Quelli che vennero da lontano
Quelli che vennero da lontano
di Antonio Mazza
“Cantami o Diva, del Pelide Achille l’ira funesta…”. E’ inevitabile, per riflesso condizionato, non ritrovarsi nella mente e sulle labbra le parole dell’incipit di un testo di tempi lontani, di aule polverose e di adolescenti svogliati e tuttavia fascinati da quel testo. L’Iliade, canto d‘amore e di morte e soprattutto leggenda, umani e dèi che partecipano insieme al lungo assedio ed alla sanguinosa conquista di Troia, dove inizia la lunga diaspora di un gruppo di superstiti che, varcato il Mediterraneo, giungeranno sulle itale sponde e, malgrado gli dèi ora avversi ora favorevoli, approderanno nel Lazio, a Lavinium. Qui Enea, l’eroe troiano, con suoi Penati crea il mito fondativo della futura Roma, al quale si consacrerà la dinastia giulio-claudia. E il lungo viaggio fra realtà e sogno viene ripercorso al Parco del Colosseo da “Troia e Roma. Miti, leggende, storia del Mediterraneo antico”, a cura di Alfonsina Russo, a capo del Dipartimento per la valorizzazione del Patrimonio Culturale del Ministero della Cultura, Rustem Aslan, Direttore del sito archeologico di Troia antica, Roberta Alteri, Alessio De Cristofaro, Boulent Gonultas, Mehtap Ates, Deniz Dogu Yondem. Ha presentato la mostra Simone Quilici, Direttore del Parco del Colosseo.
Ma Troia è realmente esistita? Era un centro dell’Età del Bronzo situato in posizione strategica sullo stretto dei Dardanelli, con rapporti commerciali con il mondo anatolico, quello miceneo e gli Ittiti. E proprio in una tavoletta ittita a caratteri cuneiformi, che cita un trattato di pace fra il re Muwattalli II (1290-1272 a.C.) e il re Alaksandu si nomina Wilusa, poi Ilion e infine Troia. Una città anatolica snodo di traffici, abbastanza fiorente, a giudicare dalle ceramiche di uso quotidiano in mostra, alcune davvero singolari come “Vaso per bere conformato a torre”, “Vasi da offerta a forma di toro”, “Vaso plastico configurato a doppia anatra”, “Anfora con protomi taurine”. E poi, ovviamente, i gioielli, collane, orecchini, una semplice ma raffinata “Collana in vetro blu e pietra bianca” della tarda Età del Bronzo (1400-1300 a.C.). Lo stesso periodo di una sinuosa figurina antropomorfa in terracotta, del genere cosiddetto “phi-type”. E, con un rapido passaggio all’Età del Ferro, da ammirare anche un “Altorilievo raffigurante il re ittita Tudhaliya IV con alto copricapo e lancia” (1237-1209 a.C.).
Veniamo alla guerra con i suoi principali protagonisti, ma prima, alle origini di tutto, bisogna citare il cratere a figure rosse (350-340 a.C.) con “La nascita di Elena dall’uovo deposto da Leda dopo l’unione con Zeus in forma di cigno”. Nel “Mosaico di Teti” in pietra (III-IV secolo a.C.) è raffigurata Teti mentre immerge il piccolo Achille nel fiume Stige, tenendolo per il tallone (e sappiamo quanto questo particolare gli risulterà fatale). Dieci anni dura il conflitto e nel turbine di sangue che sommergerà Troia scompaiono gli eroi, come Ettore, qui evocato da un cratere apulo a figure rosse, “Vaso che raffigura la scena di Achille che trascina il cadavere di Ettore davanti alla tomba di Patroclo” (365-350 a.C.) e da un “Frammento di sarcofago in cui Priamo supplica Anchise per la restituzione del corpo di Ettore” (175-250 d.C.). Da citare anche il “Sarcofago di Aurelia Botiane Demetria” (212-225 d.C.) per la sua struttura episodica: Achille colpisce Tersite afferrandolo per i capelli, Afrodite trae in salvo Paride avvolgendolo in una nuvola, Ettore armato con Odisseo alle spalle quale arbitro, Menelao che trasporta il corpo di Patroclo ucciso da Ettore.
Inizia la lunga diaspora, con Enea in fuga, ripreso in varie epoche e con vari materiali: dall’anfora attica a figure nere (520-510 a.C.) alla statuetta in terracotta con Anchise e Ascanio (I secolo d.C.) fino al rilievo in marmo dove figura anche una cassetta circolare con i Penati (I-II secolo d.C.). Ormai Storia e Mito si confondono, perché la guerra di Troia segna come una sorta di cesura storica nell’immaginario collettivo del mondo antico e, grazie anche ai contatti dell’area mediterranea con il mondo greco, ne compare il ricordo nella ceramica attica, etrusca (anche nell’affresco: vedi la tomba François), apula. E poi Roma, per l’apparentamento (tutto “politico”) della dinastia giulio-claudia con il Mito, filtrato dal Palladio che, giunto a Roma con Enea, verrà poi custodito nel Tempio di Vesta (un’altra versione vede Ulisse e Diomede impadronirsi del simulacro ma si tratterebbe di una copia). E dove era Troia, nel tempo divenuta parte dell’impero romano d’oriente, perdura la memoria dell’epica e sfortunata lotta contro gli Achei (vedi in proposito il bellissimo “Fregio del tempio di Apollo Smintheum”, metà II secolo a.C.).
Il primo approdo di Enea e dei suoi è nel sud Italia, a Castrum Minervae, in terra messapica (l’area del leccese), dove è stato di recente scavato l’imponente tempio di Atena (in vetrina reperti del V-IV secolo). Nel Lazio la conclusione del viaggio e una nuova storia che vede Enea sposare Lavinia, fondare la città di Lavinium e, con il figlio Ascanio, che a sua volta fonda Alba Longa, iniziare la stirpe dei re latini (in vetrina reperti della necropoli di Santa Palomba, pertinente all’area dell’antica città latina). Roma all’epoca era solo un villaggio di capanne alle falde del Palatino, destinata nei secoli ad assurgere a grandezza imperiale per l’apporto di vari fattori, dove l’elemento mitico ha un valore fondante. Il Mito, appunto, le cui radici arcaiche sono nello “Heroon” del VII secolo a.C., la tomba di Enea, nella campagna a sud est dell’antica Lavinium.
“Troia e Roma. Miti, leggende, storia del Mediterraneo antico” al Parco Archeologico del Colosseo fino al 18 ottobre. Orari: fino al 30 ottobre h.8,30-19,15, dal primo ottobre h.8,30-18,30. Mostra compresa nel prezzo del biglietto. Per informazioni www.colosseo.it












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