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“Tene me ne fugiam”, “Tienimi affinché io non fugga” e, ancora, “Servus sum domini mei”, “Servo sono del mio signore”. Sono le scritte incise sui collari degli schiavi della Roma imperiale, la cui grandezza è per buona parte dovuta allo sfruttamento di una forza-lavoro smisurata. Si stima che ci fossero fra i 6 e 10 milioni di schiavi su una popolazione di 50-60 milioni di individui, quanti erano compresi nei confini dell’Impero. Naturalmente le condizioni di vita erano durissime, gli schiavi come oggetti magari preziosi per quanto se ne poteva ricavare ma pur sempre oggetti i quali, nel 73 a.C., guidati da un Trace, si ribellarono contro Roma. Il loro capo, era un gladiatore, Spartaco, al quale la mostra dell’Ara Pacis dedica un ritratto che in realtà è l’affresco di un’epoca con i suoi usi e costumi.

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