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Le dieci mostre di Sutri

Sutri, l’antica Sutrium , “sede diletta a Cerere, e antica colonia, secondo che dicono, di Saturno”, come scriveva Petrarca nelle sue “Lettere”. Origine mitica, forse i Pelasgi, di certo gli Etruschi che vi regnarono fino alla caduta di Veio, quando Sutri divenne municipium romano (Colonia Jiulia Sutrina). Centro importante perché situato sulla via Cassia fu all’origine della costituzione del Patrimonium Petri, in seguito alla “donatio” del re longobardo Liutprando a papa Gregorio II, nel 728 d.C. Di qui transitavano i pellegrini diretti a San Pietro, che vi facevano sosta (terzultima tappa della via Francigena), magari pregando nella chiesa ipogea di Santa Maria del Parto.

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E questa, ricavata da un precedente mitreo, insieme al magnifico anfiteatro e all’area naturale protetta dove sono necropoli e ruderi medievali, è un motivo per visitare Sutri  al quale ora se ne aggiunge un altro: il Museo di Palazzo Doebbing, che rilancia questa cittadina della Tuscia viterbese quale polo culturale.
Perché il Museo di Palazzo Doebbing non è un museo nel senso classico, con una collezione stanziale ed eventuali rotazioni, bensì un contenitore dove vengono proposte mostre differenziate che, dialogando fra loro, non possono non creare un clima di effervescenza culturale. Come avviene con le nove attualmente in programma (e una decima incantiere), ospitate in quello che era l’Episcopio medievale, annesso alla cattedrale rimaneggiata nei secoli ma che conserva una splendida cripta d’epoca longobarda, VIII secolo, e un Cristo benedicente di scuola romana del XIII secolo. Anche l’Episcopio ha subito vari interventi finché, ai primi del ‘900, il vescovo sassone Bernardo Doebbing lo ristrutturò totalmente. Ne risultò un arioso complesso d’impronta neogotica le cui linee sono state rispettate nel corso del restauro odierno (lo studio Adolini in stretto contatto con le Soprintendeze del Lazio) che, peraltro, ha evidenziato le varie stratificazioni dal medioevo al XX secolo. E’ possibile quindi ammirare l’antico soffitto a cassettoni così come gli affreschi rinascimentali e presto sarà possibile accedere alla parte romana ed etrusca nei sotterranei del palazzo, ovvero il cuore segreto di Sutri.
“Luogo dell’anima”, così l’ha definita il neo sindaco Vittorio Sgarbi, illustrando poi le caratteristiche del Museo, che può contare sul sostegno della Fondazione Cultura e Arte, emanazione della Fondazione Terzo Pilastro-Internazionale il cui Presidente Emmanuele F.M.Emanuele, è ora “cittadino onorario” di Sutri, questo “luogo perfetto per armonia e storia”, come dichiara lui stesso. Ma veniamo alle mostre, una sorta di carrellata storico-artistica, dal medioevo ai giorni nostri simbolicamente introdotta da uno squisito tondo di Giuseppe Pelizza da Volpedo. “Idillio verde” rappresenta una coppia di giovani amanti di profilo con lo sfondo di una natura agreste che la luce scava sin nei particolari, il tutto reso di un nitore eccezionale dal linguaggio di sapore divisionista dell’autore (un quadro simbolico perché Sutri è immersa nel verde). E s’inizia con “La Bellezza di Dio”, tavole, quadri e oggetti sacri di pregevole fattura provenienti dal territorio della Diocesi di Civita Castellana. Cito la Madonna del Sorbo di Campagnano (XIII secolo), un Cristo benedicente da Capranica (id.), il trittico di Trevignano Romano (id.) e poi opere del Pastura, Antonio da Viterbo, Antoniazzo Romano, Sano di Pietro, reliquiari, una croce astile, un raro cofanetto siculo-saraceno (ed anche una bel lavoro di Scipione Pulzone: a dicembre è atteso Tiziano, la complessa “Estasi di San Francesco”. E così le mostre diventano 10).
“Kouros”, ovvero la statuaria greca, il nudo classico, riecheggiato nelle foto scattate dal famoso barone Wilhelm von Gloeden nel sud d’Italia, fra il 1890 ed il 1930. E’ una sorta di Arcadia su negativo all’albume o al bromuro di potassio, alla quale fanno da controcanto gli oli e i disegni di Roberto Ferri, una rivisitazione allucinata e al contempo estremamente razionale della grande pittura barocca. E alla fotografia intesa come traccia di un percorso interiore i cui effetti sono di un’estraniante realismo si richiama pure “Icone”, di Matteo Basilé, “artista elegante”, come lo definisce Sgarbi. In punto di equilibrio fra foto digitale e video, ricavando uno spazio di ricerca e interazione, fino alla simbiosi che apre ad una nuova fase di conoscenza  è invece “ To the Wonder”, dell’artista russa Eva. E torniamo alla pittura con “Il nuovo Quarto Stato: migranti”, dove sulla tela Giovanni Iudice esprime con una vivida icasticità di toni il dramma di un popolo “altro” che affronta onde e filo spinato per cercare una Terra Promessa che forse non esiste. E pittura densa, attraversata da un flusso sanguigno, di quell’umore tipico del mondo contadino, è “Sotto il cielo”, del valdostano Italo Mus, il cui linguaggio ha “la forza di Sironi e l’intimità di De Pisis” (Sgarbi).

Luigi Serafini. Altalena Etrusca. Monumento a Sutri
“Animali e piante immortali”, ferro battuto nelle creazioni di Luciano e Ivan Zanoni, opere disseminate all’interno del palazzo e nel giardino, in perfetta fusione con l’ambiente (vedi il coccodrillo che fluttua nel pavimento).  E, come suggello al tutto, accanto all’ingresso principale,“Altalena Etrusca. Monumento a Sutri”, di Luigi Serafini. E’ l’autore dell’incredibile “Codex Seraphinianus” che, pubblicato nel 1981 dall’editore Franco Maria Ricci, divenne presto (e lo è tuttora) un libro di culto. V’è qualcosa, anzi, molto di gusto rinascimentale, del “far meraviglia” in questo libro, che ricorda molto i codici miniati con, peraltro, un suo linguaggio criptico e un che di onirico che permea il tutto. Ebbene nell’altalena, “Etruscum Oscillum”, si ritrova quel clima ludico del Codex, ben appropriato ai nostri “nonni” molto religiosi (in fondo l’antica Etruria era retta da una teocrazia) ma anche propensi al gioco, al “ludus” che trasmisero a Roma quando la loro civiltà ne venne  inglobata. E la macchina altalenante è lì, con il suo sedile che rammenta i troni delle necropoli etrusche, simbolo dell’eterno fluttuare dell’esistenza umana.

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Sutri, Museo di Palazzo Doebbing, fino al 13 gennaio 2018. Orario settembre: tutti i giorni 10-13,30 e 15,30-18,30. Orario ottobre: da venerdì a domenica 10,30-13,30 e15,30-18,30. Orario dicembre e gennaio: da venerdì a domenica 10,30-13,30 e 14,30-17,30. Biglietti: euro 8 intero e 6 ridotto, 4 per i residenti. Per informazioni 0744422848 e www.museopalazzodoebbing.it . Inoltre www.fondazioneterzopilastrointernazionale.it e www.fondazioneculturaearte.it  che operano non solo nel campo della cultura ma nel sociale, sanità, ricerca scientifica e Welfare.

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