Noa Noa o dell’innocenza
Noa Noa o dell’innocenza
di Antonio Mazza
“Esplorate. Sognate. Scoprite”. E’ una frase di Mark Twain che compare nella mostra dedicata a Gauguin in corso nel Museo Storico della Fanteria presso la Basilica di Santa Croce in Gerusalemme. Una frase decisamente ad hoc, perché il sottotitolo è “II diario di Noa Noa e altre avventure”, quindi documento di un’esperienza umana oltre i confini (e i limiti) del quotidiano. I Mari del Sud, la Polinesia, il mito di un Eden ancora non contaminato (siamo alla fine del XIX secolo) al quale Gauguin approdò dopo una ricerca non solo artistica ma soprattutto interiore. L’irrequietezza che si trascinava da quando era giovane, con problemi di famiglia, che lo portò a girare il mondo come marinaio sulle navi mercantili, per poi volgersi gradualmente verso la cultura (fu amico di Mallarmé, che molto influì sul suo carattere) e la pittura in particolare (Cézanne, Degas, Pissarro, Emile Bernard i suoi referenti).
Un cammino lento, dapprima nell’àmbito dell’impressionismo poi, dopo il proficuo soggiorno in Bretagna e la scuola di Pont-Aven, una maturazione stilistica che lo colloca oltre l’impressionismo (peraltro nella fase calante). Ma ciò che davvero persegue è qualcosa che va al di là dell’arte, uno sorta di spazio dell’anima che troverà a Tahiti, riportando in patria il frutto del suo percorso artistico-spirituale (“Noa Noa”, la Profumata). Uno scandalo, pochi lo capiscono e lo apprezzano sia come pittore, sia come portatore di valori genuini, esasperando il suo il disagio in un mondo sempre più artefatto, dove la dimensione umana appare compressa da regole e divieti. Nuova e definitiva fuga verso le liquide immensità della Polinesia, Tahiti, Papeete, e poi le isole Marchesi, Hiva Oa (“Ho lasciato tutto quello che è artificiale e sono entrato nel mondo della verità, della natura”).
Pochissimo in mostra del Gauguin tela e pennelli quale lo conosciamo, qui è esposto un suo volto inedito, almeno al grande pubblico, e perciò da considerarsi come un evento senz’altro degno di nota. E’ il Gauguin ormai tahitiano delle foto, dei disegni, delle xilografie e litografie, dei manufatti in terracotta e bronzo, dove raffigura ed interpreta la cultura maori con il piglio dell’antropologo ma anche con un rispetto che si potrebbe definire religioso. Qui ha davvero trovato la sua alterità, il suo sé che si dispiega finalmente placato nelle immagini di un mondo ancora primitivo. E lo vediamo nelle litografie che compongono il racconto figurato di “Noa Noa” (1893-94) , una serie di incisioni (23) dove il segno netto sembra scolpire i personaggi di un mondo sospeso fra realtà e mito. Il ritmo compositivo è quello di una ballata, che infatti inizia con “Il cantastorie parla del Diario di Noa Noa” (1894) e termina con “Il cantastorie finisce il suo racconto del Diario di Noa Noa” (1894).
E nel flusso narrativo si alternano donne e uomini, animali, figure idealizzate, “Pape Moe” (1894), “Parahi te marae” (1894), “Nave Nave Fenua” (1894), ma anche assolutamente reali come “Tehura” (1894), la giovanissima amante indigena di Gauguin (a lei dedica una stupenda “Maschera di donna tahitiana”, in bronzo patinato) . Ma è l’ambiente nel suo complesso a fascinarlo, che riprende in veste di fotografo, la presenza francese in terra d’oltremare mista a quella dei nativi (“La famille de Mr.Cardella – Maire de Papeete”, “Le gendarme Charpillat et sa femme”, “Indigènes avec fruits”, “Peche au filet dans le lagon”, “A la ville de Dijon, grand magasin de Papeete”) e in quella sua abituale di pittore (“Femme de Tahiti”, 1891). E anche in veste di etnologo, come risulta dalla vetrina nella quale figurano un copricapo ed una pagaia tahitiani.
- Vetrina con foto di tahitiani, un copricapo ed una pagaia.
Ma senza alcun dubbio è “Ancien Culte Mahorie” (1892), una splendida serie di 16 litografie a colori, che meglio testimonia della ricerca artistico-spirituale di Gauguin (oltre ad essere la parte più interessante della mostra). La parte scritta in alto scandisce la parte figurata in basso, dove si confrontano dei e uomini, accadono incanti e sortilegi e dove Te Fatou, il dio della terra, e Hina, la dea della luna, si confrontano sulla vita e la morte. E’ un lungo discorso denso di simboli, ogni litografia caratterizzata da un tratto delicato, quasi un arabesco, che la componente cromatica, anch’essa di tonalità lievi, quasi in punta di pennello, rende ancora più suggestiva.
C’è poi il carnet di disegni, studi e bozzetti, un variopinto insieme di lavori spesso non finiti, fra i quali da notare quello, caricaturale, dove compare il commissario che insieme a un gendarme, si reca nello studio di Van Gogh dopo la lite di questi con Gauguin. Anziché indagare sul drammatico episodio, la ferita che si era procurata il pittore olandese, si ferma ad ammirarne le opere. Alle altre litografie di ambiente tahitiano come “Paesaggio”, “Fantasie religiose”, “Melodie tradizionali” ed altre, 1894-95, fanno un po’ da corollario opere di pittori che hanno in qualche modo influenzato Gauguin, come Emile Bernard (vedi il modo di delineare le figure nella serie delle litografie acquerellate di Emile Bernard, “Bretonnieres”, il periodo di Pont-Aven). O, più semplicemente, hanno avuto rapporti di amicizia o collaborazione e qui figurano opere di rilievo, come “Le Bretonne” (1890) e “La Nativité” (1896), di Maurice Denis, rispettivamente olio su tela e litografia, “Eva e il serpente” (1905), olio su pannello di Paul Sérusier, “L’Angelus” (1920), di Jean-François Millet.
Ed infine l’oblìo e una semplice tomba immersa nella lussureggiante vegetazione di Hiva Oa, nelle isole Marchesi, accanto ad un altro grande vissuto un secolo dopo, Jacques Brel, indimenticabile chansonnier d’Oltralpe (ricordate “Ne me quitte pas”?). E sul loro sonno eterno vegliano i “tiki” polinesiani, i monoliti di pietra che ricordano l’infanzia della Terra.
“Gauguin. Il diario di Noa Noa e altre avventure”, Museo Storico della Fanteria, finoal 25 gennaio 2026. Da lunedì a venerdì h.9,30-19,30, sabato, domenica e festivi h.9,30-20,30. Biglietto euro 15 weekend e festivi, 13 feriali, ridotto in biglietteria euro 10. Per informazioni www.navigaresrl.com
La mostra, a cura di Vincenzo Sanfo, è prodotta da Navigare srl da una iniziativa del Ministero della Difesa – Difesa Servizi S.p.a. ed è patrocinata da Regione Lazio e Comune di Roma – Assessorato alla Cultura.













Interessante esplicativo nel consueto facile approccio narrativo..l articolo..espone rapidamente le vicende artistiche del grande Gauguin. Ed analizza puntualmente le opere esposte. Spiegandole la rilevanza nell ambito del percorso artistici di Gauguin..bella la sottolineatura data alle litografie ed agli oggetti.tahitiani.A mio avviso .la parte più autentica al di là del consueto bagaglio espositivo costituito da tele dai nomi esotici. Che a noi oggi sembrano distanti e che allora affascinavano per il gusto dell esotico..bella la prova di Antonio di avvicinarci a questo pittore.alla sua pittura ed al suo mondo . F.