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La piramide del ricco epulone

  Solo 330 giorni per costruire quel sepolcro in forma di piramide che, nella Roma del 12 a.C., sorgeva a poca distanza dalle mura serviane (Porta Lavernalis era due passi e se ne conserva il toponimo nella via). 36,40 di altezza per 29,50 di base sui quattro lati, struttura in opus caementicium con cortina di mattoni e coperture di lastre in marmo lunense, camera sepolcrale con volta a botte di circa 23 mq. e decorazioni a fresco del cosiddetto terzo stile pompeiano.

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Tali le coordinate di un monumento unico a Roma anche se, fino al XV secolo, ne esisteva uno analogo nei pressi del Vaticano, la “Meta Romuli”, distrutta durante il pontificato di Alessandro VI  per la sistemazione dei Borghi.

  Il gusto egittizzante si diffuse a Roma con la venuta di Cleopatra, nel 46 a.C. e lo stabilirsi nell’Urbe di una comunità di egiziani che aveva il suo centro religioso nell’Iseo Campense, alla Minerva. In breve divenne una moda ed i romani più abbienti ambivano ad una sepoltura degna dei faraoni, come Caio Cestio, il ricco epulone che volle il suo sepolcro in guisa di piramide. Successivamente inglobato nelle mura severiane ne diventò un naturale bastione difensivo, come nel 1410, durante gli scontri fra le truppe napoletane di Ladislao d’Angiò e quelle romane sullo sfondo della lotta fra papi e antipapi. In tempo di pace i bombardieri della compagnia di Castel Sant’Angelo lo usavano come cortina sulla quale testare i loro fuochi durante il Carnevale di Testaccio.

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  Nel tempo la piramide che il Petrarca immaginò fosse il sepolcro di Remo, ebbe un radicale restauro sotto Alessandro VII, ma le erbe infestati, oltre alle intemperie ed allo smog cittadino, la minacciavano seriamente finché è intervenuto Yuzo Yagi, il munifico sponsor giapponese che le ha ridato nuova vita. Ed eccola ora, bagnata dal caldo sole primaverile, offrirsi in tutta la sua geometrica eleganza in quell’angolo di Roma fra i più suggestivi, racchiuso fra la malinconica bellezza del cimitero acattolico e la rude energia di Porta Ostiense. Ma non solo fuori è tornata al primitivo splendore, il restauro ha curato anche l’interno, la cella sepolcrale violata in epoca antica dove sulle pareti a riquadri figurano ninfe e vasi lustrali e, in alto, ai quattro lati della volta a botte, quattro Nike o Vittoria alata in atteggiamento trionfale (ad onore dell’illustre estinto, Caio Cestio).l-ipotesi-pedonalizzazioneper-nuova-piramide-cestia-2735579[1]

  Un sentierino in basolato antico conduce all’ingresso che papa Alessandro VII fece aprire nella piramide, essendo questa sigillata nel modo egizio (Antonio Bosio vi si calò dall’alto, nel 1634).  Sulla parete ovest un ricordo triste, i segni di pallottole di una fucilazione avvenuta durante la guerra, probabilmente civili o militari fucilati dai nazisti dopo la battaglia di Porta San Paolo. E’ storia, purtroppo, come un’incisione all’ingresso, un martello, evocante il periodo in cui qui si celebravano prima riti esoterici e poi massonici. Infine, entrati, dopo aver percorso un corridoietto a soffitto basso, sbuchiamo nella sala sepolcrale, non molto ampia, come già detto, dove si possono ammirare gli affreschi con le loro raffigurazioni e le firme e disegni lasciati da visitatori del passato.

  Il recupero di un prezioso tassello della complessa storia romana è un dono che Yagi-san, per dirla alla giapponese (in senso onorifico e se lo merita), ha fatto all’Italia e a Roma in particolare, che ama come tanti suoi connazionali qui residenti. Yuzo Yagi si stabilì nel nostro paese nel 1971, a Milano, fondando una società di importazione di abiti ed accessori di lusso nel mercato giapponese.

Roma Piramide Cestia restauro

Nel tempo l’attività è cresciuta fino a far diventare la Yagi Tsusho Limited leader del settore e, per celebrare i quarant’anni del fortunato approdo in Italia, Mr.Yagi, che ha collezionato numerosi attestati nel settore commercio e in campo culturale (anche Commendatore al Merito della repubblica italiana, 2011), consigliandosi con la Soprintendenza romana, ha scelto la piramide cestia quale monumento da restaurare. In particolare è stato fascinato dalla forma e il colore ma soprattutto la forma, il triangolo, l’armonia delle parti. E questo è molto Zen.l-ipotesi-pedonaliz

 

  Dopo aver notato come il lavoro di restauro è finito con molto anticipo e senza sforare il budget previsto, al contrario di quanto purtroppo avviene nella realtà italiana e romana in particolare, non possiamo non ringraziare, “Domo arigato Yagi-san”, perché ci conferma ancora una volta come Roma e la sua bellezza siano patrimonio culturale dell’umanità. E questo non può che renderci orgogliosi ma anche più consapevoli della nostra storia.

Sono previste visite guidate individuali e per gruppi con prenotazione obbligatoria il 2° e 4° sabato del mese. Per informazioni 0639967700 e www.coopculture.it . In programma anche il 1° e 3° sabato del mese, alle 10,30, dopo la visita al contiguo Museo Ostiense, prenotarsi allo 065743193.

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