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I marmi Torlonia

Varchi la soglia, entri nella prima sala dove sono esposte le opere e l’impatto è incredibile, con quei marmi disposti su tre file, a comporre uno spettacolo che definire “magico” risulta un banale eufemismo. Se già le sculture in sé, busti e ritratti di epoca imperiale (ma molti sono gli originali greci), hanno un loro indubbio fascino, questo viene esaltato dall’impostazione assolutamente scenografica dell’insieme, con le opere distribuite su un pavimento a mattoni in argilla nera, che evoca le costruzioni dell’antica Roma. Un allestimento sobrio, non intrusivo ma in sintonia con il tema della mostra che permette di ammirare una scelta di capolavori (90 su oltre 600) della collezione Torlonia, il cui primo nucleo risale a fine ‘800 poi ampliatosi con nuovi apporti (acquisizione della raccolta Giustiniani e Bartolomeo Cavaceppi, famoso soprattutto come restauratore, scavi nelle proprietà, acquisti sul mercato antiquario).

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Capolavori, appunto, e in questa prima sala che evoca l’originario Museo Torlonia, è un condensarsi di forme e linee purissime. Dal quasi stilizzato ritratto di fanciulla da Vulci a quello come scavato dal tempo di Eutidemo di Battriana e dal vigoroso busto di Settimio Severo a quello dai tratti più delicati di Plautilla. Alcuni esempi che denotano epoche diverse (dal I al IV d.C.) ed un’alternanza di stili dove si fondono, spesso in maniera perfetta, eleganza formale e forza espressiva, documentando peraltro la moda dei tempi (vedi le acconciature femminili). E di squisita fattura è anche l’unico bronzo della raccolta, la statua di Germanico proveniente dalla sabina Cures, la patria di Tito Tazio, uno dei primi re di Roma. Ed è solo l’inizio di un percorso dove il linguaggio del marmo antico s’impone con il suo intrigante potere seduttivo.
E’ la sensazione che accompagna il visitatore nelle cinque sezioni della mostra, uno snodarsi di sale incastrate l’una nell’altra, ricavate nel nuovo spazio di Villa Caffarelli (un tempo sede dell’ambasciata di Prussia) inaugurato per l’occasione. E proprio in tale spirito nella sala dedicata agli scavi Torlonia viene esposto per la prima volta un reperto di grande valore storico, il bassorilievo con la veduta del Portus Augusti. Gli fanno da degna cornice altri splendidi pezzi, come la replica del gruppo di Eirene e Ploutos (Pace e Ricchezza) e due spettacolari sarcofagi, l’uno del centurione Lucius Pullius Peregrinus e l’altro decorato con le Fatiche di Ercole. Una sorta di leitmotiv dell’antichità e infatti lo ritroviamo scolpito intorno ai bordi della grande Tazza proveniente da Villa Albani, proprietà dei Torlonia, e più avanti, nella decima sala, un imponente sarcofago a colonne sul quale è distesa una coppia di defunti.

Da Villa Albani proviene anche un’immagine figurata dell’Odissea, ovvero la statua di Ulisse sotto il montone, di pregevole fattura, e poco distante sono i marmi dello Studio Cavaceppi, comprati all’asta da Giovanni Torlonia (in particolare il sarcofago con trionfo indiano di Dioniso e la Cariatide del tipo Eleusi). Notevole poi la grande sala con 27 opere già della collezione Giustiniani, con busti e ritratti di epoca imperiale, statue (le due eleganti versioni di Iside, quelle di Afrodite e del Satiro in riposo, replica da Prassitele, una severa statua di divinità con peplo, detta Hestia Giustiniani), integrazioni, come si usava in epoca barocca (il fiero caprone la cui testa è attribuita al Bernini e così per una statua di Afrodite). E come non citare altri due splendidi pezzi: l’Artemide Efesia, dea della natura e della fertilità, e il rilievo con scena di bottega dove figurano appesi maiali, oche, polli. Un prezioso documento di vita quotidiana SPQR.
Infine l’ultima sezione, le collezioni di antichità dei secoli XV-XVI. Ecco la superba Tazza Torlonia, un gigantesco cratere con raffigurato un simposio bacchico affiancato, quasi a mo’ di corollario, da una statua di Sileno tipo Cesi in marmo greco. E, ancora, un bel sarcofago strigilato con leoni (oltre a quello con le fatiche di Ercole che ho citato prima) ed alcune opere della collezione del cardinal Cesarini, il cui palazzo fu demolito per mettere in luce l’area sacra dell’attuale Largo Argentina. Si distingue senz’altro il Nilo, perché in basanite, pietra lucente e dura (“ferrei coloris atque duritiae”, così Plinio il Vecchio nella sua “Naturalis Historia”), ma non meno interessanti sono una Venere replica della celebre Venere Medici e la statua di filosofo seduto detto Crisippo Cesarini. E, a suggello di questa splendida mostra (vorrei citare ogni marmo), quasi in dialogo simbolico con un Ercole ricomposto con frammenti di statue antiche ed integrazioni varie (ed è simbolico anche questo) su un tavolo di porfido poggia una copia de “l monumenti del Museo Torlonia di sculture antiche riprodotti con la fototipia”, edizione 1884, il primo catalogo che anticipa i criteri di moderna schedatura museale.
I marmi Torlonia: un bagno nella Bellezza.

“I marmi Torlonia. Collezionare i capolavori”, Musei Capitolini Villa Caffarelli, tutti i giorni h.9,30-19,30, biglietto intero euro 13, ridotto 11, mostra + Musei euro 22, ridotto 20 (21 e 19 per i residenti), spazio espositivo terzo piano ( “Il tempo di Caravaggio”) + Musei + Marmi euro 24, ridotto 20 (23 e 19 per i residenti). Per informazioni 060608 www.museicapitolini.org e www.torloniamarbles.it Da citare senz’altro la maison Bulgari sia come main sponsor della mostra sia per il suo impegno nel restauro dei marmi insieme alla Fondazione Torlonia.

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