Odissea sempre attuale
di Marco Pasquali
Ancora non ho visto “Odyssey”, ma ho ancora in mente le immagini di Kirk Douglas, Anthony Quinn e Silvana Mangano in Ulisse (1954, regia di Mario Camerini) e quelle di Bekim Femyu e Irene Papas nella serie per la RAI (1968, regia di Franco Rossi). Il respiro e l’impegno produttivo di Christopher Nolan sono diversi, è come paragonare l’artigianato all’industria pesante. Ma proprio perché l’attualità dei classici è nella loro capacità di rigenerarsi e di suggerire nuove idee, la visione di Nolan è del tutto legittima anche se kitsch. Studiare i classici è filologia, mentre riviverli è interpretazione. Voglio però spezzare una lancia in favore della fantasia. Al liceo classico abbiamo studiato Omero nella lingua originale e questo mi è rimasto dentro, ma non ho mai amato le interpretazioni scolastiche che localizzano la maga Circe al Circeo, le colonne d’Ercole a Gibilterra e la rotta di Ulisse stimata con compasso, carta nautica e solcometro. Proprio su queste pagine ho parlato di Glauco, un personaggio mitologico meno famoso di Odisseo ma navigatore mediterraneo anche lui (1). I poemi epici rievocano il retaggio di viaggi per mare di generazioni di marinai, pirati e guerrieri e vanno letti senza GPS ma chiudendo gli occhi e sognando di essere a bordo con loro.
L’altro discorso riguarda il minimalismo. I poemi omerici furono scritti tremila anni fa nell’età del bronzo, quindi descrivono una società arcaica e semplice. Penelope lavora al telaio insieme alle sue ancelle, Nausicaa lava i panni al fiume con le altre ragazze, eppure parliamo di una regina e di una principessa. Nestore e altri re micenei accolgono gli ospiti scannando i montoni davanti a loro, gli svaghi sono semplici e le navi degli Achei tengono bene il mare pur essendo poco più che pescherecci.
Ricostruire al cinema una tale società suggerisce mezzi semplici, e infatti Mario Bava nella serie televisiva del 1968 sa creare scenografie senza ricorrere a costosi effetti speciali all’americana. L’Odissea può essere resa cinematograficamente con mezzi elementari e lo dimostra quel piccolo capolavoro che è “Nostòs”, il ritorno, del regista Mario Piavoli (1989). Piavoli oggi ha 93 anni e presentò il suo film alla Mostra del cinema di Venezia nel 1989. Il viaggio di Odisseo viene ricostruito più evocando che descrivendo, con una serie di movimenti di macchina e di location selezionate con cura. Anche qui, come in “Orfeo ed Euridice” del regista ungherese Istvàn Gaal (1985), tutto è ricostruito con elementi naturali e senza effetti speciali, creando un’atmosfera dove il mito può liberamente esprimersi.
NOTE
1. https://romaculturamensile.wordpress.com/2017/06/01/storici-viaggi-fantastici/





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