorrente, spesso inserita in un gruppo, quasi ad aumentarne la sacralità, come avviene per “Sacra Famiglia con Santa Elisabetta, San Giovannino e un Angelo”, 1610, di Orazio Borgianni. E la proclamazione ufficiale fatta nel 1677 da papa Clemente X riguardo la festa degli angeli custodi arricchisce il tema di sempre nuovi apporti. Ad esempio l’intimistico (e assai grazioso) “La Sacra Famiglia con angeli aiutanti”, olio su rame del XVII secolo, ambito della Scuola dei Bamboccianti, e “Annunciazione”, altorilievo in terracotta di Giuseppe M.Mazza (?), seconda metà XVII secolo-inizi XVIII secolo.
Il tema attraversa l’800 anche in maniera romantica, sottilmente drammatica (“I Martiri cristiani portati dagli angeli”, 1855, di Domenico Morelli, decisamente scenografico), per approdare a noi, con tonalità più concettuali, secondo lo spirito dei tempi. Così “L’angelo ribelle su fondo blue cupo” (1951-52) di Osvaldo Licini, “Angelo in gradazione” (2008), di sapore bukowskiano, “San Michele Arcangelo sconfigge il demonio” (2003), un bel bronzo di Ugo Attardi, “L’angelo del Signore” (1994) di Veronica Piraccini, tecnica mista su tela, un’opera singolare, riuscito esperimento di “pittura impercettibile”. E, come corollario, nelle bacheche santini della prima metà del ‘900, la “Carta del pellegrino” Anno Santo 1925, un giornale di classe 1939-40, ricordi dell’insegnamento di religione nelle scuole d’Italia, in tempi di fede spesso un po’ bigotta, diciamolo pure. Infine, come suggello a questa piccola ma stimolante mostra “L’Angelo custode” (1849), ariosa scultura in gesso di Pietro Tenerani, che collaborò con Thorvaldsen. E tutto è dedicato alla memoria di papa Francesco, a un anno dalla scomparsa perché, proprio come gli angeli, nel suo breve percorso pontificale è stato “un ponte fra cielo e terra”.
“Angeli. Messaggeri, Custodi e Viandanti” ai Musei Capitolini fino al primo novembre. Tutti i giorni h.9,30-19,30, per informazioni 060608 e www.museicapitolini.org











le recensioni di Antonio Mazza hanno sempre il merito di stimolare le curiosità, stavolta sul tema particolare della presenza degli angeli nell’arte.
Le belle foto – molto suggestivo l’Angelo Custode dello Spadarino – meritano un’approfondimento del dipinto e delle altre opere dal vivo