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Santa Maria Antiqua

P1010155gioiello altomedioevale 

“Scavando i muratori dietro la chiesa di S.Maria Liberatrice in Campo Vaccino discoprirono una chiesa sotterranea, e da frammenti di pitture rimaste si venne in cognizione essere ivi una cappella antica fabbricata da Paolo I”. Così si legge in “Le chiese di Roma”, di Mariano Armellini, testo fondamentale per conoscere la storia degli edifici sacri dell’Urbe, soprattutto quelli scomparsi. Qui si parla di una costruzione del 1200 che, come spesso capita a Roma, città stratificata, gravava su un’altra preesistente e fu il grande archeologo Giacomo Boni, nel 1900, che ebbe una brillante intuizione. In quel luogo, un tempo aula domizianea,  doveva trovarsi una chiesa del VI secolo, abbellita da vari papi in un arco di tempo di quasi duecento anni finché il terremoto dell’847 la seppellì, provocandone l’abbandono. Nel tempo se ne persero le tracce e si costruì sulle rovine finché Boni diede inizio ad una campagna di scavi e fu la meraviglia che ora il visitatore si trova innanzi, proiettato nella fascinosa Roma dell’altomedioevo.

  Una città che la guerra greco-gotica aveva prostrato, riducendola da grande metropoli a piccolo centro, dove i problemi logistici, a cominciare dall’igiene, erano tanti (per non parlare delle faide e lotte di potere tra fazioni varie). Eppure l’arte stava rinascendo, grazie anche agli esuli che venivano dall’area bizantina, per sfuggire alla persecuzione iconoclasta. Maestranze greche, artigiani dell’affresco e del mosaico, i quali abbellirono le chiese romane, lasciando testimonianze la cui bellezza ancora oggi seduce gli occhi e l’anima. Come Santa Maria Antiqua, autentico palinsesto della pittura altomedioevale, che un lungo ed accurato restauro restituisce alla pubblica fruizione. Dal VI secolo alla seconda metà dell’VIII, un documento davvero unico: “Santa Maria Antiqua tra Roma e Bisanzio”, il nuovo, magnifico spazio recuperato al Foro Romano.

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  Prima un oratorio, dedicato ai Quaranta Martiri di Sebaste, gli ufficiali romani della XII Legione Fulminata condannati al martirio perché convertitisi al cristianesimo ( a Roma v’è un’altra chiesa a loro dedicata, in Trastevere, nota anche come San Pasquale Baylon e una cappella alle SS.Stimmate di San Francesco, all’Argentina). Si possono ammirare resti di affreschi, un piccolo antipasto per quello che ci attende dopo. Passiamo nell’atrio di Santa Maria, già parte della Domus tiberiana ampliata da Caligola e poi ristrutturata da Domiziano (forse vi era la biblioteca ad Minervam): di qui partiva la Rampa imperiale ora ripristinata che conduce al Palatino. Affreschi vari e frammenti architettonici ornano le pareti di questo spazio che, intorno al 1000, ospitò una comunità di monaci latini. Finalmente entriamo ed è davvero un calarsi nelle Mirabilia Urbis.

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  Ampio interno a tre navate con tre absidi, pareti impreziosite da affreschi spesso sovrapposti, marmi e frammenti di opus sectile, sarcofagi, mosaici, tutto di una bellezza da mozzare il fiato. Ma andiamo per ordine. Subito, a destra, cinque raffinati ritratti in marmo, fra i quali Amalasunta, figlia di Teodorico e regina degli Ostrogoti. Nella navata affreschi e cinque mosaici dell’VIII secolo relativi al perduto oratorio di Giovanni VII in Vaticano, che qui trasferì l’episcopium da San Giovanni in Laterano. Assolutamente splendidi ed il controcanto è nei cicli di affreschi che decorano le absidi, in particolare la cappella del primicerio Teodoto, con la crocifissione e il martirio dei Santi Quirico e Giulitta (a loro è dedicata una chiesa accanto all’Arco dei Pantani), e, soprattutto, la parete del cosiddetto palinsesto, ovvero ben sei strati di pittura  dal IV-V all’VIII secolo. Al centro del presbiterio la preziosa icona del VI secolo ad encausto della Vergine col Bambino prestata da Santa Francesca Romana (in realtà torna dove era un tempo).

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  E da questa eccezionale testimonianza della pittura romana altomedievale passiamo alla parete sinistra, con la movimentata raffigurazione corale dei Padri della Chiesa. Ma non abbiamo finito, ci sono i sarcofagi, resti del pavimento originale, altri interessanti lacerti pittorici, poi si imbocca la rampa imperiale e qui, in vari locali, sono esposti materiali lapidei, frammenti parietali e tessere di mosaico, cioè quanto emerso durante gli scavi condotti da Giacomo Boni. E, notevole, come pezzo unico, un volto ricomposto in opus sectile. Infine si esce a rimirare dall’alto la piana del Foro, dopo un percorso storico nei primi secoli della chiesa di Roma, la chiesa dei papi che trattarono con i bizantini, i longobardi, i franchi (da Zaccaria a Adriano I). E questa è Roma, civitas mirabilis.

Santa Maria Antiqua - dicembre 2015, gennaio 2016

“Santa Maria Antiqua tra Roma e Bisanzio” al Foro Romano.
Biglietto int. euro 12 (comprensivo di Colosseo e palatino, valido 2 giorni), rid. 7,50.
Per informazioni  06.39967700 e  www.coopculture.it

1 Commentoa“Santa Maria Antiqua”

  1. giusy Criscione // 8 maggio 2016 a 11:42 // Rispondi

    Per chi è stato a Istanbul non può fare a meno di non pensare, dopo aver visto Santa Maria Antiqua, alle chiese bizantine di questa città. E ricordando Santa Sofia e San Salvatore in Chora, tripudio di mosaici in cui l’arte bizantina si mostra in tutto il suo splendore, Santa Maria Antiqua si mostra in tutta la sua importanza storica di passaggio tra l’iconografia bizantina appunto, frontale e ieratica e il timido accenno all’arte medioevale prima del suo rinato splendore di un Cimabue e Giotto. Sono secoli bui quelli raccontati in Santa Maria Antiqua, di un passaggio drammatico ma nello stesso tempo necessari a fissare alcuni valori e aspetti della cristianità.

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