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L’antica Giovannipoli

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“Hic murus salvator adest invictaque porta, quae reprobos arcet, suscipitque pios”, cioè “Qui sorge il muro salvatore, quivi l’invitta porta che tiene lontani i reprobi e accoglie i giusti”. Così inizia l’iscrizione latina che si trova nel lapidario della basilica di San Paolo, dedicata alla memoria di papa Giovanni VIII che fortificò l’area sacra dopo il saccheggio operato da corsari saraceni nell’846. Fu un’estate di terrore perché la flotta moresca, superato il presidio pontificio di Ostia risalì il Tevere, attaccando le zone non difese dalle mura aureliane. Per prima la basilica di San Paolo e poi quella di San Pietro, all’epoca anch’essa esposta, ed entrambe furono devastate.  Poi Leone IV costruì una cinta difensiva e sorse la Città Leonina, il Vaticano come lo conosciamo oggi, e anni dopo, nell’877, Giovanni VIII fece la stessa operazione, creando Johannipolis, Giovannipoli.
Non solo la basilica ma il piccolo borgo che le gravitava intorno venne inserito nel perimetro, quindi una cittadella fortificata che, nei secoli, ha subito varie trasformazioni. Scomparso del tutto o comunque alterato l’originario tessuto altomedioevale che tuttavia, in seguito a indagini e scavi effettuati nel 2007, ha cominciato gradualmente a riaffiorare. Certo parliamo di tracce, ma bastanti per delineare il profilo dell’antica Giovannipoli, che ora, conclusa la campagna di ricerca, viene presentata al pubblico. E’ un suggestivo percorso archeologico sotterraneo che si snoda nella parte sud est della basilica, non lontano dal bellissimo chiostro cosmatesco. Risultato di una perfetta sinergia fra Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana e Musei Vaticani, Scuola di Specializzazione in Beni Architettonici e del Paesaggio dell’Università La Sapienza e con il supporto economico dei Patrons of the Arts in the Vatican Museum.

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Dopo essere passati per un corridoio dove sono in mostra reperti paleocristiani e dell’era di mezzo, un sarcofago con la scena della cattura di Pietro, terrecotte, monete, si scende nella zona altomedioevale Sul lato sinistro di un campaniletto dei tempi di Adriano I (ne resta la base) v’erano il monastero maschile di Santo Stefano e quello femminile di San Cesario, nella cui area si nota un pozzo. Siamo nell’antico borgo incluso nella cittadella, che comprendeva, oltre agli edifici sacri, i “pauperibus habitacula”, abitazioni per i poveri istituite da papa Simmaco (notare una canaletta con una “fistula”, tubatura per l’acqua). Invece sul lato destro si trovava il portico del quale restano alcune colonne in terra e di altre, partendo dal plinto di base, viene proposta la ricostruzione virtuale (il tutto è corredato da pannelli esplicativi e da un video).
Certo questa è solo una parte di Giovannipoli, molto più estesa, che non fu solo centro di fede ma ebbe anche un ruolo di rilievo nelle tumultuose vicende della Roma medioevale (qui, nel 936, si trincerarono i sostenitori della fazione imperiale, Ottone I). Nel tempo la cittadella perse importanza finché, nel basso medioevo, decadde del tutto e una calcara, nel centro degli scavi, è lì a testimoniare la distruzione-riciciclaggio di una parte del complesso paolino. I marmi venivano fusi e se ne ricavava materiale per nuove costruzioni, in questo caso la ristrutturazione della basilica. V’era anche un lungo porticato, completamente scomparso, che congiungeva a San Paolo a Porta Ostiense, intervallato da cappelline devozionali.
Dunque un nuovo, suggestivo tassello di quel magnifico mosaico di storia e di arte che è Roma, città che pur nel suo caos urbano e con i suoi problemi ormai endemici, resta unica. Città da amare, nonostante tutto.

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