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La presentazione del catalogo “Le Americhe. Le collezioni del Museo Etnologico Vaticano”, a cura di padre Nicola Mapelli e Catherine Aigner per le Edizioni Musei Vaticani, ha coinciso con l’inaugurazione del nuovo allestimento del museo, che si apre con la scritta “La bellezza ci unisce”, espressione che papa Francesco ha usato nel suo libro “La mia idea di Arte”, affermando che la Chiesa “ha sempre usato l’arte per dimostrare la meraviglia della creazione di Dio e della dignità dell’uomo, creato a sua immagine e somiglianza”. In effetti nei Musei Vaticani, come ha sottolineato il direttore degli stessi musei Antonio Paolucci, insieme ai capolavori dell’arte antica o agli affreschi di Raffaello e di Michelangelo, possiamo ammirare anche “le opere d’arte e manufatti provenienti da tutto il mondo e da tutte le epoche storiche”.
Secondo il curatore padre Mapelli, gli oggetti raccolti in questo museo non sono semplici espressioni artistiche, ma sono soprattutto degli “ambasciatori culturali”, delle porte che permettono di riconnetterci con le culture viventi e i popoli che hanno donato queste opere nel passato. Emblematico è il caso di una maschera della popolazione Yahgan che vive nella punta estrema del Cile. Nel 1922 la maschera fu donata a padre Martin Gusinde dal suo amico yahgan Juan Calderon. Novant’anni più tardi padre Mapelli durante un suo viaggio di ricerca nella Terra del Fuoco, ha avuto la possibilità di incontrare la figlia di Juan Calderon, Christine (nata nel 1928), l’unica persona vivente che ancora parla la lingua di quell’etnia, e ha avuto da lei in dono un cestinetto intrecciato, che ora è in mostra accanto alla maschera.Copyright © 2026 | Theme by La Voce di Tutti



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