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Un mucchietto di peli

di enzo movilia

storia semiseria di un giornalista e di tre gatte

Antonio Mazza non è solo il poliedrico e bravo giornalista che per anni ha firmato articoli di grande spessore su importanti testate diffuse a livello nazionale, ma è anche scrittore o, meglio, narratore, capace di distillare piacevolmente emozioni  che nascono dai suoi racconti di viaggio, oppure dal suo girovagare sui monti e sul piano, per chiesette diroccate e per castelli turriti, da solo o in compagnia di altri temerari.

Questa volta, però, Antonio, ha voluto parlare d’altro e ha lasciato, speriamo solo per poco, la descrizione dell’intensità  degli sguardi delle Madonne Bizantine, della geometrica bellezza dei preziosi mosaici delle basiliche romane, di capitelli e di timpani spezzati, del gotico e del romanico  e ha messo a nudo il lato più nascosto della sua sensibilità o, meglio, della sua umanità e l’ha fatto nel modo più imprevedibile e più tenero che si potesse immaginare, ovvero, raccontando la storia d’amore con le sue tre indimenticabili gattine che gli hanno rivoluzionato ed allietato la vita per anni.

“Un mucchietto di peli” è la fotografia di una storia d’amore, sui generis  e singolare quanto si vuole, ma di storia d’amore si tratta, a dispetto di tutti coloro (e sono tanti, troppi) che ritengono esagerato, se non sprecato, l’amore conclamato per gli animali.

L’arrivo dei tre micetti, anzi, delle tre micette, in casa Mazza, è stata la rivoluzione copernicana nel tranquillo e, forse, monotono ritmo di vita della famiglia, ma né Antonio, né la compagna potevano immaginare che per loro nulla sarebbe più stato come prima.

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Rispetto, questo chiedono gli ospiti a quattro zampe delle nostre case, perché hanno una loro personalità e sono capaci di sentimenti, sia pure in forma embrionale. Se ne rende conto l’autore, Antonio Mazza, il giorno in cui una micia incinta s’infila nel palazzo e dà una svolta al suo modo di “sentire” gli animali. Sforna quattro gattine delle quali lui, persona sensibile, si prende cura insieme alla madre, ma sempre con un certo distacco. Sì, quei cuccioletti sono graziosi, divertenti anche, ma non v’è coinvolgimento, lo rifiuta, e cerca di piazzare i felini dove possibile. Parcheggiate le ultime tre in un gattile Antonio e la sua compagna partono col camper, finalmente liberi ma, durante il viaggio, affiora un pizzico di nostalgia. Stupidaggini, però al ritorno una puntatina non guasta anche se i gatti sono opportunisti e di sicuro, dopo un mese, pensa lui, neanche ci riconosceranno.

  Errore gigantesco, eccole che saltano, miagolano di gioia, bacini, morsetti, un imprevisto ed imprevedibile tripudio d’affetto che lascia entrambi senza parole, soprattutto lui, sempre scettico. “Finalmente ho capito che non ho capito nulla, le acchiappo tutte e tre e via a casa e guai a chi le tocca”. Inizia così una lunga, bellissima, intensa storia d’amore che lascerà un segno profondo nella vita dell’A. ed il libro ne è una cronaca fedele. Cambiano radicalmente i ritmi quotidiani, perché ora ci sono “loro” a scandirne ogni attimo: tre creaturine dal carattere diverso: introversa e timida Patrizia, estroversa e caciarona Licia, tranquilla e tutta miciona Isabella. Hanno una personalità che si sviluppa nel tempo ed è un piacere seguirle e studiarle e, in effetti, questo racconto è una sorta di saggio di psicologia felina.

  Patrizia è la preferita, quella che ha avuto l’ “imprinting”, e sono scenate di gelosie con Licia, soprattutto la sera, per conquistare la posizione accanto a lui, il capo branco. E’ un mènage quotidiano sempre movimentato, Patrizia che si ammala, Isabella che cade dal terrazzo, Licia che, pur sterilizzata come le altre, ha un ritorno di calore. E poi i viaggi in camper, con le vacanze-premio individuali perché tre gatte insieme sono uno stress e, ancora, tanti piccoli e grandi episodi che narrano di una famiglia umano-felina molto particolare. Ne risulta un quadro di armonia che solo chi ha in casa un animaletto e non lo considera semplice ornamento ma si rapporta a lui con rispetto può comprendere. Poiché qui germoglia un seme di Assoluto che coinvolge e seduce l’A. Ma il tempo degli animaletti è più breve del nostro e, “dopo”, resta il rimpianto e la consapevolezza di aver vissuto un’esperienza unica, nel segno di una ritrovata innocenza. Qualcosa che resterà dentro per sempre, quei tre animaletti come una nostalgia profonda perché hanno dato molto amore chiedendo in cambio poco, come ben sa chi ha in casa cani o gatti. Qualcosa che, sicuramente, coinvolgerà il lettore.

“Un mucchietto di peli”, di Antonio Mazza, pagg.105, euro 10, Ciolfi Editore, Cassino

6 Commentia“Un mucchietto di peli”

  1. Non mi aggradano gli animali sterilizzati.
    Il gatto è pur sempre un animale selvatico (non è offesa!) prestato alla vita domestica per sua convenienza.
    Non sono favorevole alle colonie feline che infestano in ogni dove gli spazi pubblici e coloro i quali lasciano le “loro” bestioline, “mucchietti di peli” – e di unghie retrattili (n.d.r.) -, liberi di scorrazzare anche nei giardini altrui ove lasciano “ricordini” maleodoranti.

    f.to: Bau bau

  2. antonio mazza // 27 maggio 2017 a 17:30 // Rispondi

    Vedo che il sig.Carunchio ha capito tutto del libro, ammesso che lo abbia letto. Complimenti!

  3. Il sig. Carunchio non ha letto il volume, ma ha solo commentato sulle parole della recensione; peraltro non c’è molto da capire sul rapporto che lega gli esseri umani agli animali.
    Taluni rispettano la Natura ed altri la piegano – in buon a fede – ai loro desiderata, anche dedicando cure agli animali che hanno l’avventura di vivere accanto a loro.
    L’esistenza del complimentato (il punto esclamativo ha il gusto dell’ironia) si è dipanata, nel tempo e nei tempi, molto spesso a contatto diretto con rappresentanti del miglior amico dell’Uomo.
    Mai c’è stata sterilizzazione e mai si è pretesa la zampetta in segno di obbedienza/sottomissione; la Natura si rispetta anche così.
    Oggi è un Bulldog Inglese, femmina, che tiene compagnia al Carunchio e gode del massimo rispetto nell’ambito delle caratteristiche della razza de qua.
    Il Tutore di Gaia sa cosa voglia dire essere “amati” da un essere senziente a quattro zampe; con il gatto si mantiene un rapporto di rispetto/diffidenza a distanza.
    Riguardo la Natura e l’”amore” verso tutti gli esseri non molesti si fa presente che nello scorso autunno è stato ritrovato un cucciolo di appena due mesi circa; era una palla di fango dopo una notte di acquazzone su Roma, quasi aperta campagna. Lavato, curato, vaccinato “amato” per circa due settimane è stato poi affidato a famiglia che si è dimostrata capace e degna di crescerlo. Oggi Fango cresce benissimo.
    Sempre in periferia Nord di Roma il sig. Carunchio ha salvato da morte sicura un Gheppio maschio, adulto il quale, con un’ala spezzata arrancava al centro della carreggiata stradale. Consegnato alla L.I.P.U. per le cure del caso e le pratiche riabilitative è ora in buone condizioni; sarà liberato se riprenderà appieno la funzionalità del “motore” danneggiato da probabile urto con vettura ovvero portato in un’Oasi in una grande voliera.
    Proprio dell’altro ieri è l’ultimo contatto con la Natura allorché è stato riposto su un albero un piccolo di cornacchia il quale aveva lasciato il nido troppo presto rispetto alla possibilità di volare in autonomia. I genitori del piccolo ribelle volteggiavano lanciando grida di richiamo ed è stato l’intervento provvidenziale di chi scrive ad allungargli la vita.
    Saluto con una massima, non mia: “Più conosco gli Uomini, più amo le bestie!
    Naturalmente queste ultime se non moleste se non per obbedienza ai loro istinti; i primi comunque!
    Due punti esclamativi, alla Totò.

    Carunchio

  4. antonio mazza // 6 giugno 2017 a 10:15 // Rispondi

    Egregio Sig.Carunchio, non posso che complimentarmi con lei (ma stavolta senza ironia) per il suo rapporto con gli animali, di attenzione e rispetto a quanto vedo. Ma, mi consenta, dal suo primo commento appariva tutt’altro. Cordiali saluti.

  5. Ho un ottimo rapporto con la natura e con gli animali in particolare; con quello che si reputa il più intelligente (Uomo) ho difficoltà a farmi comprendere, talvolta.
    La mia frequentazione con gli animali è datata; da giovane ero socio della Protezione Animali ed ho fatto multare anche un contadino che maltrattava l’asinello che lavorava per lui. L’animale obbediva all’istinto e non sempre era pronto e sollecito ai comandi dell’animale più cattivo che possa esistere; l’Uomo.
    E’ di ieri, fresca fresca, la notizia del ritrovamento di una piccola tartaruga – un anno circa – che ho affidato alle cure di persona che ama anch’essa gli animali e ne possiede altri esemplari.
    Insomma ora ci siamo capiti e ne sono contento.
    I miei saluti e rispetti, egr. sig. Direttore; questa volta senza alcun elemento scritturaòe aggiuntivo di punteggiatura.

  6. Leggasi scritturale nel commento di sopra, all’ultimo rigo; il refuso è sempre dietro l’angolo e chi dirige una Rivista lo sa benissimo.

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