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La Misericordia nell’arte

BUON SAMARITANOA metà dell’anno giubilare indetto da papa Francesco, si è inaugurata a Roma la mostra intitolata “La Misericordia nell’arte”, ospitata nei Musei Capitolini (nelle sale a piano terra del Palazzo dei Conservatori, un tempo utilizzate dalle corporazioni di mestiere) dal 31 maggio al 27 novembre 2016. Il Comune di Roma ha voluto contribuire a diffondere il tema di questo Giubileo perché Roma, come ha ricordato il Sovrintendente Capitolino Claudio Parisi Presicce nella presentazione alla stampa, “fin dalle origini ha avuto una vocazione per l‘accoglienza e la carità, a partire dal pastore Faustolo che si è preso cura dei due mitici gemelli Romolo e Remo”.

Significativo è pure il racconto della cosiddetta Caritas romana, riportato dallo storico Valerio Massimo, che vede protagonista la giovane Pero, che va a trovare il padre incarcerato Cimone e lo nutre al seno col suo latte. Episodio questo che ha avuto una sua fortuna artistica e che è raffigurato in mostra in un dipinto di Bartolomeo Manfredi del 1605, anche se è molto più noto il dipinto di Caravaggio Le sette opere di Misericordia (illustrato in mostra in un pannello didattico), commissionato dal Pio Monte di Misericordia di Napoli. Il Merisi ha raffigurato con aspro realismo la “Carità romana” (nel duplice significato di nutrire gli affamati e visitare i carcerati), ambientandola in un vicolo buio insieme alle altre opere di misericordia corporali e sotto le ali protettrici di due angeli che affiancano nel cielo la Madonna, ovvero la Madre che fa da tramite tra gli uomini misericordiosi e Dio.Altro celeberrimo dipinto assente è il Polittico della Misericordia di Piero della Francesca, conservato a Borgo San Sepolcro e inamovibile per la sua fragilità. Sono comunque in mostra 27 capolavori artistici suddivisi in due sezioni, la prima delle quali è dedicata al motivo iconografico della “Mater Misericordiae”, ovvero la Madre che protegge i fedeli accogliendoli sotto il suo manto.

Misericordia di AssisiIl suo culto nasce nell’alto Medioevo (anche se il termine è più antico) ed è legato alle confraternite che recavano assistenza ai bisognosi. Si racconta che l’immagine della Madonna del Manto sia dovuta a una visione di San Bonaventura da Bagnoregio e utilizzata per la prima volta dalla confraternita dei Raccomandati (fondata forse nel 1246), ma in realtà la si trova già prima nel mondo orientale bizantino. L’immagine guida della mostra è la Madonna dei Raccomandati di Orte (opera di Cola di Orte, 1500-1503), che raffigura sotto il manto Papa Alessandro VI Borgia e la sua corte. Dalla Pinacoteca Comunale di Assisi proviene l’immagine della Madonna del Gonfalone (1462) della confraternita di Santa Maria del Vescovado, che accoglie sotto il suo mantello i confratelli con il saio bianco e i due santi intercessori Francesco e Chiara. La presenza di confratelli con il saio caratterizza anche la Madonna della Misericordia proveniente da Montalcino, opera di Vincenzo Tamagni (1527), come pure quella di Jacopo Zanguidi detto il Bertoja (1564), proveniente da Parma. Meno affollata di personaggi è quella dipinta dal Perugino (da Bettona, 1512-13), che mostra i santi Stefano e Girolamo e due committenti.

Le “Sette opere di misericordia corporali” (dar da mangiare agli affamati, dar da bere agli assetati, vestire gli ignudi, alloggiare i pellegrini, visitare gli infermi, visitare i carcerati, seppellire i morti) sono il tema della seconda sezione espositiva. Sono tutte enunciate da Cristo nel Vangelo di San Marco, tranne la settima, codificata successivamente, tant’è che nel battistero di Parma Benedetto Antelami ha raffigurato solo le prime sei. Anche in questo caso viene spontaneo pensare alle confraternite che si occupavano di dare assistenza ai poveri, agli infermi e ai condannati. L’adesione dei partecipanti era tutt’altro che formale: le iscrizioni e le innumerevoli memorie conservate nelle loro sedi ricordano con insistenza come tutto in esse fosse dovuto all’iniziativa dei confratelli, animati da un forte spirito di emulazione e collaborazione e da un sentimento della chiesa intesa come centro di vita sociale, nella quale si annullava ogni differenza di censo o di nascita. Senza dilungarsi sulla loro storia, si può ricordare che ad esse è dovuta la nascita di importanti ospedali, come il San Giovanni o il Santo Spirito a Roma, come pure ospizi e centri di assistenza per ragazze madri.

San Camillo

Un grande dipinto a olio di Pierre Subleyras del 1746 raffigura “San Camillo De Lellis che mette in salvo gli ammalati dell’Ospedale di Santo Spirito in Sassia durante l’inondazione del Tevere del 1598” (Museo di Roma). Scrive su quest’opera Rossella Leone nel catalogo: “L’artista concepisce un’immagine di grande efficacia pedagogica e devozionale, interpretando a pieno lo spirito del magistero di Camillo, celebrato dai biografi come vir misericordiae. In questa sezione non mancano certo i nomi di altri celebri pittori, che si sono cimentati con le opere di misericordia, tra cui Guido Reni con la Carità cristiana (Firenze, Galleria Palatina 1603-07), Mattia Preti con il Buon Samaritano (collezione privata, metà del XVII secolo), Sebastiano Conca con Cristo e la Samaritana al pozzo (Ariccia Palazzo Chigi, 1710), Gioacchino Toma con Luisa Sanfelice in carcere (Napoli, Museo di Capodimonte, 1874).

Sono presenti anche due sculture: un altorilievo in marmo di Carrara di Pietro Bernini, San Martino divide il mantello col povero (Napoli, Museo San Martino 1595-98) e il San Rocco in argento dello scultore Giuseppe Sanmartino (1793, da Ruvo di Puglia) che simboleggia l’accoglienza ai pellegrini.

Madonna dei Raccomandati - Orte

“La Misericordia nell’arte. Itinerario giubilare tra i capolavori dei grandi artisti italiani”
a cura di Maria Grazia Bernardini e Mario Lolli Ghetti
Roma . Musei Capitolini, Palazzo dei Conservatori
31 maggio / 27 Novembre 2016
Orari: tutti i giorni 9,30-19. La biglietteria chiude un’ora prima
Biglietto: intero € 13; ridotto € 11
Info: tel.060608
Catalogo Gangemi

 

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