La cripta delle meraviglie
La Cripta delle meraviglie
di Antonio Mazza
La Crypta Balbi, ovviamente, uno dei quattro poli del Museo Nazionale Romano, da tempo cantiere aperto al pubblico dove l’accurato lavoro di scavo riserva continue sorprese. Un work in progress sempre più intrigante in quanto permette di indagare su un livello di stratificazioni che partono dall’età repubblicana ed attraversano il medioevo ed il rinascimento. Sui resti interrati della crypta e del teatro nel tempo sono sorti palazzi, botteghe, un convento, così che oggi, in merito al cantiere di scavo, si può parlare di archeologia urbana. Leggere ed interpretare una densa pagina di storia romana iniziata a scrivere nel 13 a.C., quando Lucio Cornelio Balbo volle edificare in Campo Marzio, regio IX, Circus Flaminius. Tutto questo, stratificazioni in crescendo, è stato reso visibile al pubblico nell’anno passato, ogni sabato mattina da luglio a settembre, raggiungendo il numero record di 2.115 visitatori. E ora si replica, dal 18 febbraio, ma andiamo per ordine.
Nel corso della conferenza stampa di presentazione del programma 2026, Federica Rinaldi, Direttrice del Museo Nazionale Romano, Edith Gabrieli, Direttrice generale del Vittoriano e di Palazzo Venezia, l’archeologa Antonella Ferraro, direttrice scientifica dello scavo, e l’architetto Saveria Petillo, hanno parlato dei lavori attualmente in corso e del “coinvolgimento attivo” del pubblico. Il cantiere come luogo aperto dove la musealizzazione non si esaurisce in sé, ovvero ben delimitata nello spazio-museo, appunto, ma si stabilisce un dialogo con i visitatori, una sorta di interazione che rende più dinamica la fruizione della Crypta e del cospicuo materiale rinvenuto. Quindi una situazione particolare, del tutto inedita per quanto riguarda le campagne di scavi a Roma, che vede impegnate anche le restauratrici Debora Papetti, Fabiana Cozzolino, Simona Nobili. Importante poi il video realizzato per il Museo da Light History con la regia di Mirka Milo che traccia il profilo storico del sito nel racconto di Daniele Manacorda e Federico Marrazzi.
Il crollo della facciata del portico di età adrianea e successivo intervento di messa in sicurezza hanno permesso di approfondire la ricerca che ha portato al recupero delle fondazioni di una struttura articolata in nicchie semicircolari e rettangolari. Siamo nella fase tardorepubblicana o inizio augustea e l’ipotesi è che si tratti del “temenos”, il recinto sacro del tempio che era collegato al teatro di Balbo (Filippo Coarelli propende per il culto di Vulcano). Demolito causa i danni dell’incendio dell’80 d.C. in età adrianea non venne ripristinato ed alcuni reperti, come le antefisse e una testina maschile, ci riportano a quel periodo. Ma altre reliquie del passato sono affiorate dagli strati che si sono sovrapposti, come le sepolture all’interno di grandi anfore africane, V secolo d.C., rinvenute nelle cantine del Conservatorio delle Vergini Miserande e pericolanti o Conservatorio delle Zitelle istituito nel 1537 da Sant’Ignazio di Loyola per tenere le fanciulle lontane dalla strada. Ancora altre sepolture, come una tomba a fossa a pianta ovale che, per le sue caratteristiche, doveva ospitare un personaggio di rilievo, e, naturalmente, testimonianze d’età repubblicana (un “bothros”, fossa votiva con corna di animali) e imperiali (teste, statuine, capitelli).
Un patrimonio sommerso che esce dall’oblio e diverrà uno spazio polifunzionale dove avverrà il momento di condivisione con il pubblico. E questo avverrà anche con passerelle volte a creare percorsi per meglio comprendere le stratificazioni della Crypta Balbi. In parallelo il ciclo di conferenze che documentano lavori e restauri, non solo qui ma anche alle Terme di Diocleziano e palazzo Altemps. Un 2026 molto vivace, dove archeologia e sensibilità cittadina troveranno un comune (e stimolante) spazio di “condivisione”.
Le conferenze hanno inizio il 18 febbraio, alle h.17. Ingresso libero nel limite dei posti disponibili, tramite prenotazione a www.ilmuseositrasforma.eventbrite.it
Per informazioni www.museonazionaleromano.beniculturali.it










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