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Un samurai al Castello

  La gente del borgo, contadini, pastori, mugnai e la guarnigione pontificia erano tutti lì sulla riva ad osservare quello strano tipo che scendeva dalla nave spagnola ormeggiata nel porto del castello. Poi qualcuno, più colto, disse che era un giapponese di rango, un samurai, e veniva da lontano, in missione presso il papa. Era un freddo novembre del 1615 e Hasekura Tsunenaga, dopo essere stato battezzato nella Spagna di Filippo III col nome di Felipe Francisco Hasekura, si recava a Roma per consegnare a Paolo V una lettera del suo Daimyo Date Masamune. Si fermò alcuni giorni nel borgo ed il ricordo del breve soggiorno di questo messaggero di pace è riportato nel museo del castello di Santa Severa.

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Qui era il porto etrusco di Pyrgi, lo sbocco al mare di Caere, importante città della Dodecapoli. In epoca romana, sotto Diocleziano, vi conobbe il martirio Santa Severa, che diede il nome al borgo e questo, insieme al castello, fu dapprima possedimento dell’Abbazia di Farfa poi del Monastero di San Paolo, infine dell’Ospedale di Santo Spirito, la pia istituzione voluta da papa Innocenzo III. E i papi vennero varie volte in visita, per soggiorno di svago o battute di caccia, da Leone X a Paolo III e da Urbano VIII a Pio IX. “Serve con la sua torre il picciolo presidio in essa di guardia, a custodia della Maremma, dall’infestazioni nemiche” e “Vi habitano gli agricoltori e lavoranti delle annesse possessioni, che arrivaranno a poco più di cento anime”. Così una cronaca del 1703 a proposito del castello e del borgo.
Ed ecco l’area restituita alla fruizione pubblica, non solo nella parte storica, arricchita dalle recenti scoperte, ma anche in quella puramente ludica, che pure offre delle notevoli sorprese. Ma procediamo con ordine, partendo  dall’ingresso al borgo e seguendo la mappa che viene distribuita ai visitatori. Subito il Museo del Mare e della Navigazione Antica, con reperti e modelli ricostruiti. Sette sale di grande interesse anche didattico, perché mostrano come era la vita di bordo, quale risulta dalla ricostruzione in scala della stiva di una nave oneraria romana e dal settore idraulico, le pompe da sentina (stupisce quella a bindolo). E poi la ricchezza dei reperti sommersi nei fondali, anfore, lucerne, ancore, un raro scandaglio di piombo, un vaso per le derrate alimentari, i grandi dolia che contenevano vino.
Si passa nel vasto Cortile delle Barrozze, i carri a trazione animale un tempo diffusi per la Campagna Romana, e di qui nella Manica Lunga, che ospita una splendida mostra a tema: “Le lastre dipinte di Cerveteri e la pittura etrusca”. Sono esposti pezzi di squisita fattura, per buona parte recuperati  dal benemerito Comando Carabinieri-Tutela Patrimonio Culturale o restituiti da musei americani, come il Metropolitan e il Getty. Notevoli, fra i tanti, l’episodio di Eracle e Cicnos, brigante della Tessaglia e un nudo femminile che probabilmente è il primo della storia della pittura (forse relativo al mito di Atteone). Il materiale data VI-V secolo a.C. ed è di grande bellezza non solo esteticamente, perché denota una perizia tecnica non comune (ma gli Etruschi erano magnifici, vedi l’oreficeria). In mostra anche il famoso cratere di Eufronio e vasellame vario, così da permettere un confronto con la pittura vascolare.

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Nella Piazza delle due Chiese si trova il Battistero nella cui abside è una Madonna in trono con santi della scuola di Antoniazzo Romano e, a lato, un affresco con vascello e due santi protettori e graffiti votivi alle pareti. La vicina chiesa dell’Assunta, fine ‘500, ha sull’altare un affresco con S.Severa e S.Marinella, il castello sullo sfondo. Segue la spettacolare Torre Saracena, il maschio della rocca, la cui origine risale a papa Leone IV, il quale apprestò un sistema di avvistamento contro le incursioni saracene (dopo la distruzione di Civitavecchia e l’attacco a Roma, nell’846). Poi, dopo il Museo del Castello e lo scavo con i resti di una chiesa paleocristiana, la Sala Nostromo dove, guardando attraverso un vetro sul pavimento, si fa un salto in quella stratificazioni di secoli che è la peculiarità del nostro paese. In poco spazio coabitano tracce di una villa romana, un forno bizantino e un cimitero medievale, il tutto creando un effetto di grande suggestione.
Ed ora l’aspetto ludico, un’autentica sorpresa perché la parte con vista sul mare ospita un ostello di 14 stanze, con varie tipologie (single, doppia, quadrupla), una sala in comune compresa di cucina ed una lavanderia. Camere tutte con bagno e dai  nomi in perfetta sintonia con il luogo (Liburna, Dolia, Leucotea, Astarte, ecc.), prezzo abbastanza contenuto, da 25 a 35 euro per posto letto, e considerato il posto, decisamente fuori del comune (abiti nella Storia con sbocco sul mare) e l’insieme che sa più di lussuoso B§B che d’ostello, vale la pena passarvi un week-end o più giorni.  Soprattutto ora che si inaugura l’Estate al castello, con “Art One Shot”, (apre Patrizia Molinari il 30 giugno, Stefano trappolini il 7 luglio), “Racconti in blu” (Lino Guanciale il primo luglio, poi Andrea Vianello il 13 e Elena Stancanelli il 5 agosto), oltre a percorsi di visita, “Raggi di luna su Pyrgi”, sedute di yoga e astronomia, “La notte bianca delle stelle”. Tutti motivi validi per visitare questo gioiellino della Maremma laziale, la Pyrgos citata nella medievale Tabula Peutingeriana.

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Il Castello di Santa Severa è aperto dal martedì al venerdì h.9-18 e sabato e domenica h.10-19, ingresso euro 8 e 6 ridotto. Per informazioni anche sugli spettacoli e sull’ostello 0639967999 e www.castellodisantasevera.it

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