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Kimono ovvero l’arte di indossare storie

 di Giusy Criscione

Si è inaugurata ieri all’Istituto Giapponese di Cultura la mostra Kimono, sottotitolo molto significativo: l’arte d’indossare storie perché infatti sia il Kimono femminile che l’haori maschile non sono soltanto abiti per diverse occasioni e differenti classi sociali ma sono pezzi unici che testimoniano una squisita e raffinata cultura e narrano la storia del Giappone.

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La mostra, allestita in collaborazione con il Museo delle Civiltà di Roma ( nuovo polo all’EUR che ha accorpato i quattro musei: Preistorico Pigorini, Arte e Tradizioni Popolari, Museo dell’Alto Medioevo, Museo Orientale di palazzo Brancaccio) espone gli abiti della collezione privata Manavello, pezzi databili tra la fine secolo Ottocento e primi anni Novecento. Suddivisa in quattro sezioni: l’abito fa il monaco, il bambino, il Giappone e il fiore segue quattro momenti narrativi ispirati alla religione all’infanzia alla tradizione e alla natura. Illustrata dalla stessa collezionista, storica dell’arte proprietaria degli eleganti abiti questa selezione di kimoni uomo, donna ,bambino oltre a testimoniare la pregevole manifattura e la perfetta tecnica di realizzazione- tessuti di seta pregiata colori di tonalità tenui e sgargianti dalle sfumature monocrome  a quelle variopinte-manifesta la capacità di fissare sulla tela, a volte con pochi tratti scene di vita, rappresentazioni simboliche e momenti poetici del mondo e della civiltà giapponese.
Nello svelare ma anche nascondendo a occhi indiscreti ,in maniera sobria, quasi cerimoniale partiamo dalla sezione maschile con  i sotto kimono  e giacche per monaci dove un sotto kimono è una veste dipinta con il monte Fuji nelle tonalità del marrone e bianco, completata da una giacca in seta dalle larghe maniche esternamente nera e all’interno un profilo di uomo che rappresenta contemporaneamente una montagna ma anche il monaco Daruma, colui che ha diffuso il buddismo zen in Giappone (Dharma, abbreviazione di Bodhidharma vissuto tra il 470 e il 543 D.C.

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Prime immagini di un mondo che si svela con queste pitture fatte a mano visibili solo se non indossate. Aggiungiamo guerrieri processioni, la tigre ricollegabile alla terra e alla forza rappresentazione simbolica dello yin , contrapposta al drago, ricollegabile all’ acqua, alle nuvole e alla pioggia, rappresentazione dello yang, uniti sono le forze che si equilibrano nell’universo. Davanti ai nostri occhi una superficie pittorica sulla quale l’artista, seguendo differenti tecniche, ci consegna uno spaccato di vita un sentimento uno stato d’animo, un credo.
Passiamo alla sezione bambini e qui troviamo un kimono per la sua prima uscita scintoista, una sorta di battesimo, un abito da cerimonia, elegante austero nero con disegni che si ripetono. Altro abito con un soggetto bellico datato 1931. A un susseguirsi di scacchi in bianco e nero che fanno da sfondo troviamo aerei, eliche, navi, armamenti bellici a testimonianza della potenza in armi del Giappone.
La natura è rappresentata attraverso le stagioni, nella dimensione poetica: il kimono da danzatrice con ventaglio susohiki più lungo degli altri con rinforzo alla base per permettere all’abito di frusciare e compiere volute ,il tema è il bambù con la neve sopra. Il kimono con l’oca e la luna piena. Una veste da uomo con le carpe.
Un kimono sfoderato katsugi kiku per l’alta corte, color viola di seta impalpabile, quando l’imperatore era considerato alla stregua di una divinità e questo colore poteva essere indossato da lui solo.

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A rappresentare il mondo giapponese nella tradizione c’è un kimono da sposa nero e rosso, in Giappone il nero non è mai il colore del lutto, al contrario, arricchito da racemi di fior di pruno, rami di pino e bambù che stanno a significare l’inverno ma anche le prime fioriture di marzo. Termina la collezione un kimono coloratissimo e allegro con ventagli e altri kimoni più recenti con disegni meno tradizionali realizzati con lo stencil e non più dipinti. La mostra è accompagnata da composizioni di ikebana e la sezione dei bambini da aquiloni con maschere del teatro Kabuki.
L’esposizione ha richiamato un folto pubblico sia di appassionati che di curiosi e resterà aperta fino al 19 gennaio 2019

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