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Viaggio in Cina

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                                                               Viaggio in Cina
di Giusy Criscione
impressioni e… svenimenti!


 Iniziamo col dire che andare a fine giugno in Cina è un azzardo per il caldo soffocante e l’umidità che ti toglie il respiro. I cinesi ne sono consapevoli e odiano l’abbronzatura che li rende ancora più gialli; si proteggono dai raggi nocivi, coprendosi completamente con giacche super tecnologiche che lasciano scoperti solo gli occhi. E’ questa una premessa necessaria, perché già il primo giorno, per tre malcapitati del mio gruppo, ci sono stati problemi di svenimenti e colpi di calore.

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 La Cina è un paese enorme, densamente popolato. Le città più grandi superano i 20 milioni di abitanti. Per spostarsi dagli aeroporti alle città ci vogliono in media più di due ore; le grandi arterie stradali sono spesso bloccate da fiumi di macchine. Le vetture sono in gran parte elettriche e i motorini che viaggiano in gran numero, sono anch’essi elettrici. La soluzione dell’elettrico ha dato una svolta all’inquinamento, il cielo, nonostante il grande traffico è più pulito. I silenziosi motorini hanno preso il posto delle vecchie e “care” biciclette. La fotografia ormai ingiallita dell’epoca di Mao con i cinesi in casacca e bicicletta è ormai un ricordo. Il tanto osannato libretto rosso, si vende nei mercatini come pezzo di antiquariato. La storia della rivoluzione, con le sue scelte e ricadute, non si cancella però facilmente. La maggior parte dei cinesi pensa, nonostante tutto, che la rivoluzione culturale sia stata necessaria per fare tabula rasa dell’ingombrante passato e dare un nuovo impulso alla rinascita della Cina. Il dibattito dell’Occidente sulla utilità o bontà delle nefande conseguenze della rivoluzione culturale di Mao, agli occhi dei cinesi, ha ben poco valore. La distruzione del passato ha permesso alla Cina moderna di fare un balzo in avanti, migliorando la vita economica e sociale di milioni di individui. Da nazione agricola la Cina è diventata in pochi anni un paese tecnologico e industriale che allo stato attuale fa grande concorrenza alle più forti potenze, in primis agli Stati Uniti. Visitando i luoghi più famosi, si nota un lento riappropriarsi delpassato glorioso, riabilitando e in alcuni casi restaurando in chiave moderna, monumenti storici, come le porte della città, alcune torri della guardia, palazzi e strade testimoni di grandiosità. Curiosamente però questi restauri o ristrutturazioni, spesso pesanti, restituiscono ai monumenti rinnovati un aspetto teatrale, carico e un po’ kitsch , un’architettura alla Disneyland, di sapore americano, più che un fedele recupero dei monumenti storici. Illuminazioni sfarzose, uccelli mitici, dragoni, fontane zampillanti che si accendono alle grida dei passanti; pedane luminose, dove si possono eseguire passi di danza; il vecchio teatro dell’Opera di Pechino, riabilitato, è una sfavillante costruzione coloratissima, non più un tempio di un’arte antica e rigorosa, classica e raffinata dell’opera teatrale cinese. Si ha come l’impressione di essere entrati in un grande luna park, dove la parola d’ordine è: stupire!

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 Le città sono modernissime: grattaceli eleganti dalle forme raffinate e futuribili, nascono in brevissimo tempo, cancellando senza pietà le vecchie vie strette con le case piccole e anguste. Al loro posto ampie periferie con torri anonime, alveari umani dove vivono i milioni di cinesi, in genere in appartamenti con nuclei familiari di tre o al massimo sei componenti. L’obbligo del figlio unico per coppia ha dato i suoi frutti. Se i genitori degli attuali quarantenni erano poveri contadini ora i loro figli sono impiegati di un ceto medio che può permettersi di far fare a loro volta, ai figli, un salto di qualità, culturale e sociale. I ragazzi di oggi studiano, frequentano le università, soprattutto ingegneria e informatica e si specializzano in settori emergenti. Le nuove generazioni hanno desideri e si pongono degli obiettivi molto simili a quelli dei ragazzi occidentali: l’identikit del giovane cinese è un ragazzo/a vestito alla moda, a volte con abiti un po’ eccentrici. Sono consumistici, spendaccioni, quando se lo possono permettere, e, sempre connessi. Viaggiano, per conoscere il proprio paese, operazione che i genitori non potevano affrontare per mancanza di denaro. Le ragazze incontrandole seguono tendenze stravaganti: rivisitare gli abbigliamenti del passato in chiave moderna. Si incontrano così per strada giovani donne agghindate con lunghe vesti di seta vera o artificiale che si rifanno alle concubine dell’Imperatore, al fasto dell’età imperiale. Gironzolano nei luoghi più affollati e famosi, truccate e acconciate di tutto punto. Così mascherate e imbellettate si mettono in posa per dei selfie o si fanno fotografare da fotografi improvvisati che creano per l’occasione scenari artificiali. A volte gruppetti di ragazzi, “in maschera” si incontrano nei ristoranti dove trascorrono il loro tempo ridendo, scherzando . Un tuffo nel passato un po’ ridicolo ai nostri occhi ma per loro necessario.

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 La Cina è un paese molto sicuro, i mendicanti sono pochissimi. Il controllo dello stato è ferreo su tutto e tutti, i furti sono rarissimi perché la polizia nel giro di pochi minuti interviene: le telecamere ovunque rendono le città sicure da ogni malcapitato. Chi sgarra viene punito molto severamente, togliendo la voglia di ripetere ogni tentativo di trasgressione. Anche per i turisti stranieri il controllo è minuzioso. All’arrivo all’aeroporto vieni schedato ( controllo oculare e indice della mano) e per ogni luogo visitato è richiesto un documento. Sono rimasta molto colpita dal fatto che per accedere alla famosa piazza Tienanmen va presentato il passaporto; si formano lunghe file per entrare nei pochi varchi accessibili. Una volta dentro, la piazza così grande, colma di simboli del passato , ricordi di avvenimenti drammatici tristemente noti, appare quasi vuota. Il ritratto di Mao campeggia imperioso all’entrata dell’imponente mausoleo dove sono conservate le spoglie del grande “Condottiero”. Il monumento è una celebrazione permanente del grande rivoluzionario, un riconoscimento perenne delle sue imprese. Occupa un’area di circa 34.000 metri quadrati. È un edificio rettangolare, circondato da 44 pilastri a base ottagonale; esternamente sono presenti gruppi scultorei che rappresentano scene della rivoluzione cinese.

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 A Pechino non poteva mancare la visita alla città proibita, residenza degli imperatori delle dinastie Ming e  Qing . Per quasi cinque secoli, è stata abitazione degli imperatori e delle loro famiglie, così come centro cerimoniale e politico del governo cinese. Dal 1925 è diventata un museo, noto come “Museo del Palazzo”; Il nome “Proibita” deriva dal fatto che, l’accesso era rigorosamente limitato tranne per la famiglia imperiale che vi soggiornava.  Costruito tra il 1406 e il 1420, il complesso si compone di 980 edifici per un totale di 8. 707 camere  e 720 .000 metri quadri. La struttura rappresenta il più classico esempio dell’architettura tradizionale cinese, ed ha influenzato nei secoli lo sviluppo architettonico e culturale di tutta l’Asia Orientale. Se la città proibita è il più imponente complesso di edifici nel mondo , la grande muraglia, altro simbolo della grandezza dell’impero cinese, rappresenta la più lunga barriera costruita per difendersi dai nemici e isolarsi dal mondo circostante. La muraglia, utilizzando preesistenti strutture difensive edificate da diversi sovrani cinesi a partire dalla metà del 4° secolo a.C, fu costruita in maniera sistematica nel 3° secolo a.C. , rinforzata e ampliata nel corso di quasi venti secoli fino all'epoca della dinastia Ming (1368-1644). Fu il primo sovrano Qin, conosciuto col nome di Shi Huangdi, che significa “primo imperatore”, ad erigerla collegando con un muro le fortificazioni esistenti, sfruttando anche le opportunità offerte dalla conformazione del terreno (asperità montuose, dirupi, vallate). Ne risultò una straordinaria barriera che si presenta oggi lunga più di 6.000 km distribuiti tra un tratto principale e varie diramazioni, con più di 40.000 tra fortificazioni e torri di guardia.

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 La grandiosità di questo sovrano si manifestò anche con la costruzione, accanto al suo mausoleo, del famosissimo esercito di terracotta, riproduzione in scala di un vero esercito dell’epoca. Non voglio dilungarmi dando cifre e dati. Certamente è l’opera più faraonica di restauro e ripristino degli ultimi trenta anni che ha richiesto e richiederà ancora tempo per venirne a capo. Per il momento si calcola il 2050, come data per terminare i lavori, completando la ricostruzione di tutti i pezzi in frantumi. Il lavoro da certosini degli archeologi e restauratori è quello di ridare braccia, gambe, particolari delle attrezzature quali archi spade, pugnali e lance alle singoli figure. Colpisce nelle sculture la veridicità dei volti, uno diverso dall’altro, testimone di fisionomie appartenenti a molteplici etnie del popolo cinese. La composizione dell’esercito rispetta perfettamente le gerarchie del tempo, dal più umile soldato, agli aurighi, arcieri, portatori di carri, fino ai condottieri di alto rango che stilizzati e idealizzati misurano quasi due metri, certamente non storicamente in linea con le altezze dei cinesi dell’epoca alti intorno al metro e sessanta.. I volti sono fieri e solenni, bellissimi nei differenti costumi, ricchi di particolari dalle pieghe e drappeggi delle vesti, dalle raffinate acconciature, fino alle suole delle scarpe. Fanno parte anche dei reperti, i carri, alcuni animali fra i quali cavalli. Allo stato attuale, di guerrieri, tra terrecotte già rimesse in piedi e quelle i cui pezzi sono stati ricomposti ce ne sono più o meno 1.500 ma si stima che una volta completati i resti frantumati nelle fosse. ancora coperte, si possa arrivare a complessive 15.000 personaggi di terracotta. Non è possibile ancora dare un numero esatto. Nel 1987 il mausoleo dell’imperatore Qin Shi Huang, di cui l’esercito di terracotta fa parte, è stato inserito nell’elenco dei Patrimoni dell’umanità dell’UNESCO. Il colpo d’occhio della prima enorme sala, talmente affollato , da rimanere soffocati per la bolgia di persone, è da togliere il fiato per la maestosità e imponenza di tutte queste figura in fila. Perché costruire un esercito così maestoso per una tomba? Per dimostrare la propria potenza, sia nel mondo dei vivi che in quello dei morti? Ci sono molte domande alle quali è difficile dare una risposta certa.

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 Voglio terminare queste suggestioni di viaggio con la navigazione da sogno lungo il fiume Guilin, regione di Guangxi, Cina meridionale. La crociera sul fiume Li. Per chi è stato nella baia di HaLong nel Vietnam del Nord, può già avere un’idea del tipo di paesaggio : guglie galleggianti sospese nell’acqua: rocce carsiche, alcune con vegetazione di bambù, fuoriescono dall’acqua dando vita a profili multiformi, fiabeschi ed onirici. Dando libero sfogo alla fantasia si possono vedere profili umani, animali in corsa ed altre figure leggendarie. Non è molto che la Cina si è riaperta ad un turismo così massiccio, soprattutto a frotte di cinesi chiassosi con bambini vivaci; sono loro i più fanatici turisti, sempre pronti in prima fila a spingere e strattonare, soprattutto quando bisogna fare uno scatto memorabile. Un caotico riappropriarsi del territorio e dei propri diritti?

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