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La Maddalena fiorentina

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                                                       La Maddalena fiorentina

di Antonio Mazza

  Piero di Cosimo, insigne pittore della Firenze medicea, vissuto in piena rinascenza (1461-1521), in un momento di transizione verso l’epoca barocca e perciò intriso dei turgori artistici del suo tempo (la potenza di Leonardo, la dolcezza del Lippi e del Ghirlandaio, un che di fiammingo nei tratti) e nel contempo proiettato verso un linguaggio nuovo. Pittore geniale ma anche di carattere umbratile, poco incline alla compagnia, “et era similmente tanto amico della solitudine, che non aveva piacere, se non quando da sé solo poteva andarsene fantasticando e fare suoi castelli in aria”, come scrive Vasari nelle ”Vite”. Ed anche collerico e insofferente, soprattutto dopo la morte del suo maestro, Cosimo Rosselli (“non voleva che le stanze si spazzassimo, voleva mangiare all’ora che la fame veniva, e non voleva che si zappasse o potasse frutti dell’orto”). Un caratteraccio, dunque, eppure ci ha lasciato capolavori come la “Madonna col Bambino, angeli e santi” conservata a Firenze o la Maddalena che dà il titolo alla mostra, a cura di Edith Gabrielli con la consulenza storica di Fernanda Alfieri, Serena Galasso e Isabella Lazzarini.

"Libro d'ore" XV secolo.

“Libro d’ore” XV secolo.

  Ottima scelta perché quella figura riassume in sé lo status sociale della donna fiorentina del XVI secolo, l’abbigliamento, l’acconciatura, gli oggetti intorno a lei: un profilo d’insieme che l’accompagna fin dai primi anni. Ed ecco oggetti di uso domestico, come un “Asciugatoio”del XV secolo, il cui semplice design lo rende molto moderno, ma parliamo di un’epoca nella quale il destino della donna era già scritto dalla nascita. Secondo il catasto fiorentino del 1427 il 6,5% delle ragazze oltre i 14 anni era destinata al monastero e, per il resto, si presume che almeno il 57% lo fosse al matrimonio che, ovviamente, era di convenienza (economica o politica o entrambe). Alle donne era comunque demandata la tutela della casa e spesso aiutavano il marito nel commercio o altro, come testimoniano le lettere, vedi Lucrezia Tornabuoni a Lorenzo il Magnifico, o la tenuta del libro dei conti, Ginevra Brancacci, attiva dal 1471 al 1499, ed anche il “Libretto di spese e ricordi” (1528-32) di Nannina Alamanni. Questo l’aspetto laico mentre, per quanto riguarda il mondo di clausura, da citare “Lettera a Lorenzo De’ Medici da Lisa dei Baldovinetti  badessa del convento delle clarisse di San Giovanni in Pistoia”.

"Cassone nuziale" XV secolo.

“Cassone nuziale” XV secolo.

  La dote matrimoniale, fornita dal padre o da chi aveva in cura la ragazza, unita ai doni dello sposo, era proporzionale al lignaggio della maritanda. Di sicuro vi figura il cassone nuziale, come quello in esposizione, XV secolo, con decorazioni a pastiglia. E poi, ovviamente, l’anello, presente con un esemplare del XV secolo, con mani in fede. Notevoli la “Ciotola da puerpera con decoro a foglie di prezzemolo”, la “ciotola con bambino fasciato”, “”Albarelli e unguentari”, tutte ceramiche di Montelupo Fiorentino, XV e XVI secolo. Importante poi la devozione domestica, come documentano i vari “Libri d’ore” miniati fine ‘400, di finissima fattura, in particolare Attavante degli Attavanti. Ed altri oggetti usati a tal fine, quali “Madonna con Bambino e angeli” (1415-20) di Michele Niccolò Dini, di scuola ghibertiana, terracotta policroma. O “Adorazione del Bambino con San Giovannino e angeli cantori” (XV secolo) di Benedetto Buglioni, allievo di Andrea della Robbia, un bel tondo in terracotta invetriata policroma. Nonché due sfarzosi tessuti figurati: “Incredulità di san Tommaso” e “Incoronazione della Vergine”, XV secolo. E l’abbigliamento?

Ciotole secoli XV-XVI, ceramiche di Montelupo Fiorentino.

Ciotole secoli XV-XVI, ceramiche di Montelupo Fiorentino.

  Più o meno secondo il reddito, modesto o con sfarzo, come i velluti ricamati, “Lampasso con motivo dell’Ordine del Toson d’Oro” (prima metà del XVI secolo: il lampasso è un tessuto pregiato a doppio ordito). E in velluto, tagliato operato a più corpi di colore; seta, una splendida “Scarsella”, fra i pezzi più interessanti della mostra. Tipica borsa medievale e rinascimentale da tenere al collo o appesa al fianco ove riporre il denaro, ci è ben nota per tutta un’iconografia del pellegrino diretto a Santiago o in cammino sulla via Francigena. E, nell’ultima sala, lei, la Maddalena nel suo serafico splendore, umile ma al contempo consapevole di sé, subordinata al potere maschile ma anche funzionale alla vita domestica e sociale. Nella riforma dello statuto fiorentino del 1352 si parla appunto della presenza femminile nel campo manifatturiero (in particolare lana, pilastro dell’economia locale), presenza che, in merito alle classi più agiate, considera anche l’insegnamento (vedi Lucca). E’ il risveglio della Rinascenza e la Maddalena già sta maturando un’individualità che gradualmente farà di lei non più oggetto ma soggetto della Storia.

"Scarsella" XV secolo.

“Scarsella” XV secolo.

“La Maddalena di Piero di Cosimo: arte, storia e vite di donne nel Rinascimento fiorentino” a Palazzo Venezia fino al 5 luglio. Tutti i giorni h. 9,30-19,30, biglietto euro 18, comprensivo del Museo. Per informazioni www.vive.cultura.gov.it/it/

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1 Commentoa“La Maddalena fiorentina”

  1. Antonella // 2 giugno 2026 a 9:30 // Rispondi

    Interessante, spero di riuscire a vederla, un modo chiaro di scrivere e comunicare. Grazie

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