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	<title>News Arte e Cultura &#187; admin</title>
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	<description>News Arte e Cultura</description>
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		<title>La poetica di Richard Avedon</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Oct 2026 09:21:19 +0000</pubDate>
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di Antonella D’Ambrosio
 Nuova luce su Richard Avedon (1923 – 2004) al Palazzo delle Esposizioni dove, fino al 31 gennaio 2027, è visibile la storica e preziosa serie di ritratti che il fotografo statunitense realizzò nell’arco di cinque anni attraversando il West degli Stati Uniti. La mostra, curata da Clément Chéroux, Direttore della Fondation Henri Cartier-Bresson, si compone dell’intera [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.newsartecultura.it/wp-content/uploads/2026/10/unnamed1.png" rel="prettyPhoto"><img class="aligncenter size-large wp-image-14060" alt="unnamed" src="https://www.newsartecultura.it/wp-content/uploads/2026/10/unnamed1-1024x576.png" width="620" height="348" /></a></p>
<p style="text-align: justify; font-size: 20px;">di Antonella D’Ambrosio</p>
<p style="text-align: justify; font-size: 20px;"><br style="font-size: 20px;" /> Nuova luce su Richard Avedon (1923 – 2004) al Palazzo delle Esposizioni dove, fino al 31 gennaio 2027, è visibile la storica e preziosa serie di ritratti che il fotografo statunitense realizzò nell’arco di cinque anni attraversando il West degli Stati Uniti. La mostra, curata da Clément Chéroux, Direttore della Fondation Henri Cartier-Bresson, si compone dell’intera serie, in Italia per la prima volta, delle 110 fotografie raccolte nel libro “In the American West”, pubblicato nel 1985 da Harry N. Abrams, insieme a una selezione di interessanti materiali d’archivio. A guardare la mostra ci si sente grati di poter ripercorrere uno dei progetti più significativi del lavoro di Richard Avedon che permette di osservare le immagini nel formato della visione originaria del fotografo; infatti le fotografie esposte sono le stampe utilizzate da Avedon per la pubblicazione del libro edito da Harry N. Abrams nel 1985.</p>
<div id="attachment_14061" style="width: 630px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.newsartecultura.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_20261007_123556.jpg" rel="prettyPhoto"><img class="size-large wp-image-14061" alt="Lavoratrice alla fiera" src="https://www.newsartecultura.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_20261007_123556-768x1024.jpg" width="620" height="826" /></a>
<p class="wp-caption-text">Lavoratrice alla fiera</p>
</div>
<p style="text-align: justify; font-size: 20px;"> L’avventura prese l’avvio dalla pubblicazione della foto di Wilbur Powell, caposquadra di un ranch, che Avedon fotografò durante un periodo di convalescenza in Montana; il ritratto attirò l’attenzione di Mitchell A. Wilder, direttore dell’Amon Carter Museum, che propose al fotografo di sviluppare una serie dedicata al West. Per cinque anni, dal marzo 1979 all’ottobre 1984, soprattutto nei mesi primaverili ed estivi, Avedon attraversò ventuno Stati, fermandosi nelle aree di sosta per camionisti, nei mercati del bestiame, nelle fiere, nei mattatoi, nei rodei, negli accampamenti minerari e nei giacimenti petroliferi, fotografando più di mille persone, donne e uomini: minatori, contadini, operai, camionisti, lavoratori, disoccupati, incontrati nei luoghi più diversi del West americano, da qui l’importanza di questo grande progetto. Tutte persone lontane dai circuiti della celebrità e della rappresentazione pubblica, che il fotografo volle portare al centro dell’immagine e che descrisse come la forza nascosta del Paese, portando avanti una comunicazione fortemente politica. Ci troviamo in un momento di profonde trasformazioni negli Stati Uniti: dopo la crisi petrolifera della fine degli anni Settanta, il Paese attraversava una fase di recessione e deindustrializzazione che colpiva in particolare il mondo del lavoro.</p>
<div id="attachment_14064" style="width: 504px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.newsartecultura.it/wp-content/uploads/2026/10/07.jpg" rel="prettyPhoto"><img class="size-full wp-image-14064" alt="Minatori" src="https://www.newsartecultura.it/wp-content/uploads/2026/10/07.jpg" width="494" height="659" /></a>
<p class="wp-caption-text">Minatori</p>
</div>
<p style="text-align: justify; font-size: 20px;"> Avedon dunque rivolse lo sguardo verso una realtà distante dall’immagine di prosperità che la cultura popolare americana proponeva in quegli stessi anni e distante dalle sue opere precedenti, infatti era già noto per le fotografie di moda realizzate per riviste come Harper’s Bazaar e Vogue e come autore di celebri ritratti di artisti e personalità pubbliche e protagonista di importanti mostre nei principali musei americani, tra queste una retrospettiva allo Smithsonian Institution di Washington nel 1962 e una mostra personale al Metropolitan Museum of Art di New York nel 1978.  Ciò che salta all’occhio vedendo la sequenza di queste foto è la radicale semplicità, quasi una forma di purezza: Avedon, all’aperto e all’ombra, utilizzando la sola luce naturale, ritraeva i suoi soggetti posti frontalmente davanti a un grande fondale bianco che eliminava completamente il contesto, così da poter concentrare l’attenzione sulla persona. Sappiamo che usava una macchina fotografica di grande formato montata su treppiede; ma la semplicità è solo apparente, perché è il risultato di una costruzione estremamente complessa: ogni ritratto nasce da un saggio processo di osservazione e relazione tra fotografo e soggetto diretto da Avedon stesso. Ascoltiamo le sue parole: «Un ritratto non è una riproduzione fedele. Non esiste inesattezza: tutte le foto sono esatte, ma nessuna è la verità».<br style="font-size: 20px;" /> La mostra permette, inoltre, è non è poca cosa, di approfondire il processo creativo attraverso i materiali, provenienti dall’archivio della Richard Avedon Foundation: appunti autografi, una selezione di Polaroid di lavoro e documenti provenienti dai fascicoli che Avedon raccoglieva sui singoli soggetti, tra cui particolare la corrispondenza che intratteneva con le persone fotografate. Viene restituita così anche la dimensione umana del lungo progetto: dai primi scatti alla selezione, alla stampa sino alla pubblicazione della serie e all’apertura delle prime tappe espositive.</p>
<div id="attachment_14065" style="width: 630px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.newsartecultura.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_20261007_123515.jpg" rel="prettyPhoto"><img class="size-large wp-image-14065" alt="Minatore" src="https://www.newsartecultura.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_20261007_123515-768x1024.jpg" width="620" height="826" /></a>
<p class="wp-caption-text">Minatore</p>
</div>
<p style="text-align: justify; font-size: 20px;">&#8220;In the American West&#8221; Richard Avedon al Palaexpo fino al 30 gennaio 2027, da martedì a domenica h.10-20, biglietti euro 12 intero 10 ridotto. Per informazioni www.palazzoesposizioniroma.it.</p>
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		<title>Le storie che meno guardiamo</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 10:01:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[
Dissoluzione della Jugoslavia, 1991-2008.

di Luigi Fattorini
 Come già un secolo fa, anche i nostri tempi sono tornati ad essere influenzati dalle crisi internazionali, quali la Russia che invade l&#8217;Ucraina, Israele che devasta Gaza o Trump che intende annientare l&#8217;Iran. Eppure, il riemergere di nodi irrisolti ci coglie spesso indifferenti, se non stupiti. Si può dire lo si sia visto non [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_14050" style="width: 502px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.newsartecultura.it/wp-content/uploads/2026/10/02.jpg" rel="prettyPhoto"><img class="size-full wp-image-14050" alt="Dissoluzione della Jugoslavia, 1991-2008. " src="https://www.newsartecultura.it/wp-content/uploads/2026/10/02.jpg" width="492" height="615" /></a>
<p class="wp-caption-text">Dissoluzione della Jugoslavia, 1991-2008.</p>
</div>
<p style="text-align: justify; font-size: 20px;">di Luigi Fattorini</p>
<p style="text-align: justify; font-size: 20px;"> Come già un secolo fa, anche i nostri tempi sono tornati ad essere influenzati dalle crisi internazionali, quali la Russia che invade l&#8217;Ucraina, Israele che devasta Gaza o Trump che intende annientare l&#8217;Iran. Eppure, il riemergere di nodi irrisolti ci coglie spesso indifferenti, se non stupiti. Si può dire lo si sia visto non molti giorni fa, quando sono accaduti due episodi concomitanti: la morte di Ratko Mladić e la condanna per crimini di guerra di Hashim Thaçi, da parte di un tribunale internazionale. A qualcuno questi nomi parranno forse anche dire poco. Più magari quello di Mladić, che chi c&#8217;era negli anni &#8217;90 è difficile non ricordi come il &#8220;boia di Srebrenica&#8221;. Un po&#8217; di meno invece per Thaçi, che è stato leader del braccio armato del movimento indipendentista kosovaro, l&#8217;UÇK, nonché &#8211; dopo l&#8217;indipendenza faticosamente raggiunta dal Kosovo (ma non ancora da tutti riconosciuta, ricordiamolo) nel 2008 &#8211; anche presidente di questo nuovo stato per alcuni anni. Ora, non è il caso di ricordare più di tanto il contesto delle guerre che hanno insanguinato la ex-Jugoslavia, e le relative storie che hanno visto tanto l&#8217;uno che l&#8217;altro (assieme a non pochi altri personaggi) nel ruolo di protagonisti. Rimanendo all&#8217;attualità è interessante soffermarsi su un aspetto, che è stato rilevato dai commentatori ma neanche più di tanto alla fine. I funerali di Mladić si sono svolti infatti in una Belgrado pervasa quasi da orge di nazionalismo serbo, così come la condanna di Thaçi è stata accompagnata da feroci proteste a Priština (e non solo),  con torme di persone che hanno rigettato l&#8217;accusa, quasi che colpisse non la persona bensì l&#8217;intero popolo.</p>
<div id="attachment_14052" style="width: 530px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.newsartecultura.it/wp-content/uploads/2026/10/04.jpg" rel="prettyPhoto"><img class="size-full wp-image-14052" alt="Ratko Mladic (a sinistra9 durante la guerra di Bosnia, 1992-95. " src="https://www.newsartecultura.it/wp-content/uploads/2026/10/04.jpg" width="520" height="520" /></a>
<p class="wp-caption-text">Ratko Mladic (a sinistra9 durante la guerra di Bosnia, 1992-95.</p>
</div>
<p style="text-align: justify; font-size: 20px;"> Ecco, questa cosa può aiutarci forse a cogliere meglio un dettaglio che spesso a noi dell&#8217;Europa occidentale (poco abituati a quanto pare a capire le dinamiche della metà orientale del continente) pare sfuggire: l&#8217;identificazione della collettività, più o meno totale, con un simbolo e con una causa. Il tutto tenendo a mente un altro elemento: quello di un sentimento profondo, che magari trova origine &#8211; altra cosa nella quale l&#8217;Europa orientale si differenzia dalla metà nostra &#8211; nella storia di quei paesi. Quante volte ad esempio abbiamo visto e vediamo ancora oggi in Serbia piangere per episodi come &#8211; tanto per restare in tema &#8211; la battaglia di Kosovo Polje del 1389 (quella dove i serbi medievali tentarono di opporsi agli ottomani)? E&#8217; passato più di mezzo millennio, eppure nel 1989 &#8211; per il 600° anniversario &#8211; Slobodan Milosević radunò lì un numero impressionante di connazionali, aizzandoli contro i nuovi &#8220;nemici&#8221; della patria serba. Cose del genere si vedono anche in altri angoli dei Balcani: dai nazionalisti albanesi che richiamano i miti &#8220;illirici&#8221;, ai greci che ovviamente non mancano di avere i loro rimandi gloriosi, ai vari altri popoli della (vasta) penisola a sud del Danubio che si rimandano a questo o quel regno medievale.</p>
<div id="attachment_14054" style="width: 630px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.newsartecultura.it/wp-content/uploads/2026/10/06.jpg" rel="prettyPhoto"><img class="size-large wp-image-14054" alt="Hashim Thaçi (in borghese) con i guerriglieri del UCK." src="https://www.newsartecultura.it/wp-content/uploads/2026/10/06-1024x575.jpg" width="620" height="348" /></a>
<p class="wp-caption-text">Hashim Thaçi (in borghese) con i guerriglieri dell&#8217;UCK.</p>
</div>
<p style="text-align: justify; font-size: 20px;"> Per carità, ogni popolo si porta dietro le proprie mitologie. In passato anche noi italiani ricordavamo agli stranieri Legnano o la disfida di Barletta, così come tra francesi e inglesi ognuno si vantava contro l&#8217;altro di questo o quell&#8217;episodio nella guerra dei Cento Anni. E via andare. Ma c&#8217;è una differenza: da noi, cioè nella nostra metà di continente (quella occidentale) queste cose alla fine si sono sopite, mentre nell&#8217;altra metà (quella orientale) pare di no. Con il risultato che noi continuiamo a stupirci quando vediamo &#8211; per esempio &#8211; Putin che si richiama a Pietro il Grande o a Caterina, o gli ucraini che usano simboli della Kiev medievale; per non parlare dei polacchi che ancora citano la grande confederazione polacco-lituana (ma con la parte polacca nel ruolo del leone) che spadroneggiò tra il Baltico e il Mar Nero per diversi secoli. Nel caso degli ex jugoslavi poi c&#8217;è anche un dettaglio spinoso: mitologie del genere sono state spesso usate l&#8217;uno contro l&#8217;altro, specie laddove nei confini del proprio si avevano quote considerevoli di connazionali &#8220;nemici&#8221;. La Croazia infatti ha nel suo seno la Krajina (zona cuscinetto creata in epoca asburgica in funzione antiottomana) storicamente abitata in prevalenza da serbi, così come la Serbia aveva nel suo seno il Kosovo a prevalenza albanese.</p>
<div id="attachment_14053" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.newsartecultura.it/wp-content/uploads/2026/10/05.jpg" rel="prettyPhoto"><img class="size-full wp-image-14053" alt="Slobodan Milosevic durante il grande comizio nella piana di Merli (Kosovo), 28 giugno 1989." src="https://www.newsartecultura.it/wp-content/uploads/2026/10/05.jpg" width="640" height="426" /></a>
<p class="wp-caption-text">Slobodan Milosevic durante il grande comizio nella piana di Merli (Kosovo), 28 giugno 1989.</p>
</div>
<p style="text-align: justify; font-size: 20px;"> Per non parlare della Bosnia, dove serbi, croati e musulmani da secoli si frammischiano in larghe zone. E come è finita in questi casi? Che in Krajina dopo il 1994 (quando i croati ripresero il controllo sulla zona), la popolazione serba fu costretta ad andarsene in massa (un po&#8217; come accadde agli italiani dell&#8217;Istria persa dall&#8217;Italia dopo il 1947), così come in Bosnia si sono avute &#8211; sia con che senza i massacri come Srebrenica &#8211; semplificazioni nelle zone a prevalenza vuoi serba, vuoi musulmana vuoi croata. Quanto al Kosovo, fallito il tentativo serbo di togliere il volto prevalentemente albanese del luogo, i ruoli si sono invertiti dopo l&#8217;indipendenza, e al momento ad essere dalla parte della scopa e non più del manico è la locale minoranza serba. E&#8217; questo in altre parole il contesto in cui vanno inserite le vicende di Mladić e di Thaçi. E non solo di loro perché, lo ricordiamo, l&#8217;elenco di personaggi di siffatta indole non è breve. Peraltro con anche stavolta le cronache recenti che cascano a pennello, vista la morte in questi giorni pure della ex presidentessa serbo-bosniaca Biljana Plavšić (condannata anche lei in sede internazionale). Certo, sono argomenti da maneggiare con cura, non foss&#8217;altro perché è facile farli diventare apriporta di fraintendimenti, se non di intolleranze, tipo quella dei popoli jugoslavi descritti come &#8221;sanguinari&#8221;, affamati di &#8220;pulizia etnica&#8221;. Ma sono comunque elementi da considerare, perlomeno se si vuole seriamente costruire (o provare a costruire) al meglio un&#8217;integrazione europea. Anche perché ricordiamolo: a quell&#8217;integrazione europea i governi di questi stessi popoli chiedono alla fine di partecipare.</p>
<div id="attachment_14055" style="width: 810px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.newsartecultura.it/wp-content/uploads/2026/10/4.-Serbi-Krajina.jpg" rel="prettyPhoto"><img class="size-full wp-image-14055" alt="Profughi serbi della Krajina croata verso la Bosnia (1995)." src="https://www.newsartecultura.it/wp-content/uploads/2026/10/4.-Serbi-Krajina.jpg" width="800" height="452" /></a>
<p class="wp-caption-text">Profughi serbi della Krajina croata verso la Bosnia (1995).</p>
</div>
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		<title>Il Qi di Yuan Gong</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Oct 2026 07:40:59 +0000</pubDate>
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di Angelina Travaglini
  E’ il Qi, si pronuncia Ci, ad unire il mondo occidentale e quello orientale; un concetto filosofico che da sempre permette di avere un confronto reale tra la cultura dell’Oriente e quella dell’Occidente. Qi è quel concetto della filosofia e della cultura cinese taoista che indica l&#8217;energia vitale, il respiro o la forza materiale che [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.newsartecultura.it/wp-content/uploads/2026/10/0.jpg" rel="prettyPhoto"><img class="aligncenter size-full wp-image-14042" alt="0" src="http://www.newsartecultura.it/wp-content/uploads/2026/10/0.jpg" width="817" height="615" /></a></p>
<p style="text-align: justify; font-size: 20px;">di Angelina Travaglini</p>
<p style="text-align: justify; font-size: 20px;"><br style="font-size: 20px;" />  E’ il Qi, si pronuncia Ci, ad unire il mondo occidentale e quello orientale; un concetto filosofico che da sempre permette di avere un confronto reale tra la cultura dell’Oriente e quella dell’Occidente. Qi è quel concetto della filosofia e della cultura cinese taoista che indica l&#8217;energia vitale, il respiro o la forza materiale che permea e anima l&#8217;intero universo. L&#8217;ideogramma cinese del Qi è rappresentato tradizionalmente dal vapore che si alza da una pentola di riso in cottura: lo stesso ideogramma che l’artista Yuan Gong ha fatto disegnare sul dorso del suo “abito di scena”, con il quale ha dato vita ad una performance ricca di suggestione e di grande forza creativa. Al centro della sala, al secondo piano di Palazzo Merulana, nel cuore della Collezione della Fondazione Elena e Claudio Cerasi, con accanto i capolavori di Antonio Donghi e i “buoni auspici” dell&#8217;opera Il Direttore delle Stelle di Jan Fabre, Yuan Gong entra nella realtà senza rappresentarla e vi fa entrare l’imponderabile invitando tutti i partecipanti alla performance &#8211; “Oggi consegno il mio corpo a voi” sussurra Gong – potete disturbarmi ma non farmi del male &#8211; e a lasciare, a più riprese, sul viso, sul collo, sulle mani, segni e colori; scrivendo con la bic, disegnando con gli acquarelli una maschera inedita, realizzando un’opera d’arte con il corpo e con le relazioni interpersonali sviluppate in quello spazio che diventa confine e relazione. Lo spazio assume così una funzionalità diversa a seconda dell’idea creativa dei momenti. Il risultato “filosofico” è semplice e potente; “Non agire, segui il corso delle cose, senza forzarle” e potente è la frase con cui Yuan Gong chiude la performance: “Adesso voi vi siete consegnati a me”.</p>
<p style="text-align: justify; font-size: 20px;"><a href="http://www.newsartecultura.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG20261002121711.jpg" rel="prettyPhoto"><img class="aligncenter size-large wp-image-14043" alt="IMG20261002121711" src="http://www.newsartecultura.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG20261002121711-771x1024.jpg" width="620" height="823" /></a><br style="font-size: 20px;" />  A Palazzo Merulana, diretto da Paola Centanni, Yuan Gon ha inaugurato la II Edizione della Settimana della Cultura Italia-Cina, con la presentazione dei principali appuntamenti della manifestazione e di The World of the Stage II – Una mostra personale di Yuan Gong, a cura di Liliana Liao e della Curatorial Advisor Giuliana Benassi e Delphine Valli dell’Accademia di Belle Arti di Venezia. Aperta al pubblico dal 3 ottobre fino al primo novembre 2026, l’iniziativa si articola in tre progetti complementari, The World of the Stage II, The Birth of the Jester e The Labyrinth, capitoli di un&#8217;unica ricerca artistica che trova nella Settimana della Cultura Italia-Cina il proprio naturale spazio di sviluppo, dialogo e restituzione al pubblico. Attraverso video art, performance e opere multidisciplinari, la mostra approfondisce la ricerca di Yuan Gong sul rapporto tra identità, rappresentazione e trasformazione nella società contemporanea. La ricerca dell&#8217;artista, sviluppata da oltre quindici anni attorno al concetto di Qi come principio estetico e filosofico, trova in questo nuovo capitolo un ulteriore sviluppo, mettendo in dialogo arte contemporanea cinese,<br style="font-size: 20px;" />patrimonio culturale italiano e pubblico internazionale. La II Edizione della Settimana della Cultura Italia-Cina si chiuderà il 5 novembre prossimo nella Sala della Protomoteca in Campidoglio.</p>
<p style="text-align: justify; font-size: 20px;"><a href="http://www.newsartecultura.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG20261002121719.jpg" rel="prettyPhoto"><img class="aligncenter size-large wp-image-14044" alt="IMG20261002121719" src="http://www.newsartecultura.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG20261002121719-771x1024.jpg" width="620" height="823" /></a></p>
<p style="text-align: justify; font-size: 20px;"><br style="font-size: 20px;" />Roma, Palazzo Merulana, Fondazione Claudio e Elena Cerasi, orari e biglietto al link<br style="font-size: 20px;" />Ufficio stampa Leeloo Comunicazione<br style="font-size: 20px;" />Programma II Edizione della Settimana della Cultura Italia-Cina</p>
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		<title>Un organo per Roma</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Oct 2026 15:33:43 +0000</pubDate>
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&#160;

Da domenica 4 ottobre al via l’XI edizione del Festival “Un organo per Roma”.
Otto concerti, tutti a ingresso libero, nelle basiliche e chiese romane esplorando la versatilità dello strumento in ambito concertistico, sia solista sia in dialogo con altri strumenti, fra repertorio più consolidato e insolite novità, aprendosi anche al jazz, pop e gospel.
 
L’apertura domenica [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div lang="IT">
<p>&nbsp;</p>
<p align="center"><img id="m_7530623227508519015Immagine_x0020_2" tabindex="0" alt="" src="https://mail.google.com/mail/u/0?ui=2&amp;ik=e582def6d9&amp;attid=0.0.2&amp;permmsgid=msg-f:1877835205255980800&amp;th=1a0f692b84016700&amp;view=fimg&amp;fur=ip&amp;permmsgid=msg-f:1877835205255980800&amp;sz=s0-l75-ft&amp;attbid=ANGjdJ9rkzZA1GJX177hGJzREMyy8aRY060VOi1qnOu2l1uwP-CRgNeaw1a6uJqhApodjm3EmLVmUojmNPjqS2R9kuLBxO-fjJCELRXJJutQVmWK-FPfsH4GRA0rYNg&amp;disp=emb&amp;zw" width="643" height="227" border="0" data-image-whitelisted="" data-bit="iit" /></p>
<p align="center"><b>Da domenica 4 ottobre al via l’XI edizione del Festival “Un organo per Roma”.</b></p>
<p align="center"><b>Otto concerti, tutti a ingresso libero, nelle basiliche e chiese romane esplorando la versatilità dello strumento in ambito concertistico, sia solista sia in dialogo con altri strumenti, fra repertorio più consolidato e insolite novità, aprendosi anche al jazz, pop e gospel.</b></p>
<p align="center"><b> </b></p>
<p align="center"><b><i>L’apertura domenica 4 ottobre alla Basilica dei Ss. Cosma e Damiano con la prima esecuzione assoluta di “Il testamento di San Francesco” di Giorgio Carnini su testi di san Francesco</i></b></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify; font-size: 20px;">Undicesima edizione per il <b style="font-size: 20px;">Festival “Un organo per Roma”</b>, con la direzione artistica di <b style="font-size: 20px;">Giorgio Carnini</b>, ormai tradizionale appuntamento dell’autunno romano, quest’anno con nuovi percorsi musicali legati all’organo. Otto concerti, uno ogni domenica dal 4 ottobre sino al 22 novembre, tutti a ingresso libero, in cinque basiliche e chiese di Roma: Basilica dei Santi Cosma e Damiano, Basilica di Santa Maria in Montesanto, più conosciuta come Chiesa degli Artisti in piazza del Popolo, Basilica del Sacro Cuore di Cristo Re, Chiesa delle Sacre Stimmate di San Francesco e Chiesa di Santa Chiara in piazza dei Giuochi Delfici.</p>
<p style="text-align: justify; font-size: 20px;">
<p style="text-align: justify; font-size: 20px;">“<i style="font-size: 20px;">Il Festival</i> – illustra Giorgio Carnini –, <i style="font-size: 20px;">nato per sottolineare la necessità della presenza di un organo “vero” nel più importante spazio sinfonico della capitale, il Parco della Musica, dove tutt’oggi manca, ha parallelamente prodotto un certo cambiamento nel modo di considerare l’organo, valorizzando la sua versatilità in ambito concertistico: l’organo non solo solista, ma in compagnia di strumenti, a volte anche insoliti, esplorando ogni tipo di forma musicale, trascrizioni e prime esecuzioni, con uno sguardo costante alle nuove tendenze della musica. Ed è a questi criteri che risponde ancora l’XI edizione, che presenta varie novità e qualche sorpresa: l’arrivo del jazz, del pop e del gospel. Sperando ancor più che tutti gli sforzi profusi portino a un risveglio della coscienza pubblica tale da rendere inevitabile la restituzione alla città dell’organo al Parco della Musica”.</i></p>
<p style="text-align: justify; font-size: 20px;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify; font-size: 20px;">Numerose le istituzioni chiamate a partecipare al progetto promosso dalla <b style="font-size: 20px;">Camerata Italica</b>, con la collaborazione dell’<b style="font-size: 20px;">Accademia Filarmonica Romana </b>e l’<b style="font-size: 20px;">Associazione Nuova Consonanza</b>, e i sostenitori S<b style="font-size: 20px;">ocietà Dante Alighieri, Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani, Accademia Tedesca Villa Massimo e il Coni</b>.</p>
<p style="text-align: justify; font-size: 20px;">
<p style="text-align: justify; font-size: 20px;">L’inaugurazione sarà domenica 4 ottobre (ore 20) nella Basilica dei Ss. Cosma e Damiano con la prima esecuzione assoluta di <b style="font-size: 20px;"><i style="font-size: 20px;">Il testamento di San Francesco</i>, melologo sacro in sette quadri di Giorgio Carnini</b> su testi di san Francesco e coevi. Un omaggio a san Francesco nell’ottocentesimo anniversario della morte, che vedrà la partecipazione di Augusto Zucchi (voce recitante), Alessio Quaresima Escobar (voce solista), Ivano Guagnelli (tastiera), all’organo Olga Di Ilio con un ensemble strumentale e il Coro Cantoria Nova, diretti da Angelo Bruzzese (maestro del coro Annalisa Pellegrini).</p>
<p style="text-align: justify; font-size: 20px;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify; font-size: 20px;">Domenica 11 ottobre nella Chiesa degli Artisti (ore 17.30), sarà la volta di <b style="font-size: 20px;"><i style="font-size: 20px;">Jesu, meine Freude</i></b>, il celebre mottetto di Bach insieme con una collana di composizioni organistiche dallo stesso titolo eseguite da Daniel Sanmartín Nieto. Il coro RomEnsemble, diretto da Annalisa Pellegrini, sarà accompagnato all’organo da Angelo Bruzzese.</p>
<p style="text-align: justify; font-size: 20px;">
<p style="text-align: justify; font-size: 20px;">Sempre alla Chiesa degli Artisti, domenica 18 ottobre (ore 17.30) un’altra novità: per la prima volta pop, spiritual e jazz fanno irruzione nelle programmazioni del Festival, con <b style="font-size: 20px;"><i style="font-size: 20px;">La conversione di Bob Dylan</i></b>, una raccolta di brani di Dylan dal contenuto spirituale – frutto del suo progressivo transito verso la fede cristiana – rivisitati in chiave jazz da Riccardo Fassi (all’organo e al pianoforte) in compagnia della voce di Carla Marcotulli. Inizierà la serata l’Amazing Grace Gospel Choir<i style="font-size: 20px;"> </i>diretto da Timothy Martin, con una raccolta di spiritual.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify; font-size: 20px;">Domenica 25 ottobre (ore 20) il Festival si trasferisce nella Basilica di Cristo Re in viale Mazzini 32, con <b style="font-size: 20px;"><i style="font-size: 20px;">Gli Angeli e l’Apocalisse, quasi un racconto per 7 cantori, tube e organo</i></b>, un concerto-spettacolo con musiche di Leisbert Antonio Moreno Guillén (anche organanista), Edgar Dutary tube e il gruppo vocale Gli Angeli dell’Apocalisse<i style="font-size: 20px;">.</i></p>
<p style="text-align: justify; font-size: 20px;">
<p style="text-align: justify; font-size: 20px;">Domenica 1° novembre (ore 17.30) nella Chiesa di Santa Chiara a piazza dei Giuochi Delfici, un classico di “Un organo per Roma”: <b style="font-size: 20px;"><i style="font-size: 20px;">Bach principio generatore</i></b> arrivato al settimo numero. Grandi opere di Bach e corali per organo accanto a due brani in prima esecuzione assoluta di autori contemporanei ispirate agli stessi corali. Federico Vallini e Alessandra Ciccaglioni organo, soprano Naho Yokoyama, flauto Aurora Sciaboletta e il coro polifonico Santa Chiara.</p>
<p style="text-align: justify; font-size: 20px;">
<p style="text-align: justify; font-size: 20px;">Domenica 8 novembre (ore 20) si torna nella basilica di Cristo Re con <b style="font-size: 20px;"><i style="font-size: 20px;">Divagazioni su Palestrina</i></b>, cinque mottetti per coro di Giovanni Pierluigi da Palestrina (coro CivicAntiqua diretto da Annalisa Pellegrini) e una fantasia di Giuseppe Galli sugli stessi mottetti per organo, orchestra di ottoni (Italian Brass Band diretta da Giuseppe Saggio) e soprano Arianna Morelli.</p>
<p style="text-align: justify; font-size: 20px;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify; font-size: 20px;">Domenica 15 novembre (ore 20) nella Chiesa delle Sacre Stimmate (<a style="font-size: 20px;" href="https://www.google.com/maps/search/largo+delle+Stimmate+1?entry=gmail&amp;source=g" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://www.google.com/maps/search/largo%2Bdelle%2BStimmate%2B1?entry%3Dgmail%26source%3Dg&amp;source=gmail&amp;ust=1790954114732000&amp;usg=AOvVaw1oH7q3Cs9FYcsNsSWGnyMy">largo delle Stimmate 1</a>), spazio a <b style="font-size: 20px;"><i style="font-size: 20px;">Polifonia</i> <i style="font-size: 20px;">mon</i> <i style="font-size: 20px;">amour</i></b>, un ideale dialogo fra Bach e lo spagnolo Tomás Luis de Victoria. Brani organistici del Kantor nell’interpretazione di Olga Di Ilio si alterneranno a opere polifoniche di Victoria per coro e doppio coro (Coro Johannes Ockeghem<i style="font-size: 20px;"> </i>e<i style="font-size: 20px;"> </i>Coro Musica Reservata) dirette da Roberto Ciafrei.</p>
<p style="text-align: justify; font-size: 20px;">
<p style="text-align: justify; font-size: 20px;">Una serata dedicata a<b style="font-size: 20px;"> <i style="font-size: 20px;">L’“Abate” Liszt</i></b> concluderà la rassegna domenica 22 novembre (ore 20) alla Basilica di Cristo Re. Tre importanti opere per organo del grande ungherese eseguite da Cristiano Accardi faranno compagnia alla celebre <i style="font-size: 20px;">Missa Choralis </i>eseguita dal coro Claudio Casini dell’Università di Tor Vergata diretto da Stefano Cucci; all’organo da Elisabetta Orienti.</p>
<p style="text-align: justify; font-size: 20px;">
<p style="text-align: justify;">
<p>PROGRAMMA</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Domenica 4 ottobre, ore 20.00</b></p>
<p><b>Basilica dei Santi Cosma e Damiano </b></p>
<p><a href="https://www.google.com/maps/search/Via+dei+Fori+Imperiali,1?entry=gmail&amp;source=g" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://www.google.com/maps/search/Via%2Bdei%2BFori%2BImperiali,1?entry%3Dgmail%26source%3Dg&amp;source=gmail&amp;ust=1790954114732000&amp;usg=AOvVaw3-qu8QWHLeWIUbm0soX0p2">Via dei Fori Imperiali,1</a><b></b></p>
<p><i>In collaborazione con la<b> Curia Generalizia TOR</b></i></p>
<p><b>Il testamento di San Francesco</b></p>
<p><b> </b></p>
<p><b>Augusto Zucchi</b>, voce recitante</p>
<p><b>Alessio Quaresima Escobar</b>, baritono</p>
<p><b>Olga Di Ilio</b>, organo</p>
<p><b>Ivano Guagnelli</b>, tastiera</p>
<p><b>Franz Albanese</b>, <b>Giovanna Grandi</b>, flauto</p>
<p><b>Diego Mantua</b>, clarinetto</p>
<p><b>Mauro De Vita</b>, fagotto</p>
<p><b>Pierfrancesco Virgili</b>, percussioni</p>
<p><b>Coro <i>Cantoria Nova Romana</i></b> diretto da <b>Annalisa Pellegrini</b></p>
<p><b>Angelo Bruzzese</b>, direttore</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Giorgio Carnini  </b></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify; font-size: 20px;"><i style="font-size: 20px;">Il testamento di San Francesco*</i></p>
<p style="text-align: justify; font-size: 20px;">melologo sacro in sette quadri per voce recitante, voce solista,</p>
<p style="text-align: justify; font-size: 20px;">organo,  tastiera,  2 flauti, clarinetto, fagotto, percussioni con</p>
<p style="text-align: justify; font-size: 20px;">testi di e su San Francesco a cura di Olga Di Ilio</p>
<p style="text-align: justify;">
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Domenica 11 ottobre, ore 17.30</b></p>
<p><b>Basilica di Santa Maria in Montesanto</b></p>
<p><b>(Chiesa degli Artisti)</b> &#8211; Piazza del Popolo, 18</p>
<p><b>Jesu, meine Freude</b></p>
<p><b><i> </i></b></p>
<p><b>Daniel Sanmartín Nieto</b>, <b>Angelo Bruzzese</b>, organo</p>
<p><b>Coro <i>RomEnsemble </i>  </b></p>
<p><b>Annalisa Pellegrini</b>, direttore</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Johann Sebastian Bach</b> (1685-1750)</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify; font-size: 20px;">Corale <i style="font-size: 20px;">Jesu, meine Freude</i> BWV 227/1</p>
<p style="text-align: justify; font-size: 20px;">
<p style="text-align: justify;">
<p><b>Johann Ludwig Krebs</b> (1713-1780)<i>                   <wbr />  </i></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify; font-size: 20px;"><i style="font-size: 20px;">Praeambulum, Choral et Choral alio modo supra</i></p>
<p style="text-align: justify; font-size: 20px;"><i style="font-size: 20px;">“Jesu, meine Freude” </i>KWV 502</p>
<p style="text-align: justify; font-size: 20px;">
<p style="text-align: justify;">
<p><b>Domenica 18 ottobre, ore 17.30</b></p>
<p><b>Basilica di Santa Maria in Montesanto</b></p>
<p><b>(Chiesa degli Artisti)</b> &#8211; Piazza del Popolo, 18<b></b></p>
<p><b>La conversione di Bob Dylan</b></p>
<p><b> </b></p>
<p><b>Carla Marcotulli</b>, voce</p>
<p><b>Riccardo Fassi</b>, organo &#8211; pianoforte</p>
<p><b><i>Amazing Grace Gospel Choir </i></b>diretto da <b>Timothy Martin</b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>AAVV</b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="font-size: 20px;"><i style="font-size: 20px;">Antologia di noti brani gospel</i></p>
<p style="font-size: 20px;"><i style="font-size: 20px;"> </i></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Bob Dylan</b> (1941)                        <wbr />                              <wbr />                              <wbr /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="font-size: 20px;">brani tratti dalla <i style="font-size: 20px;">Trilogia della conversione</i> arrangiamenti per</p>
<p style="font-size: 20px;">voce e tastiera di R. Fassi</p>
<p style="font-size: 20px;"><b style="font-size: 20px;"> </b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Domenica 25 ottobre, ore 20.00</b></p>
<p><b>Basilica del Sacro Cuore di Cristo Re </b>- <a href="https://www.google.com/maps/search/Viale+G.+Mazzini,+32?entry=gmail&amp;source=g" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://www.google.com/maps/search/Viale%2BG.%2BMazzini,%2B32?entry%3Dgmail%26source%3Dg&amp;source=gmail&amp;ust=1790954114733000&amp;usg=AOvVaw2REsy1pSvJhJCyu-dJjsQb">Viale G. Mazzini, 32</a></p>
<p><b>Gli Angeli e l’Apocalisse</b></p>
<p><b>quasi un racconto per 7 cantori, tube e organo</b></p>
<p><b> </b></p>
<p><b>Leisbert Antonio Moreno Guillén</b>, organo</p>
<p><b>Edgar Dutary</b>, tube</p>
<p><b><i>I sette angeli dell’Apocalisse</i></b><i></i></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="font-size: 20px;">Pëtr Sorokin, Derlis González, Marco Rivas, Mauro Carosi,</p>
<p style="font-size: 20px;">Marianna Ivashchenko, Teresa Varelli, Vera Kukoleva</p>
<p style="font-size: 20px;"><wbr style="font-size: 20px;" /></p>
<p><wbr /></p>
<p><b>Leisbert Antonio Moreno Guillén  </b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="font-size: 20px;"><i style="font-size: 20px;">Apocalisse</i> per voci, organo e tuba</p>
<p style="font-size: 20px;"><i style="font-size: 20px;">Toccata latina su</i> <i style="font-size: 20px;">Salve Regina </i>per organo</p>
<p style="font-size: 20px;">
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="font-size: 20px;">Gregoriano – Improvvisazioni</p>
<p style="font-size: 20px;">
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Domenica 1 novembre, ore 17.30</b></p>
<p><b>Chiesa di Santa Chiara </b>- Piazza dei Giuochi Delfici<b> </b></p>
<p><b>Bach principio generatore VII</b></p>
<p><b> </b></p>
<p><b>Federico Vallini</b>, <b>Alessandra Ciccaglioni</b>, organo</p>
<p><b>Naho Yokoyama</b>, soprano</p>
<p><b>Aurora Sciaboletta</b>, flauto</p>
<p><b>Coro polifonico <i>Santa Chiara</i></b> diretto da <b>Giuseppe Galli</b></p>
<p><b> </b></p>
<p><b>Johann Sebastian Bach</b> (1685-1750)                   <wbr /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="font-size: 20px;">Preludio e fuga in re maggiore per organo BWV 532</p>
<p style="font-size: 20px;">Corale <i style="font-size: 20px;">Jesus Christus, unser Heiland </i>per organo<i style="font-size: 20px;"> </i>BWV 665</p>
<p style="font-size: 20px;">Corale <i style="font-size: 20px;">Jesus Christus, unser Heiland </i>per coro a 4 v. BWV 363</p>
<p style="font-size: 20px;">
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Simone Morgia</b>   <i></i></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="font-size: 20px;"><i style="font-size: 20px;">Jesus Christus, unser Heiland</i> omaggio al corale BWV 665</p>
<p style="font-size: 20px;">per soprano e organo*</p>
<p style="font-size: 20px;">
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Johann Sebastian Bach</b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="font-size: 20px;">Preludio e fuga in mi minore per organo BWV 548</p>
<p style="font-size: 20px;">Corale <i style="font-size: 20px;">Meine Seele erhebt den Herren</i> per organo BWV 648</p>
<p style="font-size: 20px;">Fuga sul <i style="font-size: 20px;">Magnificat </i>per organo<i style="font-size: 20px;"> </i>BWV 733</p>
<p style="font-size: 20px;">Corale <i style="font-size: 20px;">Meine Seele erhebt den Herren</i> per coro a 4 v.</p>
<p style="font-size: 20px;">BWV 10</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Angelo Bruzzese     </b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="font-size: 20px;"><i style="font-size: 20px;">Meine Seele</i> sul corale <i style="font-size: 20px;">Meine Seele erhebt den Herren  </i></p>
<p style="font-size: 20px;">per soprano, flauto e organo*</p>
<p style="font-size: 20px;">
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Domenica 8 novembre, ore 20.00</b></p>
<p><b>Basilica del Sacro Cuore di Cristo Re </b>- <a href="https://www.google.com/maps/search/Viale+G.+Mazzini,+32?entry=gmail&amp;source=g" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://www.google.com/maps/search/Viale%2BG.%2BMazzini,%2B32?entry%3Dgmail%26source%3Dg&amp;source=gmail&amp;ust=1790954114733000&amp;usg=AOvVaw2REsy1pSvJhJCyu-dJjsQb">Viale G. Mazzini, 32</a></p>
<p><b>Divagazioni su Palestrina</b></p>
<p><b> </b></p>
<p><b>Giuseppe Galli</b>, organo</p>
<p><b>Arianna Morelli</b>, soprano</p>
<p><b>Coro <i>CivicAntiqua</i></b><i> </i>diretto da <b>Annalisa Pellegrini</b></p>
<p><b><i>Italian Brass Band</i></b> diretta da <b>Giuseppe Saggio</b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Giovanni Pierluigi da Palestrina</b> (1525-1594)</p>
<p style="font-size: 20px;">5 mottetti per coro</p>
<p><b>Giuseppe Galli</b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="font-size: 20px;">Fantasie sugli stessi brani</p>
<p style="font-size: 20px;">per soprano, organo e brass band*</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b> </b></p>
<p><b>Domenica 15 novembre, ore 20.00</b></p>
<p><b>Chiesa delle Sacre Stimmate di San Francesco</b></p>
<p><a href="https://www.google.com/maps/search/Largo+delle+Stimmate,+1+(Largo+Argentina?entry=gmail&amp;source=g" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://www.google.com/maps/search/Largo%2Bdelle%2BStimmate,%2B1%2B(Largo%2BArgentina?entry%3Dgmail%26source%3Dg&amp;source=gmail&amp;ust=1790954114733000&amp;usg=AOvVaw1dMQyir9EdYib5bWjmZlIw">Largo delle Stimmate, 1 (Largo Argentina</a>)<b></b></p>
<p><b>Polifonia mon amour</b></p>
<p><b> </b></p>
<p><b>Olga Di Ilio</b>, organo</p>
<p><b>Coro <i>Johannes Ockeghem</i></b><i> </i>e<i> </i><b>Coro <i>Musica Reservata</i></b><i> </i></p>
<p><b>Roberto Ciafrei</b>, direttore</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Johann Sebastian Bach</b> (1685-1750)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="font-size: 20px;">Concerto in re minore per organo BWV 974</p>
<p style="font-size: 20px;">dal concerto per oboe, archi e b.c. di Alessandro Marcello</p>
<p style="font-size: 20px;">
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Tomás Luis de Victoria</b> (1548-1611)                   <wbr /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="font-size: 20px;"><i style="font-size: 20px;">Ave Maria </i>- <i style="font-size: 20px;">O magnum mysterium</i></p>
<p style="font-size: 20px;"><i style="font-size: 20px;">Kyrie &#8211; Credo</i> dalla <i style="font-size: 20px;">Missa O magnum mysterium </i>per coro</p>
<p style="font-size: 20px;"><i style="font-size: 20px;">            </i></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Johann Sebastian Bach</b></p>
<p style="font-size: 20px;">3 corali su <i>Wer nur den lieben Gott läßt walten</i> per organo</p>
<p><b>Tomás Luis de Victoria</b>       <i></i></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="font-size: 20px;"><i style="font-size: 20px;">Magi viderunt stellam &#8211; O vos omnes </i>per coro<i style="font-size: 20px;"></i></p>
<p style="font-size: 20px;"><i style="font-size: 20px;">                              <wbr style="font-size: 20px;" />             </i></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Johann Sebastian Bach</b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="font-size: 20px;">Fantasia e fuga in la minore per organo BWV 561</p>
<p style="font-size: 20px;">
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Tomás Luis de Victoria</b>       <i></i></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="font-size: 20px;"><i style="font-size: 20px;">Veni Sancte Spiritus &#8211; Laudate Dominum</i></p>
<p style="font-size: 20px;"><i style="font-size: 20px;">Domine, in virtute tua &#8211; Dixit Dominus</i><b style="font-size: 20px;"> </b>per doppio coro</p>
<p style="font-size: 20px;"><i style="font-size: 20px;"> </i></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Domenica 22 novembre, ore 20.00</b></p>
<p><b>Basilica del Sacro Cuore di Cristo Re </b>- <a href="https://www.google.com/maps/search/Viale+G.+Mazzini,+32?entry=gmail&amp;source=g" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://www.google.com/maps/search/Viale%2BG.%2BMazzini,%2B32?entry%3Dgmail%26source%3Dg&amp;source=gmail&amp;ust=1790954114734000&amp;usg=AOvVaw0nmY_Ufbzy9AvGhhO5XwFS">Viale G. Mazzini, 32</a><b> </b></p>
<p><b>L’<i>Abate</i> Liszt</b></p>
<p><b> </b></p>
<p><b>Cristiano Accardi</b>, <b>Elisabetta Orienti</b>, organo</p>
<p><b>Coro <i>Claudio Casini</i> dell’Università di Roma Tor Vergata   </b></p>
<p><b>Stefano Cucci</b>, direttore</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Franz Liszt</b> (1811-1886)<i>        </i></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="font-size: 20px;"><i style="font-size: 20px;">Weinen, Klagen, Sorgen, Zagen </i>per organo S.179<i style="font-size: 20px;"></i></p>
<p style="font-size: 20px;"><i style="font-size: 20px;">Consolazione </i>n. 4 per organo solo S. 172</p>
<p style="font-size: 20px;">Preludio e fuga su BACH per organo S</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="font-size: 20px;"><i style="font-size: 20px;">Missa Choralis</i> per coro e organo S.10</p>
<p style="font-size: 20px;"><b style="font-size: 20px;">*</b><i style="font-size: 20px;">prima esecuzione assoluta</i></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><i>_</i></p>
<div id="attachment_14033" style="width: 630px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.newsartecultura.it/wp-content/uploads/2026/10/Giorgio-Carnini-2.jpg" rel="prettyPhoto"><img class="size-large wp-image-14033" alt="Giorgio Carnini" src="https://www.newsartecultura.it/wp-content/uploads/2026/10/Giorgio-Carnini-2-723x1024.jpg" width="620" height="878" /></a>
<p class="wp-caption-text"><strong>Giorgio Carnini</strong></p>
</div>
<p><i> </i></p>
</div>
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		<title>Vivere nel Seicento in Italia</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Sep 2026 14:11:29 +0000</pubDate>
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di Marco Pasquali
 Ricostruire la vita di una comunità del Seicento è un progetto avvincente. Ottavia Niccoli lo fa analizzando le carte del tribunale di Bologna, ma potrebbe essere anche Roma. Alla fine, ne esce un affresco che descrive tutta la società. La serie dei personaggi è un campionario di umanità, anche se dagli atti di un tribunale escono fuori [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.newsartecultura.it/wp-content/uploads/2026/09/Storie-di-ogni-giorno-Niccoli-2021.jpg" rel="prettyPhoto"><img class="aligncenter size-large wp-image-14017" alt="Storie di ogni giorno - Niccoli 2021" src="https://www.newsartecultura.it/wp-content/uploads/2026/09/Storie-di-ogni-giorno-Niccoli-2021-628x1024.jpg" width="620" height="1010" /></a></p>
<p style="text-align: justify; font-size: 20px;">di Marco Pasquali</p>
<p style="text-align: justify; font-size: 20px;"><br style="font-size: 20px;" /> Ricostruire la vita di una comunità del Seicento è un progetto avvincente. Ottavia Niccoli lo fa analizzando le carte del tribunale di Bologna, ma potrebbe essere anche Roma. Alla fine, ne esce un affresco che descrive tutta la società. La serie dei personaggi è un campionario di umanità, anche se dagli atti di un tribunale escono fuori i reati: l’ecclesiastico che canta e suona la chitarra, i garzoni irriverenti, le coltellate in osteria, le calunnie tra vicini, l’onore da difendere, le promesse di matrimonio infrante ritraggono personaggi e dinamiche sociali anche violente, che nel libro rivivono come in un quadro di genere. Non mancano reali casi criminali: il prete pedofilo, la contadina presunta infanticida, la violenza carnale ripetuta, l’eterno dramma della gelosia e altro. Quella del Seicento italiano è una società in crisi, percorsa da eserciti stranieri e soggetta a carestie ed epidemie che all’epoca facevano parte della vita della comunità e venivano sopportate come uno scontato destino umano. Il Seicento tanto bene evocato da Manzoni è in Italia un’epoca di crisi economica, di guerre e di regresso demografico. In tutto questo si afferma la Controriforma, e qui il libro diventa interessante: dalla documentazione è chiaro che il controllo della Chiesa cattolica sulla società e sul clero era efficiente in città, pur con qualche resistenza, ma faticava a imporsi nelle comunità contadine esterne all’abitato. Nulla di strano, solo che qui vediamo anche una resistenza alla nuova liturgia, alla confessione, alla codificazione del matrimonio e alla pratica devozionale (pellegrinaggi a parte). Il controllo del clero è più efficace in città che nelle parrocchie di campagna, dove le contadine distrutte dal lavoro passano da un legame all’altro in una specie di famiglia allargata. Sabbatina è vedova di un contadino che ha già seppellito due mogli; sono morti i suoi due bambini, è morta la prima moglie del cognato da cui forse ora ha avuto un figlio, è morto il primo marito della seconda moglie di lui. E il matrimonio – ora celebrato e registrato dal parroco secondo le nuove regole – suggerisce uno strascico di convivenze arretrate e figli vari, di cui la metà morti presto. In più il tribunale registra una serie di cause di domestiche messe incinte dal figlio del padrone, si direbbe un classico.</p>
<p style="text-align: justify; font-size: 20px;"> È una società classista, violenta, Manzoni l’aveva descritta bene. I nobili sono in continua competizione fra di loro e portano in tribunale le loro istanze, ma alla fine si sentono casta e preferiscono raggiungere accordi privati extragiudiziali. Il grosso delle sentenze riguarda dunque la borghesia cittadina e le aziende agricole legate alla città. Possiamo così ricostruire i rapporti di lavoro fra città e contado, fra artigiani e corporazioni, fra padroni e garzoni. Ma abbiamo anche una visione della cultura media: almanacchi e calendari figurati per i contadini, opere devozionali della Controriforma lette ad alta voce nei luoghi di lavoro (soprattutto femminili), ma anche l’Orlando Furioso recitato e diffuso come romanzo d’avventure. Il libro ci istruisce poi sui dettagli dell’alimentazione, sulle feste e le liturgie familiari e cittadine, sull’onore. Ma c’è spazio anche per dettagli meno scontati: notevole p.es. l’analisi dei “maggi”, bastoni decorati che si piantavano davanti la casa delle ragazze: pieni di fiori, simboli, oggetti e decorazioni simboliche, erano perfettamente compresi dalla gente e dimostrano la profondità con cui l’immaginario barocco era penetrato anche nelle classi più basse e meno acculturate. Pochi sapevano leggere un libro, ma tutti comprendevano i simboli che la cultura barocca e controriformistica aveva insegnato loro a leggere. Tirate le somme, il libro della Niccoli è al contempo accademico e brillante e ci restituisce un quadro vivace della vita nel Seicento italiano. Interessanti le illustrazioni.</p>
<p style="text-align: justify; font-size: 20px;">Storie di ogni giorno in una città del Seicento / Ottavia Niccoli. 309 pp. Euro 22.</p>
<div id="attachment_14023" style="width: 340px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.newsartecultura.it/wp-content/uploads/2026/09/Carracci_-_Der_Bohnenesser.jpg" rel="prettyPhoto"><img class="size-full wp-image-14023" alt="&quot;Il mangiafagioli&quot; di Annibale Carracci " src="http://www.newsartecultura.it/wp-content/uploads/2026/09/Carracci_-_Der_Bohnenesser.jpg" width="330" height="275" /></a>
<p class="wp-caption-text">&#8220;Il mangiafagioli&#8221; di Annibale Carracci</p>
</div>
<p style="text-align: justify; font-size: 20px;">
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		<title>Intrecci d&#8217;artista</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Sep 2026 16:35:52 +0000</pubDate>
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&#160;
Di Benedetta Mazzanobile
 Nell’ormai storico spazio di via Margutta “Maison Bosi “, i fili di Maria Lai come il filo della vita, si intrecciano con la creatività di Antonio Marras, in una fusione di sogni rarefatti. Così come la vita cambia, si modifica e scorre, così l’arte di Marras plasma il luogo in cui si trova, insinuandosi con le [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.newsartecultura.it/wp-content/uploads/2026/09/MArras-1.jpeg" rel="prettyPhoto"><img class="aligncenter size-large wp-image-14002" alt="MArras 1" src="https://www.newsartecultura.it/wp-content/uploads/2026/09/MArras-1-768x1024.jpeg" width="620" height="826" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify; font-size: 20px;">Di Benedetta Mazzanobile</p>
<p style="text-align: justify; font-size: 20px;"><br style="font-size: 20px;" /> Nell’ormai storico spazio di via Margutta “Maison Bosi “, i fili di Maria Lai come il filo della vita, si intrecciano con la creatività di Antonio Marras, in una fusione di sogni rarefatti. Così come la vita cambia, si modifica e scorre, così l’arte di Marras plasma il luogo in cui si trova, insinuandosi con le sue forme. I disegni, i dipinti, i collage, le ceramiche di Maria Lai vanno dal 1954 al 2011, quelle di Antonio Marras dal 2000 al 2025. Segnano un legame di amicizia, l&#8217;affinità elettiva e marcano il dialogo artistico tra i due grandi creativi sardi.</p>
<p style="text-align: justify; font-size: 20px;"> Proprio perché la cifra è la costanza nel continuo divenire, questo è il motivo per cui alcune delle pareti di Maison Bosi sono state ridipinte per l’occasione, allo scopo di esaltare i lavori di “Paso doble”, la mostra che rielabora e ricrea per dare un’altra vita ai materiali “usati, toccati, sporcati” – è Antonio Marras stesso che parla &#8211; che si rielaborano acquisendo tutta un’altra esistenza. Ricami, pizzi e stoffe danzano come in un passo a due, in queste opere che sembrano essere state sempre qui, in questo spazio espositivo dove Fabrizio Bosi rende possibile un altro ballo, in un altro luogo, con altre opportunità.</p>
<p style="text-align: justify; font-size: 20px;"> Lo stesso Marras ha dichiarato riferendosi al proprietario della galleria “mi ha dato le chiavi di casa”,  dimostrando ancora una volta come questa non sia una normale Galleria, bensì un luogo in cui ogni artista può rivedere e rincontrare sé stesso, con le proprie creazioni che a sua volta lo spettatore percepisce come espressione pura e viscerale. “Spaziare, collocare, decidere”, queste le fasi che Fabrizio Bosi processa nell’intimo lavoro di fusione tra lo spazio e l’universo dell’arte.</p>
<p style="text-align: justify; font-size: 20px;"><br style="font-size: 20px;" /> L&#8217;esposizione è aperta fino al 7 novembre 2026. Curatrice: Francesca Alfano Miglietti.</p>
<p style="text-align: justify; font-size: 20px;"><a style="font-size: 20px;" href="https://www.newsartecultura.it/wp-content/uploads/2026/09/Marras-2.jpeg" rel="prettyPhoto"><img class="size-large wp-image-14003" style="font-size: 20px;" alt="Marras 2" src="https://www.newsartecultura.it/wp-content/uploads/2026/09/Marras-2-1024x849.jpeg" width="620" height="514" /></a></p>
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		<title>Roma vista da una ragazza inglese</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Sep 2026 14:13:46 +0000</pubDate>
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&#160;
di Marco Pasquali
 Etain Addey aveva scritto anche altri libri, ma questo è come una ideale continuazione dei Racconti romani di Alberto Moravia. Qui viene spassosamente descritta la Roma degli anni ‘60 e ‘70 attraverso gli occhi di una (all’epoca) ingenua ragazza inglese, la quale ora vive da anni in una fattoria in quel di Gubbio. [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><b> <a href="http://www.newsartecultura.it/wp-content/uploads/2026/09/Etain-copertina.png" rel="prettyPhoto"><img class="aligncenter size-full wp-image-13998" alt="Etain- copertina" src="http://www.newsartecultura.it/wp-content/uploads/2026/09/Etain-copertina.png" width="543" height="821" /></a></b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify; font-size: 20px;">di Marco Pasquali</p>
<p style="text-align: justify; font-size: 20px;"> Etain Addey aveva scritto anche altri libri, ma questo è come una ideale continuazione dei <i style="font-size: 20px;">Racconti romani</i> di Alberto Moravia. Qui viene spassosamente descritta la Roma degli anni ‘60 e ‘70 attraverso gli occhi di una (all’epoca) ingenua ragazza inglese, la quale ora vive da anni in una fattoria in quel di Gubbio. Sia io che il Direttore l’abbiamo conosciuta da vicino. Etain narra di una Roma solidale e cialtrona, dove: il centro storico è ancora abitato da romani e stranieri, non è ancora sfigurato dal turismo di massa e dal capitalismo deregolato. Una Roma dove nello stesso palazzo, sia pur in piani e spazi diversi, coabitano classi sociali diverse. Una Roma descritta non attraverso i suoi monumenti, ma ritraendone gli abitanti. Una Roma diffidente verso lo straniero ma curiosa di conoscerlo e di ascoltare i suoi racconti, popolata da maschi tradizionali attratti dalle giovani straniere, salvo poi sposare la siciliana con due fratelli. Si confrontano culture diverse ma ancora compatibili, le case sono aperte agli amici giorno e notte senza nessuna diffidenza verso il prossimo, mentre; un clima politico difficile coinvolge anche gli ambienti meno esposti, ma scivola addosso agli stranieri digiuni di politica italiana. Un mondo di lavori e lavoretti oggi scomparsi o affidati agli immigrati poveri. La Roma di Etain Addey è quella degli anni ’60 e ’70, di certo meno nevrotica di quella attuale e soprattutto capace di ascoltare gli altri. Mi ha fatto effetto una frase verso la fine del libro (p.280): <i style="font-size: 20px;">“Si sta bene in Italia, vero? C’è un’umanità che rende la vita vivibile, nonostante tutto quello che non va”.</i> Saremmo capaci di dire la stessa frase oggi?</p>
<p style="text-align: justify; font-size: 20px;">Il libro è strutturato per scene, copre un arco temporale di una dozzina d’anni e si dipana attraverso una serie di concisi micro racconti. Etain sa descrivere anima e corpo delle persone con pochi tratti. Etain arriva a Roma nel 1968, appena ventenne e senza sapere l’italiano. Per i giovani dell’epoca era normale andar via da casa e viaggiare, studiare o lavorare lontano dalla famiglia, magari in un paese diverso dal proprio. Roma accoglie sempre tutti, ma allora era una meta previlegiata: le valute europee avevano agio sulla lira, se sapevi bene l’inglese trovavi un buon lavoro e nel centro storico era facile trovare in affitto vecchi appartamenti a stanzoni: in quel periodo la borghesia non voleva più abitare in case senza riscaldamento né ascensore e il turismo di massa e i B&amp;B ancora non avevano distrutto i centri storici delle città italiane. Etain dunque si arrangia e trova lavoro prima presso un noto attore e regista di teatro, che ha bisogno di una traduttrice madrelingua pratica di Shakespeare e la sballotta in tournée per tutta Italia; poi viene assunta come segretaria da una nota multinazionale degli anticoncezionali, il cui direttore olandese è efficiente ma cinico. Etain trova casa dietro Fontana di Trevi e lì conosce anche mia madre, con cui resterà per sempre amica. Casa non è grande ma è ospitale e diventa un punto d’incontro per le genti più diverse, sia italiane che straniere. La galleria dei personaggi è un’antologia della Roma dell’epoca: artisti poveri, straniere e giovani a caccia di straniere, scrittori, puttane, avventurieri, artigiani, mimi e attori di teatro, ragazze in cerca di un lavoro, anime in pena, ma anche avvocati e professionisti in cerca di <i style="font-size: 20px;">bohème</i>. Nascono storie d’amore dove si confrontano mondi diversi e non sempre sono rose e fiori. L’Italia di quegli anni vedeva cambiamenti profondi, anche violenti, ma procedeva a velocità diverse. Etain in certe parti d’Italia trova praticamente un mondo ancora feudale e lo descrive con sgomento.</p>
<p style="text-align: justify; font-size: 20px;">Quando nasce Melissa – oggi affermata scrittrice inglese – la vita cambia: si cerca una tata ma la nuova casa non perde, anzi aumenta i suoi frequentatori, a cui si aggiunge un gruppo di persiani ostili a Khomeini e una coppia di mimi che appassiona Melissa. Nel frattempo Etain ha deciso di lasciare il lavoro e comprare un podere in Umbria e la scelta va in quel di Gubbio, dove molti terreni non sono più coltivati e costano poco. I paesani accolgono con curiosità questi inglesi, le trattative durano mesi per mettere d’accordo tutti finché davanti a un paziente notaio il sogno si avvera, anche se la realtà sarà dura. Ma qui per fortuna entrano in scena due uomini validi: Luigi il pastore sardo e Martino il fattore, ormai compagno a vita di Etain. Sono entrambi competenti, mentre all’epoca molti giovani tornavano alla terra senza averci mai lavorato. In più ci si mette pure il terremoto, tant’è che la fattoria di Pratale verrà ricostruita con criteri antisismici suggeriti da un amico che aveva consultato chissà quale rivista asiatica. La fattoria esiste tuttora e potete andarci quando volete.</p>
<p style="text-align: justify; font-size: 20px;"><b style="font-size: 20px;">Racconti romani di una ingenua signorina inglese</b>. Ricordi urbani dai boschi umbri / Etain Addey. Edizioni Montaonda, Collana Bioregioni, 01   pp. 296 , Euro 20,00</p>
<p style="text-align: justify; font-size: 20px;"><b style="font-size: 20px;"> </b></p>
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		<title>Odissea sempre attuale</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Jul 2026 07:26:30 +0000</pubDate>
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di Marco Pasquali
  Ancora non ho visto &#8220;Odyssey&#8221;, ma ho ancora in mente le immagini di Kirk Douglas, Anthony Quinn e Silvana Mangano in Ulisse (1954, regia di Mario Camerini) e quelle di Bekim Femyu e Irene Papas nella serie per la RAI (1968, regia di Franco Rossi). Il respiro e l’impegno produttivo di Christopher Nolan sono diversi, [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.newsartecultura.it/wp-content/uploads/2026/07/imm.jpg" rel="prettyPhoto"><img class="aligncenter size-full wp-image-13990" alt="imm" src="https://www.newsartecultura.it/wp-content/uploads/2026/07/imm.jpg" width="150" height="238" /></a></p>
<p style="text-align: justify; font-size: 20px;">di Marco Pasquali</p>
<p style="text-align: justify; font-size: 20px;"><br style="font-size: 20px;" />  Ancora non ho visto &#8220;Odyssey&#8221;, ma ho ancora in mente le immagini di Kirk Douglas, Anthony Quinn e Silvana Mangano in Ulisse (1954, regia di Mario Camerini) e quelle di Bekim Femyu e Irene Papas nella serie per la RAI (1968, regia di Franco Rossi). Il respiro e l’impegno produttivo di Christopher Nolan sono diversi, è come paragonare l’artigianato all’industria pesante. Ma proprio perché l’attualità dei classici è nella loro capacità di rigenerarsi e di suggerire nuove idee, la visione di Nolan è del tutto legittima anche se kitsch. Studiare i classici è filologia, mentre riviverli è interpretazione. Voglio però spezzare una lancia in favore della fantasia. Al liceo classico abbiamo studiato Omero nella lingua originale e questo mi è rimasto dentro, ma non ho mai amato le interpretazioni scolastiche che localizzano la maga Circe al Circeo, le colonne d’Ercole a Gibilterra e la rotta di Ulisse stimata con compasso, carta nautica e solcometro. Proprio su queste pagine ho parlato di Glauco, un personaggio mitologico meno famoso di Odisseo ma navigatore mediterraneo anche lui (1). I poemi epici rievocano il retaggio di viaggi per mare di generazioni di marinai, pirati e guerrieri e vanno letti senza GPS ma chiudendo gli occhi e sognando di essere a bordo con loro.<br style="font-size: 20px;" /> L’altro discorso riguarda il minimalismo. I poemi omerici furono scritti tremila anni fa nell’età del bronzo, quindi descrivono una società arcaica e semplice. Penelope lavora al telaio insieme alle sue ancelle, Nausicaa lava i panni al fiume con le altre  ragazze, eppure parliamo di una regina e di una principessa. Nestore e altri re micenei accolgono gli ospiti scannando i montoni davanti a loro, gli svaghi sono semplici e le navi degli Achei tengono bene il mare pur essendo poco più che pescherecci.<br style="font-size: 20px;" /> Ricostruire al cinema una tale società suggerisce mezzi semplici, e infatti Mario Bava nella serie televisiva del 1968 sa creare scenografie senza ricorrere a costosi effetti speciali all’americana. L’Odissea può essere resa cinematograficamente con mezzi elementari e lo dimostra quel piccolo capolavoro che è &#8220;Nostòs&#8221;, il ritorno, del regista Mario Piavoli (1989). Piavoli oggi ha 93 anni e presentò il suo film alla Mostra del cinema di Venezia nel 1989. Il viaggio di Odisseo viene ricostruito più evocando che descrivendo, con una serie di movimenti di macchina e di location selezionate con cura. Anche qui, come in &#8220;Orfeo ed Euridice&#8221; del regista ungherese Istvàn Gaal (1985), tutto è ricostruito con elementi naturali e senza effetti speciali, creando un’atmosfera dove il mito può liberamente esprimersi.</p>
<p style="text-align: justify; font-size: 20px;"><br style="font-size: 20px;" />NOTE<br style="font-size: 20px;" />1. https://romaculturamensile.wordpress.com/2017/06/01/storici-viaggi-fantastici/</p>
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		<title>Domenico Zipoli, un musicista barocco fra gli indios</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Jul 2026 22:01:34 +0000</pubDate>
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ROMA, Chiesa di S. Giacomo in Augustavia del Corso, 494/A
Cappella Musicale di San GiacomoFlavio Colusso Maestro di cappellaAndrea Coen Organista
     

XXIII edizione
Le Feste Musicali Jacopee, giunte alla XXIII edizione, dedicano anche quest’anno alla Festa di san Giacomo, patrono dei pellegrini e dei farmacisti, appuntamenti di musica sacra con la Cappella Musicale di San Giacomo che [...]]]></description>
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<div id="avWBGd-24"><center></p>
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<tbody>
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<table width="100%" border="0" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
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<tbody>
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<td valign="top"><a href="https://www.newsartecultura.it/wp-content/uploads/2026/07/unnamed.jpg" rel="prettyPhoto"><img class="aligncenter size-full wp-image-13981" alt="unnamed" src="https://www.newsartecultura.it/wp-content/uploads/2026/07/unnamed.jpg" width="768" height="430" /></a></p>
<table width="100%" border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" align="left">
<tbody>
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<td valign="top"></td>
</tr>
</tbody>
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</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
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<tr style="font-size: 20px;">
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<table style="font-size: 20px;" width="100%" border="0" cellspacing="0" cellpadding="0">
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<div style="font-size: 20px;"></div>
<div style="font-size: 20px;"></div>
<div style="font-size: 20px;"><strong style="font-size: 20px;">ROMA, Chiesa di S. Giacomo in Augusta</strong><br style="font-size: 20px;" />via del Corso, 494/A</div>
<div style="font-size: 20px;"><strong style="font-size: 20px;">Cappella Musicale di San Giacomo</strong><br style="font-size: 20px;" /><a style="font-size: 20px;" href="https://us.list-manage.com/161kRkKYkIF?e=f862431e53&amp;c2id=8044bca5c6658461a8ce0e4487cf1452" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://us.list-manage.com/161kRkKYkIF?e%3Df862431e53%26c2id%3D8044bca5c6658461a8ce0e4487cf1452&amp;source=gmail&amp;ust=1784756233033000&amp;usg=AOvVaw1_jskDWRkj4Lm4e8uc6P8B">Flavio Colusso</a> <em style="font-size: 20px;">Maestro di cappella</em><br style="font-size: 20px;" />Andrea Coen <em style="font-size: 20px;">Organista</em></div>
<div style="text-align: justify; font-size: 20px;"><br style="font-size: 20px;" /><strong><img tabindex="0" alt="" src="https://ci3.googleusercontent.com/meips/ADKq_NaJERzPSYnSKcul1h4FGw0FUydFGyha23v-ZxbfCWy9UyCMKcAMZNmrot-ibxjqTx6yzGH7_yuHL0i-DqortyfRDi1ZVkXymMYNGMlxqFFiVyZnwL1BAEc5yyemeaagesL9Es5xF_UzlaBR-s-mSOo463GETkv19qQ=s0-d-e1-ft#https://mcusercontent.com/54b0e76e1be66b4ffb6ca928c/images/f13791c3-f9f6-31b6-2260-a0b656581c0d.jpg" width="190" height="190" data-bit="iit" /> <img tabindex="0" alt="" src="https://ci3.googleusercontent.com/meips/ADKq_Nb9i_W3MNPB9-60qAERTEsIPoSicV2_WFh6QB_btMnMYJtYsxU52kXgYwXtaI4sPK70Yluri8uzUje6o6TKuZWiTpx8lxcw6sPi6zHtGIKxXhiETNzTuf5Exf2E8fB5a5icZo1HIhpRIKxJI74jlHgIgz7MtVAW6wU=s0-d-e1-ft#https://mcusercontent.com/54b0e76e1be66b4ffb6ca928c/images/71251b7b-abd5-7585-6b02-6ac0024cdd72.jpg" width="190" height="190" data-bit="iit" /> <img tabindex="0" alt="" src="https://ci3.googleusercontent.com/meips/ADKq_NZqqe9YtIwLNsdhDOviTTZ2Z-GgtJlevlUnXiYD56nwu6Y3NuhudN5uJ2H0yXFm636lF5pJ7E11ydbRbjY2Pn3huRZWod7Adl47ir_LwjNEIBMe1Av4nqnIj2AZSzNJMLuwJCdsuZX38m6XxVPcG35cpTuayjaVFSc=s0-d-e1-ft#https://mcusercontent.com/54b0e76e1be66b4ffb6ca928c/images/3401d55f-a506-42f6-4c3c-fb6f676e32ad.jpg" width="190" height="190" data-bit="iit" />   </strong></div>
<div style="font-size: 20px;"></div>
<div style="font-size: 20px;"><strong>XXIII edizione<br />
</strong>Le Feste Musicali Jacopee, giunte alla XXIII edizione, dedicano anche quest’anno alla Festa di san Giacomo, patrono dei pellegrini e dei farmacisti, appuntamenti di musica sacra con la Cappella Musicale di San Giacomo che partecipa al 450° della nascita di Alessandro Capece [1575?-1636?] e al 300° anniversario della morte di Domenico Zipoli [1688-1726].<strong><strong><strong>&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;.</strong> </strong><br />
<strong>giovedì</strong><strong> 23 luglio</strong></strong>, ore 18:00<strong><br />
</strong>LABYRINTHUS Concerto spirituale<br />
musiche di : Domenico Zipoli [1688-1726]<br />
testi di : Anton Sepp SJ, José Cardiel SJ, Pedro Lozano SJ,<br />
p. Ludovico Antonio Muratori e Derlis González Morel<br />
Andrea Coen, organo<br />
Edoardo Coen, voce recitante</p>
<p><strong>&gt;</strong> <a href="https://www.musicaimmagine.it/files/LABYRINTHUS_2026_Letture.pdf" target="_blank">LABYRINTHUS_2026_Letture</a></p>
<p>Il “Labyrinthus”, simbolo del cammino spirituale, è dedicato quest’anno a Domenico Zipoli [Prato, 1688 - Córdoba (Argentina), 1726] nel terzo centenario della morte. Zipoli è una delle figure più affascinanti del Barocco italiano e le sue &#8220;Sonate d’intavolatura per organo e cimbalo&#8221; sono tra i vertici della letteratura tastieristica italiana dell’epoca. Entrato nella Compagnia di Gesù, nel 1716 Zipoli decise di partire come missionario per il Sud America, dove continuò a comporre e a insegnare musica, mettendo il proprio talento al servizio della liturgia e dell’evangelizzazione nelle missioni gesuitiche. Morì a soli trentasette anni lasciando un’eredità musicale che oggi è riconosciuta come uno dei più preziosi ponti culturali tra l’Europa e il Nuovo Mondo. L’itinerario simbolico del &#8220;Labyrinthus&#8221; restituisce il contesto storico, spirituale e umano di un’epoca in cui arte e fede erano profondamente intrecciate, facendo emergere non solo il profilo di un grande artista ma anche quello di un uomo che trasformò il proprio talento in una scelta di vita, portando la bellezza della musica sino ai confini del mondo allora conosciuto. Completa il percorso di questo “Labyrinthus” la testimonianza in lingua guaranì di Derlis Gonzàlez Morel, giovane talentuoso musicista paraguayano.</p>
<p><strong>&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;.<br />
</strong><strong>venerdì 24 luglio</strong>, ore 18:00<br />
IN VIGILIA S.CTI JACOBI<br />
Vespri concertati di San Giacomo<br />
presieduti da don Giuseppe Trappolini<br />
Cappella Musicale di S. Giacomo | dir, Flavio Colusso<br />
Andrea Coen, organo<br />
musiche di : Frescobaldi, Gregoriano, Zipoli</p>
<p><strong>&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;.<br />
</strong><strong>sabato 25 luglio</strong>, ore 17:30<br />
IN FESTO S.CTI JACOBI<br />
S.Messa solenne<br />
presieduta da S.Em.Card. Enrico Feroci<br />
Cappella Musicale di S. Giacomo | dir, F. Colusso<br />
musiche di : Giovannelli, Colusso, Gregoriano, tradizionali</p>
<p>La solenne e popolare Festa di san Giacomo come sempre vede la sentita partecipazione della Confraternita jacopea che rilascia le &#8220;credenziali&#8221; ai numerosi pellegrini in partenza per il &#8220;Camino de Santiago&#8221;.</p>
</div>
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</tr>
</tbody>
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</tbody>
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</tr>
<tr style="font-size: 20px;">
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</tr>
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</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p></center></div>
</div>
</div>
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		<title>La Romania di Mircea Cantor a Palazzo Altemps</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Jul 2026 14:52:30 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[

di Luigi Fattorini
 L&#8217;arte, come si sa, è espressione, e questa può essere tanto quella di un singolo quanto quella di una collettività. Volendo con l&#8217;arte si può provare a presentare un paese intero, ed è quello che ha tentato di fare Mircea Cantor con le opere esposte nella mostra &#8220;Costellazioni dell&#8217;antico&#8221; che da giovedì 9 [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.newsartecultura.it/wp-content/uploads/2026/07/1.-Cover.jpg" rel="prettyPhoto"><img class="aligncenter size-full wp-image-13966" alt="1. Cover" src="https://www.newsartecultura.it/wp-content/uploads/2026/07/1.-Cover.jpg" width="640" height="453" /></a></p>
<p style="text-align: justify; font-size: 20px;">
<p style="text-align: justify; font-size: 20px;">di Luigi Fattorini</p>
<p style="text-align: justify; font-size: 20px;"> L&#8217;arte, come si sa, è espressione, e questa può essere tanto quella di un singolo quanto quella di una collettività. Volendo con l&#8217;arte si può provare a presentare un paese intero, ed è quello che ha tentato di fare Mircea Cantor con le opere esposte nella mostra &#8220;Costellazioni dell&#8217;antico&#8221; che da giovedì 9 luglio è visitabile presso Palazzo Altemps.Romeno classe 1977 (è nato ad Oradea, nella regione della Crișana, al confine con l&#8217;Ungheria), Cantor è un autore di dimensione transnazionale: vive e lavora tra la Francia e la sua Romania, ma con qualche puntata occasionale &#8211; come questa &#8211; viene anche in Italia. Artista dallo stile di &#8220;ritmo e simmetria&#8221; è molto attento alla storia del suo paese che veicola costantemente, in primo luogo c on riferimenti &#8220;simbolici&#8221;, non di rado al passato comunista, ma in generale a tutte le fasi storiche del suo popolo. E&#8217; questo lo spirito con cui egli intende accogliere ed accompagnare il visitatore lungo la sua mostra. Una mostra nella quale due appaiono le direttive principali: l&#8217;espressione del &#8220;carattere romeno&#8221; (verrebbe da dire) e il dialogo con il mondo circostante, a cominciare da quello dell&#8217;ambiente che ospita le sue opere.</p>
<div id="attachment_13967" style="width: 630px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.newsartecultura.it/wp-content/uploads/2026/07/3.-I-sette-guardiani.jpg" rel="prettyPhoto"><img class="size-large wp-image-13967" alt="I 7 Guardiani" src="https://www.newsartecultura.it/wp-content/uploads/2026/07/3.-I-sette-guardiani-1024x768.jpg" width="620" height="465" /></a>
<p class="wp-caption-text">I sette guardiani</p>
</div>
<p style="text-align: justify; font-size: 20px;"> La prima che salta all&#8217;occhio è &#8220;I sette guardiani&#8221;. In Cantor è non poco ridondante il tema della colonna, che richiama quelle tanto utilizzate dalle civiltà nel passato, ma con una particolare attenzione &#8211; ovviamente &#8211; allo stile &#8220;a spirale&#8221; di quella di Traiano. In questo caso poi le colonne &#8211; comunque di vario stile, va detto &#8211; sono tutte sormontate da copricapi a pelliccia evocanti il &#8220;pileatus&#8221; (cioè l&#8217;esponente dell&#8217;antica aristocrazia dacica) e dialogano dentro la Sala delle prospettive non solo con le pareti affrescate ma specie con le statue di Ercole, di Asclepio, di Hermes e del torso di Satiro che sono disposte in circolo.</p>
<div id="attachment_13968" style="width: 630px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.newsartecultura.it/wp-content/uploads/2026/07/5.-Opanak-nella-teca-del-Murus-dacius.jpg" rel="prettyPhoto"><img class="size-large wp-image-13968" alt="Murus dacius" src="https://www.newsartecultura.it/wp-content/uploads/2026/07/5.-Opanak-nella-teca-del-Murus-dacius-1024x768.jpg" width="620" height="465" /></a>
<p class="wp-caption-text">Murus dacius</p>
</div>
<p style="text-align: justify; font-size: 20px;"><br style="font-size: 20px;" /> Una seconda opera pensata per colpire è il &#8220;Murus dacius&#8221;. Anche qui il richiamo storico è evidente, anche se il dialogo più che con l&#8217;ambiente in questo caso è col tempo presente, oltre che nella continuità &#8211; o magari nello sviluppo &#8211; delle tradizioni popolari. Non è infatti solo che, incastonate tra le due mura vi sono delle teche indicanti il folklore delle regioni romene (come ad esempio un paio di &#8220;Opanak&#8221;, le tradizionali calzature diffuse in generali nei paesi balcanici), oltre alla presenza sul terreno di tappeti tradizionali realizzati a mano: è il senso stesso delle &#8220;mura&#8221; che difendevano un tempo le città dell&#8217;antica Dacia che si pone in dialettica con i &#8220;banali&#8221; mattoni contemporanei.</p>
<div id="attachment_13969" style="width: 630px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.newsartecultura.it/wp-content/uploads/2026/07/4.-Erinni-e-Iperione.jpg" rel="prettyPhoto"><img class="size-large wp-image-13969" alt="&quot;Erinni e Iperione&quot;" src="https://www.newsartecultura.it/wp-content/uploads/2026/07/4.-Erinni-e-Iperione-1024x602.jpg" width="620" height="364" /></a>
<p class="wp-caption-text">Erinni e Iperione</p>
</div>
<p style="text-align: justify; font-size: 20px;"><br style="font-size: 20px;" /> Terza opera che svetta è &#8220;&#8216;Iperione addormentato&#8221; (Sleeping Hyperion &#8211; Hiperion dormind). In questo caso la raffigurazione e la collocazione sono più sottili, e forse efficaci. Non vi è solo il dialogo, a mò di apposizione quasi &#8220;a specchio&#8221;; questa volta con la affascinante testa delle Erinni addormentata (riproduzione di un originale greco fatta in epoca romana, presente nella ricca collezione Mattei), ma anche il fatto che questo dialogo avviene con un intreccio tra la classicità e il costante &#8220;popolarismo&#8221; romeno. La maschera che compare analogamente addormentata, se è intitolata al titano Iperione (che con le Erinni aveva in comune la figura di Urano) riproduce a grandezza naturale il volto di Mihai Eminescu, il principale poeta romeno, il quale riposa su una pila di tradizionali coperte di lana.</p>
<div id="attachment_13970" style="width: 630px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.newsartecultura.it/wp-content/uploads/2026/07/6.-Suicidio-Decebalo-che-colpisce-il-presente.jpg" rel="prettyPhoto"><img class="size-large wp-image-13970" alt="&quot;Il suicidio di Decebalo&quot;" src="https://www.newsartecultura.it/wp-content/uploads/2026/07/6.-Suicidio-Decebalo-che-colpisce-il-presente-1024x768.jpg" width="620" height="465" /></a>
<p class="wp-caption-text">Il suicidio di Decebalo</p>
</div>
<p style="text-align: justify; font-size: 20px;"> E non è finita qui, poiché l&#8217;artista ci tiene che il cammino sia contraddistinto da altri richiami. Quello della guerra ad esempio, che appare evidente in una riproduzione fatta in poliuretano del suicidio dell&#8217;ultimo re dei Daci Decebalo (una delle scene più note della Colonna Traiana), nella quale dei piccoli &#8220;specchi&#8221; apposti servono a far sì che il passato &#8220;colpisca&#8221; il presente. Oppure anche quello più banale degli odori, visto che accanto a degli imponenti &#8220;Ex voto&#8221; (colonne di legno di quercia annerite dal bruciore sulla cima), si accompagna una piccola stecca di incenso. E per chiudere, un&#8217;altra espressione tradizionale, quella della diffusione della cultura a livello popolare. Una grande teca contenente libri di storia della Dacia, fotografie, cimeli e oggetti popolari, intende raffigurare &#8220;L&#8217;Eco di Badea Cârţan&#8221;, il contadino autodidatta della Transilvania austroungarica, che nel corso della seconda metà dell&#8217;Ottocento fece opera di acculturamento presso i suoi connazionali, nonché volle provare a combattere per l&#8217;unificazione del suo territorio con la Romania indipendente, fino a venire a piedi a Roma sul finire del secolo proprio per vedere &#8211; anche qui ovviamente &#8211; la colonna di Traiano. E forse non è un caso che, accanto ad essa, sia stata posta seminascosta la &#8220;Costellazione delle prospettive&#8221;, che è un&#8217;altra delle colonne dell&#8217;autore fatta sempre &#8220;a spirale&#8221; e sormontata questa volta da filo spinato.</p>
<div id="attachment_13971" style="width: 630px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.newsartecultura.it/wp-content/uploads/2026/07/2.-Artista-con-una-delle-sue-colonne.jpg" rel="prettyPhoto"><img class="size-large wp-image-13971" alt="Mircea con una delle sue colonne" src="https://www.newsartecultura.it/wp-content/uploads/2026/07/2.-Artista-con-una-delle-sue-colonne-764x1024.jpg" width="620" height="830" /></a>
<p class="wp-caption-text">Mircea Cantor con una delle sue colonne</p>
</div>
<p style="text-align: justify; font-size: 20px;"><br style="font-size: 20px;" /> Insomma questa mostra, oltre ad evidenziare i &#8220;legami stretti tra i nostri due paesi&#8221;, come ha affermato l&#8217;ambasciatrice romena Gabriela Dancau, intervenuta all&#8217;inaugurazione), intende essere una &#8220;memoria del passato&#8221; nel presente, per usare le parole di Federica Rinaldi, uno dei due curatori della mostra assieme a Pier Paolo Pancotto. A chiudere il cerchio, non è sempre casuale che i discorsi inaugurali, con la ovvia partecipazione dell&#8217;Accademia di Romania a Roma oltre che dello stesso autore, si siano tenuti sotto la grande statua di Dace.</p>
<p style="text-align: justify; font-size: 20px;">La mostra è visitabile fino al 27 settembre. Per informazioni www.museonazionaleromano/palazzo-altemps</p>
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