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La Scala del Cielo

 

<strong>La Scala del cielo<br /></strong>ROMA, 22 novembre

ROMA, sabato 22 novembre 2025, ore 20:00 
Chiesa Teutonica di S. Maria dell’Anima

La Scala del cielo
nel 500° anniversario della nascita del Palestrina
e nell’ambito del progetto “La Scuola Musicale Romana e i Giubilei, dal ’500 a oggi

Flavio Colusso [1960]
“Le Opere di Misericordia”
Esercizio spirituale sull’Esacordo del cielo

   Venite benedicti
   I. Ho avuto fame / II. Ho avuto sete / III. Ero pellegrino / IV. Ero nudo / V. Ero malato / VI. Ero carcerato
   Ante sepulchrum (coeli scala facta est)

Giovanni Pierluigi da Palestrina [1525-1594]
   ”Missa Ut Re Mi Fa Sol La”
   Kyrie – Gloria – Credo – Sanctus – Agnus Dei

Cappella Musicale di Santa Maria dell’Anima
Ensemble Seicentonovecento
Flavio Colusso, direttore

Silvia De Palma, voce recitante
Matteo Pigato, cantus I
Antonello Dorigo, cantus II
Leonardo Malara, altus
Raimundo Pereira Martinez, quintus
Paolo Fanciullacci, tenor
Flavio Colusso, sextus
Walter Testolin, bassus

Andrea Coen, organo positivo | Lucia Di Sapio, arpa
Berardo Di Mattia, percussioni | Eugenio Renzetti, trombone
Alessandro Albenga, organo

Schola : Donatella Casa, Silvia De Palma, Irene Moretti, Paola Ronchetti, Veronica Vasta


La Scala del cielo
 Il programma presenta due composizioni accomunate dal simbolo dell’Esacordo – la scala musicale di sei suoni ai quali Guido d’Arezzo ha dato i nomi traendoli dall’inno “Ut queant laxis” – suggerendo il percorso ascensionale dalla città dell’uomo alla città di Dio, dal luogo della storia all’esperienza dell’eternità, azione umana, corporea, da condividere con i compagni di viaggio.
 La “Missa Ut Re Mi Fa Sol La” di Giovanni Pierluigi da Palestrina costituisce un esempio dell’emblematico sistema della musica occidentale composta sui “canti fermi”, da noi messi in evidenza con raddoppi vocali e campanelli intonati, pratica usata fin dal Medioevo, mentre l’esercizio dell’esacordo e la simbologia del numero 6 partecipano all’incontro fra la “cornice” antica e il “quadro” moderno costituito da “Le Opere di Misericordia” di Flavio Colusso.
Il brano del Palestrina è tra quelli scampati a una alluvione che colpì nel 1946 la Collezione Santini di Münster e distrusse molti manoscritti di compositori raccolti sotto la lettera “P”; si tratta di copie di mano dello stesso Fortunato Santini che nel Kyrie ha invertito le posizioni di Cantus I e II mettendo in evidenza il “canto fermo”. Così Giuseppe Baini elogia la Messa: «[...] il quale è uno dei tratti sommi di musica del Pierluigi: v’ha in esso un sentimento  finissimo, melodie insinuanti, successioni armoniche che toccano, una  filosofia fino a quel dì affatto incognita, niente non vi ridonda, niente non vi manca: egli è chiaro, nobile, delicato, grandioso, sentimentale».

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 Composto su commissione del Museo del Pio Monte della Misericordia di Napoli, dove la partitura autografa è esposta nella sezione perma- nente di Arte contemporanea, “Le Opere di Misericordia” è concepito come “esercizio spirituale concertato”. Si divide in otto frammenti dei quali i sei centrali costituiscono i gradini ascensionali dell’Esercizio, intessuto sull’esacordo dalle sei Voci maschili le quali, aderendo alla chiamata delle Voci bianche dall’alto, risuonano al livello terreno invocando il Salvatore perché venga a rendere operante la Sua misericordia attraverso la nostra esistenza e rilanciano, chiedendo la grazia dell’apertura degli occhi interiori e la trasmutazione in uomini nuovi. L’ultimo verso, Coeli scala facta est, sigilla il compimento dell’esercizio: la Voce recitante chiude il cerchio prendendo al fine il volo nel canto intonato e chiama a sua volta con il profeta Isaia: «Venite, saliamo al Monte del Signore», dove tutti si riuniscono nell’unisono finale.
 Claudio Strinati così scrive: «La tersa e incantata partitura sembra pensata proprio per introdurre il fedele e l’ascol- tatore, dotto o indotto, a una autentica “comunione”, esteticamente pregnante e eticamente del tutto convincente, che per gradi successivi lo eleva verso una forma superiore di bellezza e quiete spirituale. [...] l’idea di un mondo antico inattingibile e il sogno di un mondo ulteriore non afflitto dall’esigenza né della modernità né della conservazione, si incontrano magicamente lungo una specie di scala di Giacobbe che ci porta verso le consolazioni angeliche. Questo lavoro, così austeramente semplice e sobrio, è un felice raggiungimento di un autore che prosegue coerentemente un suo cammino di spiritualità e di pienezza».

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