Memorie sommerse
Memorie sommerse
di Antonio Mazza
Titolo molto intrigante quello scelto per la mostra al Museo Nazionale Romano, Palazzo Massimo, perché si riferisce a qualcosa che emerge dall’oblìo che, in questo caso, è doppio. Da un lato il Tevere dove i bronzi della Roma dei cesari hanno giaciuto per quindici secoli sotto una coltre di acqua e di fango e dall’altro gli stessi bronzi che, riscoperti, sono poi finiti nei depositi del Museo Nazionale Romano. E ora, finalmente, il termine dell’esilio e la possibilità della frizione pubblica di una meraviglia che ci giunge dal passato. I bronzi del Ponte di Valentiniano, eccezionale frammento del IV secolo d.C. di una Roma tardo antica che, pur non lontana dalla decadenza, con i barbari che già premevano ai confini (il 410, anno del sacco di Alarico, non è lontano), conserva ancora una sua monumentalità. E la prova sono appunto i bronzi, tre opere di notevole fattura che ornavano un ponte sul fiume celebrando l’imperatore Valentiniano I al potere insieme al fratello Valente (dal 364 al 378 d.C.).
Se ne incaricò Lucio Aurelio Aviano Simmaco, prefetto dell’Urbe, ristrutturando un ponte più antico, forse il Pons Agrippae, il Pons Aurelius o il pons Antoninus, collegando la parte ovest di Campo Marzio con Trastevere, nell’area del Circus Flaminius e dei Navalia, il cantiere dove si provvedeva alla manutenzione della flotta romana. Quattro arcate ed una lunghezza di 120 metri circa, una balaustra marmorea scandita da pilastrini, una grande iscrizione in travertino e, naturalmente, trattandosi di un monumento celebrativo, statue ed altre sculture simboliche. Il tutto, con la caduta dell’impero, andò gradualmente in rovina, distrutto da una piena nel 729 d.C. finché, forse sulle stesse fondazioni di questo Pons Ruptus, in occasione del Giubileo del 1475 sorse Ponte Sisto. E parte di quanto il Tevere aveva inghiottito emerse nel 1878, durante i lavori sui muraglioni da poco eretti per prevenire le alluvioni.
- Ala della Vittoria alata.
Tre splendide opere, come dicevo, per ora ospitate nello spazio abitualmente occupato dalla Niobide degli Horti Sallustiani transitata ai Capitolini per la mostra “La Grecia a Roma”. L’intervento di restauro conservativo, particolarmente complesso perché si tratta di superfici bronzee (a cura della ditta Carlo Usai di Roma), ha ripristinato l’antica bellezza, salvo ovviamente la doratura della quale resta la patina. Ma anche così risalta la testa maschile diademata, della quale ci è pervenuta solo la parte superiore, non integra, e tuttavia sufficiente per dare l’immagine del potere come rappresentato nei volti di busti e statue dell’antica Roma. Forse un ritratto giovanile di Valentiniano o, secondo alcuni studiosi, quello del fratello Valente, comunque un ritratto di autorità e di forza peraltro sottolineato, per così dire, dal secondo reperto, l’ala destra di una Vittoria alata che doveva poggiare su un pilastro del ponte, pilastro visibile nel chiostro di Michelangelo alle Terme di Diocleziano. Colpisce per la minuzia dei particolari, la perfezione con la quale sono state scolpite le piume e l’armonia dell’ala nel suo insieme.
Ignoto l’autore che, nel terzo bronzo strappato al fiume, merita tutta la nostra postuma ammirazione. E’ una statua acefala che rappresenta un togato con il braccio destro proteso nell’atto della “adlocutio”, l’oratore o l’imperatore che si rivolge al popolo o all’esercito. Pressoché integra nella parte destra, i piedi calzati nei sandali erano fissati ad una base marmorea, segno che si trovava in cima all’arco trionfale sopra l’ingresso del ponte di Valentiniano. Un’opera superba, dove la cura del panneggio la rimanda al periodo giulio-claudio, I secolo d.C., e, nel contempo, la ipotizza come parte di un gruppo statuario che ornava l’intero ponte. E la sua bellezza ritrovata emersa dalle ombre del passato ci arricchisce di un nuovo, suggestivo frammento della nostra memoria storica cittadina.
“Memorie sommerse: i bronzi del ponte di Valentiniano” al Museo Nazionale Romano – Palazzo Massimo fino al 12 aprile 2026. Da martedì a domenica h.9,30-19. Biglietto euro 8. Per informazioni www.museonazionaleromano.beniculturali.it










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