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Giorgio da Castelfranco, ovvero Giorgione, che si distingue nella pittura non solo veneta del primo Rinascimento per una sensibilità nuova con cui si rapporta ai personaggi rappresentati. Un sapore introspettivo fino ad allora poco percepibile (e visibile), essendo le tematiche pittoriche essenzialmente a caratt0ere sacro, quindi inclini ad una certa fissità agiografica che con la Rinascenza si umanizza. E’ la società che si trasforma, più secolarizzata, e questo ben traspare sulla tela, dove un filone “laico” si sviluppa accanto a quello sacro che, pur sempre cospicuo, risente del nuovo clima (fra i due comunque c’è un interscambio continuo). Leonardo, Michelangelo, Raffaello, certo, per citare nomi importanti, ma anche Giorgione, il quale segnò una svolta nell’àmbito della pittura lagunare, andando oltre l’esperienza di Domenico Veneziano, Giovanni Bellini, i Vivarini, Carpaccio. E varca la soglia di quel più intrigante universo figurativo che avrà come protagonisti Lorenzo Lotto, Sebastiano del Piombo, Tiziano, Tintoretto, Veronese.

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