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A metà ottobre Don Fefè e Pethra convolarono a nozze all’insaputa di tutti.


Secondo i calcoli della scellerata, a quell’ora doveva già dormire a sonno pieno perché la pasticca di sonnifero, spacciata per vitamina, doveva aver fatto il suo effetto, ma don Peppino da qualche giorno la pasticchetta non la prendeva più perché vecchio, sì, paralizzato alle gambe, pure, ma rimbambito proprio no.Copyright © 2025 | Theme by La Voce di Tutti



la Reggiani a teatro ne ha fatto uno spettacolo delizioso ,delizioso per noi spettatori ma non per l ipotetico padrone di casa meno fortunato , meno oculato di don Fefe….
Questa Badante e questo Don Fefè fanno venire in mente un motto del filosofo Francesco Bacone, che suona più o meno così: «Non i felici e fortunati sono per questo riconoscenti e grati. Sono invece i riconoscenti e grati ad esser di conseguenza felici e fortunati». In altri termini, solo chi è innanzitutto virtuoso può sperare la felicità, al contrario di chi invece pretende la felicità, avendo fatto poco o nulla per meritarsela.
In questa storia (certamente inventata di sana pianta, dato che Enzo Movilia, con garbata ironia letteraria, si premura fin dall’inizio di assicurare il lettore del contrario) da una parte la compagnia dei maschietti, Don Fefè e compari, crede che la morte di una moglie equivalga alla perdita di una badante e, viceversa, l’assunzione di una badante all’acquisto di una moglie. Ma l’amore e le persone si possono comprare? Dall’altra parte, la presunta badante sostituisce la parte con il tutto, ossia la prestazione di un servizio con la dignità personale: in verità, la prima ha un prezzo di mercato, la seconda è inalienabile.
Vecchiaia, solitudine, malattia, povertà, per quanto dolorose possano essere, non giustificano l’irresponsabilità, la miseria morale e soprattutto la mancanza di «prudenza», quest’ultima intesa in senso etimologico, come capacità di «provvedere e prevedere» [pro-videre = vedere davanti a sé, nel futuro, e di conseguenza provvedere]. Ciò vale sia nel caso di Don Fefè, magari per aver letto solo giornali sportivi nel corso della sua lunga vita, sia nel caso dell’avvenente badante, per non aver capito che la furbizia non è di casa solo in Russia.
Coerente con gli pseudo-valori oggi imperanti, sulle prime Don Fefè appare prudente, ma solo in senso negativo: egli si limita ad opporre resistenza, si mostra avverso al rischio individuale. Il pensiero politico ed il pensiero economico oggi dominanti si danno molto da fare per ridurci tutti a Don Fefè. Quanto alla badante, il pensiero tecnologico in perfetta sinergia con gli interessi di mercato il pensiero tecnologico ci sta già lavorando e speculando sopra: «La badante tuttofare è un robot e si chiama CORO: fa la spesa, dà le medicine, parla» [titolo del quotidiano «La Nazione», 15.12.2015].
La filosofia classica ci ha invece tramandato un’idea di prudenza inscindibile dall’idea di comunità. In senso positivo, prudenza equivale a saggezza, capacità di governare le passioni e di orientare l’azione al perseguimento di un bene comune di tipo universale.
Quando l’economia, la politica, la scienza, la tecnologia imboccano questa china, prima o poi spunterà fuori un racconto scomodo e inquietante, come questo di Movilia, per suonare la sveglia e abbattere la passività: siamo proprio sicuri che tra il rassegnato Don Fefè e l’avveniristica badante CORO non esistano alternative?
Alternative serie, etico-politiche, all’insegna della prudenza, non già dell’italica furbizia.