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E’ istintivo, innanzi allo spettacolare acrilico e oro su tela che copre un’intera parete di Palazzo Cipolla, pensare a Hieronymus Bosch, “Il giardino delle delizie”, per una certa analogia con quel fantasmagorico caos figurativo. Ma è solo una folgorazione, perché “La nave dei folli” della milanese Patrizia Comand, pur ispirandosi al passato, all’omonimo testo di Sebastian Brant, pubblicato nel 1494 ed illustrato, fra gli altri, da Albrecht Durer, vive di una sua vita autonoma. E’ vero, si presenta come una sorta di parafrasi di un tema antico e tuttavia, analizzando l’opera nei suoi particolari, ci si accorge subito di come sia ben proiettata nel presente.
Che, come abbiamo visto, ha una forte valenza etica. Ad esempio il pannello “Dei buoni ministri”, con il notabile che procede imparruccato e pomposo su una sorta di carriola trainata da una lumaca, mentre la Commare Secca, come chiamiamo a Roma la morte, gli regge il mantello, a rammentargli la sua nullità. E l’immagine utopica del Buon Governo sfoca nei versi di Sebastian Brandt, “Molti son impazienti di arrivare/ quale prima e quale dopo a comandare/ che pure di diritto nulla sanno”. E’ la saga del Potere che celebra se stesso, ben lungi da qualsiasi implicazione sociale, la cui immagine speculare troviamo nel disegno “Dell’autocompiacimento”, con la sua grottesca immagine maschile che trasuda narcisismo (la selva di specchi).
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