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Quando si parla di mondo islamico appare subito evidente la disinformazione che sussiste in merito. Infatti la maggior parte delle persone tende a dare un’etichetta cumulativa, “arabo”, uniformando così una realtà molto più complessa, non solo in senso geopolitico ma etnico, culturale ed anche linguistico. Gli afghani, ad esempio, non sono arabi ma indoeuropei, così come gli iraniani sono persiani e parlano il pharsi, e poi c’è l’Africa musulmana, con i suoi gruppi etnici e le sue tradizioni. Il collante è la religione, ma ogni paese islamico ha sviluppato nel tempo una propria realtà frutto di scambi commerciali e culturali lungo le vie carovaniere o sulle coste. Resta il concetto generale di “Umma”, la grande nazione islamica, dove però tutto appare differenziato, con una sua specificità, come traspare dalla mostra in corso alle Scuderie del Quirinale: “Arte della Civiltà Islamica – La Collezione al-Sabah, Kuwait”, a cura di Giovanni Curatola.

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