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La sacra prostituzione

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Circa  cinquant’anni fa , la legge Merlin  aboliva le Case Chiuse e i lettori di questo giornale hanno avuto modo di leggerne la storia in un lungo e particolareggiato servizio.
Ma, come si suol dire, la domanda sorge spontanea:
Con la chiusura delle Case di tolleranza è stata abolita, o, meglio, è sparita anche la prostituzione?
Ma quando mai!
E come poteva sparire un fenomeno o, meglio, un’attività, nata con l’uomo (e, ovvio, con la donna) e che sparirà con l’estinzione degli stessi!
Esagero?
Niente affatto, lo sappiamo tutti, e non c’è da fare nessuna dimostrazione!
Di più, il fenomeno è in via di rapida espansione tanto che dalle strade di periferia e dalle strade consolari l’attività si è andata via via spostando verso il centro a seguito anche di una mutazione, come definirla? di tipo antropologico e geografico, stante la provenienza delle/dei protagonisti.
Ma siamo a Roma, sede della cristianità e già dispensatrice di civiltà nel mondo allora conosciuto, e siccome sono assai curiosa, mi sono voluta documentare sul fenomeno del meretricio nel corso dei secoli e come esso veniva considerato dalla gente, dal potere civile ed anche dalla chiesa.
Seguitemi e ne vedremo delle belle!
La parola prostituzione, dal latino  prostituere, significava  proporre  atti sessuali al pubblico per un corrispettivo materiale, che poteva essere un compenso in denaro o in natura (per esempio una capra  o una pecora, o del cibo vegetale, nelle primitive società agro pastorali).
La prostituzione, nell’antichità, era diffusa in tutto il mondo, in vario modo.
In Mesopotamia, nell’antico regno di Babilonia esisteva un importante codice, detto Codice di Hammurabi, in cui si parlava, tra l’altro, anche di prostituzione:
Ma a quei tempi, esisteva anche la prostituzione sacra.

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La cosa oggi appare quasi incredibile, comunque singolare, data la morale che si è andata consolidando nel corso dei secoli, ma tant’è.
Nel regno di Babilonia una donna, almeno una volta nella vita, doveva recarsi nel Santuario di Militta, dedicato alla dea Nana,  cioè Venere, ed avere un rapporto con uno straniero.
Il perché con uno straniero e non con persona conosciuta francamente lo ignoro, ma sicuramente un motivo ci sarà stato e, presumo, sarà stato di carattere religioso.
Lo storico greco Erodoto dice che la prostituzione sacra  era molto diffusa nel vicino oriente e c’erano  molti  templi  per questo scopo.
Questa tradizione scomparve  nel quarto secolo d. C.,  quando l’imperatore romano Costantino  fece distruggere i “ Templi dell’ Amore”  e costruire al loro posto  i Templi  cristiani.

Persino in Israele  esisteva la prostituzione, anche  se proibita  dalla religione, e nella Terra di Canaan, antica regione costiera Siro-Palestinese, c’era pure la prostituzione sacra, ma, udite udite,  era essenzialmente  maschile.
Anche i Fenici praticavano la  prostituzione sacra e lo facevano in onore della dea Astarte, ma la pratica era diffusa pure in  Siria, in Asia Minore e in  alcune località  italiane, meridionali ed insulari: in  Sardegna, presso gli Etruschi,  ad Erice ( Sicilia) ed in alcune località della Calabria, come Locri  Epizefiri, Crotone ecc.
In  Grecia  esisteva la prostituzione sia  femminile che maschile, in specie ragazzi giovani e giovanissimi, e la  prostituta veniva chiamata  Pornè, da cui la  parola  pornografia.
Le  Pornè, nella  società greca,  erano le  uniche donne a godere di una grande  indipendenza e spesso avevano contatti persino con  uomini di  Stato come Aspasia  con Pericle.

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Le prostitute, per distinguersi dalle donne comuni, dovevano vestirsi  in modo diverso da queste, inoltre erano tenute a pagare le tasse.
E come stavano le cose nella Roma rinascimentale?
L’attività era assai fiorente nel ‘500 al punto che ,nel ‘5oo, il  papa Leone X, fiutando l’affare, costrinse le prostitute a  pagare le tasse  e con i cospicui proventi fece costruire una strada nuova, la via di Ripetta.
Se penso alle strade dissestate dell’odierna Roma, disseminata di buche pericolosissime e con l’asfalto sbrindellato, mi verrebbe da …
Beh, lasciamo perdere!
Tornando alla Grecia, Solone, nel VI secolo a. C. istituì il primo bordello ad Atene e, con gli introiti  di questa  professione, fece  costruire un grandioso  tempio ad Afrodite Pandemos.
In Grecia esisteva, come ho detto, anche la prostituzione maschile, in bordelli per soli maschi e, uno di questi, Fedone di Elide, fu discepolo di Socrate.

Ma la prostituzione era riservata agli schiavi e, se un uomo libero la esercitava,  rischiava di perdere i diritti politici, una volta divenuto adulto.
Dunque, la prostituzione veniva esercitata liberamente, senza remore di natura morale, ma sicuramente non veniva particolarmente apprezzata da quella che oggi chiameremmo la pubblica opinione.
Ma torniamo all’antica Roma.
La prostituzione  era legale, pubblica e diffusa ed i romani di condizione sociale  elevata, potevano intrattenere sia donne che uomini, senza biasimo, ma  non dovevano esagerare.
Esagerare in cosa?  Diciamo esagerare e basta!

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E di  prostituzione si parlava  liberamente, senza giri di parole anche in letteratura ed nella poesia. Catullo, in uno dei suoi Canti dà sfogo alla sua ira contro la sua donna, Lesbia, definendola prostituta.
“Lesbia mia, la donna che Catullo amava più di sé, più dei suoi cari, ora nei vicoli e nei quadrivi tira via la pelle a quei gran figli di Remo!”
Sul “mestiere d’amore”, il Diritto romano aveva stabilito tutto nei minimi particolari e alcuni bordelli, di proprietà dello Stato, erano delle  vere e proprie attrazioni turistiche.
Qui la prostituzione, come in Grecia, era  riservata alle schiave o ex schiave, molte delle  quali venivano a Roma dalle terre che l’Impero  andava conquistando.
Le prostitute che venivano registrate si chiamavano Meretrices, mentre quelle occasionali  Prostibulae e le donne nate libere che si davano alla prostituzione, venivano chiamate  Infames e private di tutte quelle protezioni che  spettavano alla loro condizione precedente.
Con il Cristianesimo  molte cose cambiarono, ma il meretricio è ancora vivo e vegeto!

2 Commentia“La sacra prostituzione”

  1. E’ la conferma dell’attendibilità che la prostituzione è il mestiere più antico del mondo.
    Bella e molto interessante questa ricostruzione storica e mi compiaccio con l’autrice per l’accuratezza dello spaccato storico e geografico del fenomeno perchè denota metodo e rigore.

  2. Maria Teresa // 14 settembre 2015 a 23:45 // Rispondi

    Articolo molto interessante sia dal punto di vista storico che sociologico.
    Bisognerebbe proporre a Marino di seguire l’esempio di Leone X per riparare le strade di Roma!!
    Parlando più seriamente, quando vedo ragazze (anche giovanissime) sfruttate da loschi personaggi (alle straniere sequestrano spesso il passaporto), buttate per strada senza alcuna sicurezza …. mi chiedo: ” Ma non erano forse più sicure nelle case di tolleranza?” Anche perché, come tu stessa dici, la loro chiusura non ha assolutamente abolito il fenomeno “prostituzione”.

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