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“Folia es una cierta danza portuguesa de mucho ruido”. Così nel “Tesoro de la lengua Castellana” pubblicato a Madrid nel 1611 da Sebastian de Covarrubias Horozco viene definita quella che, oltre ad essere una danza piuttosto esagitata, racchiude in sé i germi della follia. Ma da intendersi non alla lettera, nel senso di delirio schizoide, bensì, ed è lo stesso Sebastian, a specificarlo, come frenesia, vanità: “que tiene cabeza vana”. E questa danza e la musica di contorno, che ne è la causa scatenante, trova somiglianze altrove in Europa, quasi ci sia un comun denominatore. E in effetti c’è, soprattutto nell’area mediterranea, Napoli in particolare, tanto che Jean-Jacques Bouchard, nel suo “Voyage a Naples” (1632), scrive che “Tous les Napolitains sont estrangement escervelez, et ont tous un grain de folie”. E, per osmosi, la città partenopea essendo capitale del viceregno spagnolo, assorbe quello che proviene dalla penisola iberica e, al contempo, si dona generosamente.Copyright © 2026 | Theme by La Voce di Tutti



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