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Sì, è davvero un po’ strano o, quanto meno, particolare il terzetto muliebre che incontriamo in “Tre donne”, di Dacia Maraini, ritratto atipico di tre generazioni che convivono nello stesso spazio. In effetti quella che dovrebbe essere la più saggia o, almeno, posata, Gesuina, la nonna sessantenne, è invece la più sbarazzina. Ex attrice e ora declassata a fare le iniezioni a domicilio (ma non si lamenta, anzi) passa il tempo libero a chattare e -in fondo è ancora piacente, regge bene all’usura degli anni- a civettare con il fornaio (ma in modo casto, ed è questo l’unico tratto che la caratterizza in senso generazionale, quando il bacio era la soglia proibita). Maria, la figlia, anni quaranta, al contrario vive in un mondo ovattato, foderato di libri, dove lei, di mestiere traduttrice, si nutre di parole, della realtà intorno a sé vivendo solo il rapporto d’amore (per buona parte epistolare) con il bel François. Infine Lori, la figlia sedicenne, irrequieta come tutti gli adolescenti ma anche estremamente curiosa, che analizza con cinica ironia questo buffo ed anche un po’ grottesco mènage familiare.
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