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Picasso e la fotografia

cuvnyykxyaajncs  Lo sguardo penetrante, magnetico, in un volto che sembra scolpito, dove i tratti rivelano un’ostinazione che rasenta la caparbietà, quel ferreo perseguire un’idea non statica ma in continua evoluzione. Un volto d’artista catturato nella fissità fotografica e divenuto documento di un’epoca densa di fermenti, il ‘900 con i suoi personaggi emblematici per le nuove prospettive che essi indicano. E tutta la complessa personalità di Picasso esplode in un’istantanea del ’57 di David Douglas Duncan, “Lo sguardo di Picasso”, immagine fra le più significative in mostra all’Ara Pacis: “Picasso Images”, oltre duecento fra foto, opere grafiche e dipinti del grande pittore spagnolo.

  Articolata in tre sezioni la mostra parla di Picasso come oggetto e soggetto, ovvero la fotografia quale documento del suo divenire artistico e, di contro, la fascinazione che esercitò su di lui facendogli scoprire nuove possibilità espressive. Fascinazione che inizia nel 1908, un apparecchio a lastre di vetro con il quale riprende prima il borgo nel quale soggiorna, Horta de Sant Joan, con la sua vita quotidiana, poi Parigi,  l’atelier dove opera, gli amici, usando spesso l’immagine come base per lavori futuri. Amici come Dora Maar, fotografa professionista nonché sua amante, che in una progressione di scatti documenta la genesi di “Guernica”. Insieme realizzeranno una suggestiva sintesi di foto e pittura, dove l’una integra l’altra.

  Ma Dora, che il pittore a sua volta ritrarrà, anche graficamente, non è certo la sola a seguirlo e bastano le testimonianze qui esposte, Picasso seguito nel corso di tutta la sua lunga carriera artistica. Eccolo agli inizi in un aristotipo del 1901 (carta ad emulsione al collodio e alla gelatina) nel suo atelier parigino e aitante giovanotto a Montmartre, già personaggio della vita artistica nazionale (“Les Demoiselles d’Avignon” è del 1907, quando aveva 26 anni), poi con gli amici e colleghi pittori e a questo proposito è simpaticissimo il ferrotipo (particolare tecnica su lastra) che lo ritrae con Sentinel, il cane di André Derain. E avanti nel tempo, con immagini ormai diventate classiche, come quella firmata da Jean Nocenti che ritrae Pablo Picasso e Jean Cocteau in costume da toreri o l’altra, senz’altro più famosa, quasi un’icona, del grande Robert Capa con il pittore insieme a Françoise Gilot e Javier Vilato su una spiaggia della Provenza.

  Il protagonista assoluto è sempre lui, anche se in compagnia, perché la sua figura straborda, vi si avverte vibrare una personalità eccessiva, di un vitalismo quasi,  selvaggio. E questo risulta ancora più evidente nei ritratti a solo, soprattutto i primi piani, dove però quell’esuberanza stempera in un atteggiamento sì istrionico ma con una venatura ironica ed autoironica propria di chi sa di essere un “personaggio”. Eccolo in una danza nella sua villa La Californie immortalata da David Douglas Duncan, uno dei fotografi con  i quali avrà uno stretto sodalizio. Gli altri sono la già citata Dora Maar, Brassai (la serie delle “Trasmutations”), André Villers, Lucien Clergue, Robert Otero. E scorrono le immagini, nei suoi studi mentre crea (singolare quella di Gjon Mili, che lo raffigura nel disegnare un centauro con la penna luminosa) o in posa più intima e casalinga, nella vasca da bagno. E sempre, prorompente, quel suo vitalismo così ispanico e al contempo così catalano.

  Ma c’è anche il Picasso che si cimenta con la matita o il pennello. Peraltro in modo pregevole, come in uno dei suoi primi lavori, “Le repas frugal”, acquaforte e raschietto su zinco, dove le tonalità cubiste sono come assorbite in una rappresentazione di asciutto realismo. O l’elegante “Olga dans un fauteil”, penna ed inchiostro su carta velina, Olga Khokhlova, ballerina russa che sposerà nel 1918. E ci sono poi succose gouaches come “La salle à manger de l’artiste” e “Taureau”, la passione per la tauromachia che ebbe anche Hemingway. E poi opere note come “Homme à la pipe”, “Femme au chapeau”, “Femme assise” e bronzi, sculture, un piatto con gli immancabili tori. Ma il baricentro è sempre lui, con la sua poliedrica personalità, lui quale venne radiografato in due documentari firmati da due importanti registi: “Picasso”, di Luciano Emmer (ricordate “Domenica d’agosto”?) e “Le mystère-Picasso”, di Henri-Georges Clouzot (“Vite vendute”).

 Picasso. Images”, al Museo dell’Ara Pacis fino al 19 febbraio. Tutti i giorni dalle 9,30 alle 19,30, biglietto solo mostra euro 11, ridotto 9, integrato, mostra + Museo Ara Pacis euro 17, ridotto 13. Per informazioni  060608 e www.arapacis.it

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