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Picasso e l’Italia

Picasso II-015Febbraio 1917, mese che segna la fase cruciale dei massacri della Grande Guerra (come l’olocausto di Verdun). Il 17 giungono a Roma da Parigi un pittore spagnolo ed uno scrittore francese per unirsi ad una compagnia di balletti e mettere in scena uno spettacolo d’avanguardia. Pablo Picasso e Jean Cocteau raggiungono l’impresario e direttore artistico Sergej Djagilev per realizzare “Parade”, con la coreografia di Léonide Massine e le musiche di Erik Satie. Sarà un’opera decisamente fuori degli schemi, una sorta di colorito divertissement surrealista il cui scopo è esorcizzare quel clima di morte che grava sull’Europa. Dagli intensi giorni del periodo romano e soprattutto da quello trascorso a Napoli Picasso ricava forti suggestioni che poi trasfigura nel suo discorso artistico ora narrato alle Scuderie del Quirinale e Palazzo Barberini: “Picasso tra Cubismo e Classicismo: 1915-1925”.

 All’inizio era la ricerca, la scomposizione geometrica e cromatica, l’assemblaggio alla Braque (la fase del cubismo analitico che culmina con “Les demoiselles de Avignon”, 1907). Ma Picasso non dimentica il suo bagaglio classico sia pur rivisitato e lo vediamo subito nelle prime sale, dove, ad esempio, a tele come “Uomo con la pipa” , “Arlecchino e donna con collana” o “Bambina con il cerchio”, nelle quali domina la destrutturazione figurativa, si contrappongono un’opera dalle reminiscenze “pointilliste” (“Le retour du bapteme, d’après Le Nain”) ed altre decisamente sul figurativo, come “Arlecchino” e “Ritratto di Olga in poltrona” (Ol’ga Chochlova, la ballerina russa che sarà la sua prima moglie). E tuttavia traspare quel tocco  particolare che mentre ingentilisce il soggetto lo mostra in una prospettiva nuova, come in “Donna seduta in camicia”, dove un (non tanto) vago sapore alla Ingres si coniuga con una diversa impostazione volumetrica.

  Il soggiorno italiano sta producendo i suoi effetti. A Roma in quell’anno, 1917, si respira un clima futurista (siamo alla vigilia della seconda fase del movimento il cui cuore pulsante sarà la Casa d’Arte Bragaglia). Picasso ne assorbe i succhi senza però trascurare il volto antico della città, il suo fastoso passato SPQR e quello barocco, non meno opulento, nonché il contesto di cultura popolare (la sintesi è ben espressa da “L’italienne”). E poi Napoli, ricca fonte d’ispirazione, soprattutto le maschere, il teatro dei burattini, “Pulecenella”, Pulcinella, che affascinò Picasso e l’amico Strawinskj il quale scrive la partitura del balletto di cui l’altro cura i costumi (il motivo della maschera come alterità aveva sempre intrigato Picasso, vedi anche “Pierrot”).

  L’antico con le sue monumentali reliquie non lo lascia indifferente ed ecco opere di rilievo quali “Tre donne alla fontana”, “Grande bagnante”, “Il flauto di Pan” (e qui non si può, per analogie stilistiche, non pensare al nostro Sironi, peraltro molto apprezzato da Picasso). Anche “Due donne che corrono sulla spiaggia” rientra in questa visione, pur se con una marcata accentuazione cubista. Ma torniamo a “Parade” e a tutta la documentazione relativa al periodo italiano che si trova al piano superiore delle Scuderie. Lettere, manoscritti, foto, e poi disegni, gouaches, acquerelli, con effetti di un denso e colorito assemblaggio che restituisce il clima culturale di un’epoca lontana. Così una foto che ritrae Ol’ga Chochlova, Picasso e Jean Cocteau sulla terrazza dell’Hotel Minerva si alterna al manoscritto originale di “Pulcinella” per mano di Igor Stravinskij e “Donna italiana con fiori” (la fioraia di piazza di Spagna: Picasso si era stabilito in via Margutta) ad una lettera autografa indirizzata a Guillaume Apollinaire. E, ancora, “Natura morta davanti alla finestra”, delicata gouache, e ”La danza”, olio su tela pervaso di interno dinamismo, affiancano i bozzetti per i costumi di balletti, in particolare “Parade”, ai quali  collaborò anche Fortunato Depero (come già accennato il rapporto di Picasso con i futuristi fu proficuo: vedi anche la lettera autografa ad Enrico Prampolini).

  Il fantasmagorico costume di un personaggio del balletto introduce a “Parade”, la cui suntuosità scenografica è sviluppata in cadenze che, a loro volta, comunicano un clima decisamente ludico. Clima riproposto da un bel video che coinvolge il visitatore mostrando il lato quasi circense di un artista il quale ha esplorato come pochi quel vasto territorio di confine fra classicismo ed avanguardia. E la sintesi della sua ricerca è ben espressa in “Studi”, non a caso al termine della mostra che però ha il suo magnifico corollario a Palazzo Barberini dove, nel salone di Pietro da Cortona, figura il sipario di “Parade”. Una tela immensa, 16,40 per 10,50, con i personaggi del balletto colti in una sosta dal lavoro che dovrebbe avvenire fuori e non dentro il palcoscenico. Quindi uno straniamento dove il tema dell’illusionismo teatrale viene ulteriormente – e giocosamente – amplificato dal generale impianto figurativo, con quel misto di classico e moderno tipicamente picassiano. Un illusionismo che si sposa in maniera davvero suggestiva con quello di Pietro da Cortona, il trionfo barberino, nessun contrasto fra il linguaggio del catalano e del toscano. In entrambi l’effimero diventa apoteosi di se stesso, simbolo ed allegoria di quella perenne messinscena che è la vita.

 01. PICASSO

“Picasso. Tra Cubismo e Classicismo: 1915-1925”, alle Scuderie del Quirinale e Palazzo Barberini fino al 21 gennaio 2018. Scuderie: da domenica a giovedì h.10-20, venerdì e sabato h.10-22,30, biglietto euro 15 intero, 13 ridotto (audioguida inclusa).  Per informazioni 0681100256 e www.scuderiequirinale.it . Barberini: da martedì a domenica h.9-19, biglietto euro 12 intero, ridotto 6 (con quello delle Scuderie l’ingresso è ridotto a 5 euro). Per informazioni 0668802323 e www.barberinicorsini.org .

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