Race For The Cure Italia
“Lo sport ha il potere di cambiare il mondo. Ha il potere di ispirare. Esso ha il potere di unire le persone in un modo che poche altre cose fanno”, ha detto Nelson Mandela in occasione, in occasione dei primi Laureus World Sports Awards a Monaco di Baviera, il 25 maggio del 2000. Accanto dunque alla competizione e al mercato di atleti c’è la coscienza di un modo diverso di fare sport e si è compreso l’enorme potenziale che ne può derivare. Ma se il legame tra sport e impegno sociale affonda le sue radici in un’intuizione profonda, il concetto moderno di “Sport per lo Sviluppo e la Pace” (SDP) inizia a cristallizzarsi nel XX secolo. Il primo grande spartiacque avvenne nel secondo dopoguerra, quando lo sport fu utilizzato come collante sociale per un’Europa devastata. In questo contesto emerse la figura di Sir Ludwig Guttmann che, nel 1948, organizzò a Stoke Mandeville una competizione per veterani di guerra con lesioni spinali. Quello che era nato come un esperimento riabilitativo si trasformò nei moderni Giochi Paralimpici, cambiando per sempre la percezione della disabilità e promuovendo l’inclusione come diritto umano fondamentale. Con l’avvento dei mezzi di comunicazione di massa negli anni ’39;80, l’impatto umanitario dello sport ha subito un'accelerazione senza precedenti. Nel 1986, sulla scia del successo del “Live Aid” nel mondo della musica, nacque la “Race Against Time”: milioni di persone in tutto il mondo corsero contemporaneamente per raccogliere fondi contro la carestia in Africa. Da quel momento, istituzioni come la FIFA e il Comitato Olimpico Internazionale iniziarono a strutturare partnership permanenti con l’ONU e l’UNICEF, integrando la responsabilità sociale direttamente nei loro statuti e trasformando i grandi tornei in piattaforme di sensibilizzazione per i diritti dell’infanzia e la lotta alla povertà.
Ancora oggi lo sport non smette di mettersi a servizio di cause più grandi. Ne è un esempio la “Race For The Cure”, organizzata dall’associazione Komen Italia. L’associazione è nata a Roma nel 2000 sotto la guida del professor Riccardo Masetti e va avanti su base volontaria, portando avanti progetti per sostenere la ricerca, la prevenzione e la cura in particolare del tumore al seno femminile, malattia che, secondo i dati dell’AIOM, l’Associazione Italiana di Oncologia Medica, è stata diagnosticata a 55mila donne nel 2023. In questi anni Komen ha sostenuto diversi progetti e investito 35 milioni di euro dalla sua nascita per supportare progetti di prevenzione e di ricerca di cure meno invasive. Proprio per la sua grande diffusione, la manifestazione organizzata mira a raccogliere fondi e a sensibilizzare la società sull’argomento. Protagoniste della corsa sono infatti le donne in rosa, donne che stanno affrontando o hanno affrontato il tumore del seno che con la loro speciale maglia rosa sensibilizzano l’opinione pubblica e mandano un forte messaggio di incoraggiamento alle donne che si confrontano con la malattia. La “Race For The Cure” si svolge sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, a Roma, al Circo Massimo, e in altre 4 città italiane: Bari, Bologna, Brescia, Matera, Napoli e Pescara. Gli eventi sono organizzati tra maggio e ottobre, e dal sito di “Race For The Cure” è possibile prenotare il proprio posto alla corsa o trovare altre modalità con le quali sostenere il progetto. Con la forza di tanti volontari e delle donne in rosa si torna quindi a porre l’attenzione su un tema delicato che però coinvolge tante donne e intere famiglie. Con eventi di tale portata dunque si rende chiaro il pensiero di Mandela, di come lo sport “ha il potere di unire le persone” e la “Race For the Cure” ogni anno lo dimostra.






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