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(Anche) Io speriamo che me la cavo

Laurea-foto-Raffaele-Tassinari-24Erano circa le undici quando l’altro giorno, 12 novembre, all’incrocio di viale dell’Università con viale Regina Elena, fermo al semaforo, mi sono trovato nel bel mezzo di un gruppetto di  allegri ragazzi con in testa la corona d’alloro dei neo laureati.

Staccato un po’ dal gruppo, uno di loro, anch’egli con la corona d’alloro, mi è sembrato piuttosto serio, forse incupito, comunque indifferente.

Incuriosito, gli ho chiesto in cosa si fosse laureato e perché mai avesse quella faccia un po’ così proprio il giorno della laurea, ma che se non voleva dirmelo, lo avrei capito perché potevo farmi i cavoletti miei.

“No, no, La ringrazio degli auguri, ma pur avendo questa cosa che mi hanno messo in testa i miei amici, non lo so nemmeno io perché sono triste. O forse sì, chissà!”

Nell’attraversare la strada a passo lentissimo continuai a parlargli.

I suoi amici erano piuttosto distanti e non si accorsero che lui era rimasto a parlare con uno sconosciuto.

“Vuoi vedere che indovino perché sei triste? Tu pensi che adesso viene il bello, cioè il brutto, non è vero?”

“Proprio così, ha indovinato, ma io sono fatto così! Avessi aspettato almeno fino a domani con questi pensieri del cavolo almeno mi sarei potuto godere questa giornata, ma già davanti al Presidente della Commissione di laurea, mentre mi porgeva la mano per congratularsi con me, io ero già con la testa altrove”.

“Altrove dove?”

“In cerca di uno straccio di lavoro che non c’è e chissà cosa me ne farò di questa laurea per la quale ho buttato sangue per anni e la mia famiglia si è dissanguata!

Mi sono laureato nel periodo più brutto che potesse capitarmi, proprio mentre il Paese è allo sbando, le fabbriche chiudono, la concorrenza è spietata, la politica pensa solo a se stessa e all’orizzonte non c’è nessun messia in vista!”

“Perché tanto pessimismo, via!”

“Pessimista? Non sono pessimista, sono solo consapevole di ciò che mi aspetta. Ho 22 anni e da domani andrò a far compagnia ai 710 mila disoccupati d’età compresa tra i 15 e i 24 anni,  Li vede tutti questi immigrati che affollano i marciapiedi e che ormai dilagano persino nei paesini più sperduti con le loro cianfrusaglie? A volte penso pure che siano più fortunati di me. Assurdo, no? eppure è così!

Ma lasciamo perdere che è meglio, oggi è giorno di festa, no?”

Lo disse con la voce strozzata.

Lo salutai e proseguii il cammino verso casa, ma quell’incontro mi aveva un po’ scombussolato e cominciai a riflettere sul quadro cupo disegnato dal neo dottore riguardante questa povera Italia che non riesce a risollevarsi dal baratro in cui è precipitata, per colpe sue e per colpe altrui, e nonostante al suo capezzale si siano alternati professoroni, primari, aiuto primari e portantini, per non parlare di giullari, tromboni e imbonitori, l’ex settima potenza (economica) mondiale si accinge a contabilizzare l’ottavo trimestre consecutivo di PIL negativo e arranca penosamente al penultimo posto della scala.

L’ultimo è occupato da Cipro.

Inaudito, assurdo, semplicemente pazzesco!

E allora il si salvi chi può del ragazzo triste con la corona d’alloro in testa evoca scenari sconvolgenti, come i fiumi di fango che tutto travolgono e tutto sommergono nella sventurata Genova, in Toscana, nel parmense e nel reggiano, nel nord est, nel Centro, nel Sud, nelle Isole.

E cos’è questa se non la metafora dell’Italia che affoga anche in senso fisico?

Sapete a me cosa viene in mente?

Non ci crederete, ma mi viene in mente il tema del piccolo scolaro del maestro Marcello D’Orta del libro “Io speriamo che me la cavo” perché “la fine del mondo” immaginata dal piccolo scolaro di Arzano, pene inflitte comprese,  penso non sia molto diversa da quella che minaccia di travolgerci tutti se non si corre ai ripari.

E non parlo solo di fiumi di fango e di montagne che si sgretolano.

Quale sarà, dunque, il destino di noi tutti, colpevoli ed incolpevoli, carnefici e vittime dello sconquasso che è sotto gli occhi di tutti?

Riporto tal quale lo scenario descritto con dovizia di particolari dal bambino della piccola scuola di Arzano che oggi dovrebbe avere, più o meno, l’età del ragazzo triste neolaureato o poco più.

Sindaci e assessori sono avvertiti, imparino la lezione se non vogliono finire nel gruppo delle capre.

La imparino, soprattutto, le eccellenze dei piani alti, quelli che siedono a Piazza Colonna, a Montecitorio e a Palazzo Madama, quelli di oggi, quelli di ieri e quelli dell’altro ieri.

E semmai ci sarà una proroga prima della catastrofe finale, anche quelli che verranno.

Le eccellenze altro non sono che le capre di quel bambino ricco di fantasia.

Leggiamo la sentenza!

“Dio separerà le capre dai pastori, uno a destra e uno a sinistra, al centro quelli che andranno in Purgatorio.

Saranno più di mille miliardi, più dei cinesi, tra capre, pastori e mucche. Ma Dio avrà tre porte: una grandissima (che è l’inferno), una media (che è il Purgatorio) e una strettissima (che è il Paradiso).

Poi Dio dirà: “Fate silenzio tutti” e poi li dividerà. A uno qua a un altro là. Qualcuno che vuole fare il furbo per mettersi di qua, Dio lo vede.

Le capre diranno che non hanno fatto niente di male, ma mentiscono. Il mondo scoppierà, Arzano si farà in mille pezzi e l’Assessore andrà in mezzo alle capre.

Ci sarà una confusione terribile, Marte scoppierà, le anime andranno e torneranno dalla Terra per prendersi il corpo, il Sindaco di Arzano e l’Assessore andranno in mezzo alle capre. I buoni rideranno e i cattivi piangeranno. Quelli del Purgatorio un po’ piangono e un po’ ridono. I bambini del Limbo diventeranno farfalle.

Io speriamo che me la cavo”.

Non credo ci sia altro da aggiungere e mi associo alla speranza del bambino: speriamo “che me la cavo” anch’io, ma sarà dura.

Sarà dura (anche) perché un Parlamento inconcludente ed insensibile alle urgenze del Paese, quando tra urla, sberleffi e non di rado anche tra scazzottate e salti di transenne alla maniera dei sanguigno Pajetta del bel tempo che fu,  decide di legiferare su qualcosa che necessita alla collettività, lo fa scrivendo leggi e decreti in maniera tale da far impazzire persino il Presidente dell’Accademia della Crusca e a far perdere la pazienza pure ad un santo frate cappuccino.

Gian Antonio Stella del Corriere della Sera ha selezionato per noi qualcuna di queste perle, sentite che roba:

Decreto “Misure urgenti per la semplificazione e la trasparenza amministrativa e per l’efficienza degli atti giudiziari”

 “Art. 21 bis (Riorganizzazione del ministero dell’Interno)

In conseguenza delle riduzioni previste dall’art. 2, comma 1, lettere a) e b), del Decreto Legge 6 luglio 2012 n. 95, convertito, con modificazioni, dalla Legge 7 agosto 2012, n. 135, da definire entro il 31 ottobre 2014, il Ministero dell’Interno provvede a predisporre entro il 31.12.2014 il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri di cui all’art. 2, comma 7, del decreto legge 31 Agosto 2013, n. 161, convertito con modificazioni, dalla legge 30 ottobre 2013 n. 125 e successive modificazioni”.

Questo florilegio di bestialità linguistiche è frutto della sapienza del ministro Madia che si occupa di semplificazione e trasparenza amministrativa,

Capito? Ho detto semplificazione e trasparenza amministrativa.

A beneficio del popolo, quindi anche mio e vostro.

Questa perla non è un’eccezione e non è solo del ministro Madia. A me sembra un vero e proprio filtro per impedire alla gente di capire la lingua del Palazzo.

O semplicemente di capire e basta!

Io non capisco, infatti, però la penso come Eduardo e dico:

 “Addà a passà a nuttata”.

E come il bambino della scuola di Arzano aggiungo:

“Speriamo che me la cavo” anche io.

Nonostante loro! Nonostante tutto!

11 Commentia“(Anche) Io speriamo che me la cavo”

  1. Anita Pintor // 1 dicembre 2014 a 8:55 // Rispondi

    Caro Enzo
    questa mattina ho letto il tuo articolo. Come sempre sai dare elegantemente “voce a tutti” Forse non saranno proprio tutti, ma moltissimi sì. Ottimista? Forse, Sfiduciata? Anche. O meglio realista come il giovane laureato. Sopratutto mi fa star male il senso di impotenza e rassegnazione, casualità che esprime lo “Speriamo che me la cavo” di giovani, meno giovani e anziani. Nessuno ci tutela: “110 e lode” più che merito è una beffa, “lavoro” un giro di roulette, “cure e assistenza” un utopia.
    Ti saluto con affetto Anita

  2. Sergio Politi // 1 dicembre 2014 a 16:35 // Rispondi

    Il ragazzo neo laureato fa bene a preoccuparsi, ma non si limiti a commiserarsi e si renda disponibile a partire anche per il polo sud pur di lavorare. E’, peraltro, importante iniziare a lavorare subito anche per i gravi problemi previdenziali cui andrà incontro, perciò non si pianga troppo addosso e decida il da farsi e non viva con l’ansia del “Io speriamo che me la cavo”, bellissima disamina con l’innocenza e la genuinità del bambino del grandissimo Maestro Marcello D’Orta. Quanto al linguaggio burocratese delle nostre leggi è meglio stendere un velo pietoso, perchè altrimenti occorrerebbe cacciare i mercanti dal tempio con i forconi con cui si prende il fieno.
    Ringrazio l’autore che ha scritto cose che tutti pensano e pochi ne parlano in modo così semplice e comprensibile.

  3. Il Principe Speranza è figlio di Madonna Complessità e di Messer Simplicio: l’una aspira alla perfezione ma trascura la chiarezza, l’altro invoca la chiarezza ma poco si cura di comprendere. La prima è ottimista, perché crede nella futura provvidenza; il secondo è pessimista perché apprende solo dal passato. Tra i due si dibatte sconsolato il principino, il quale, pur di eludere le aspettative di entrambi i genitori, censura con dolore il Principo del Piacere e si affida al Principio di Realtà. Scelta obbligata, scelta tragica! Ma cosa accadrebbe se, senza smentire il suo nome e lavorando sodo, il Principe Speranza decidesse un bel giorno di insegnare alla madre il pessimismo dell’intelligenza e al padre l’ottimismo della volontà? Ai posteri l’ardua sentenza.

  4. Anche io spero di cavarmela, ma a che prezzo!
    Non sono pessimista di natura, ma se penso a come ho esultato all’arrivo di Mario Monti al governo mi vergogno della mia ingenuità e credulità.
    Lo ricordo ancora quando, in quel freddo mese di febbraio ha incoraggiato gli italiani dicendo che le lacrime e sangue che ci aveva fatto versare per salvare il Paese stavano dando i primi frutti perchè si vedeva la luce alla fine del tunnel.
    Non era vero e ce ne siamo accorti subito, ma la luce non si vede nemmeno adesso.
    E allora dico anche io: speriamo che me la cavo e soprattutto che se la cavino i miei figli che trovano attorno a loro solo terra bruciata.
    Bruciata dalle capre citate da quel bimbo sveglio, le stesse di quelle di oggi.
    Bell’articolo, denso di preoccupazione e di viva partecipazione dell’autore che ringrazio per aver detto le cose che io penso.

  5. le università sono oramai delle fortezze nel deserto in cui il comandante-rettore pensa solo a non perdere i diritti-privilegi piuttosto che orientare gli universitari verso facoltà più vicine al mercato del lavoro. I laureati escono con un bel titolo, ma in realtà non sanno cosa fare, dove mettere le mani e soprattutto non hanno un “mestiere”. L’obiettivo è dirigersi verso il lavoro, non attendere che il lavoro venga a cercarci.

  6. Esimio Dott. Enzo, i genitori di quel neo Dott., a cui auguro ogni bene e fortuna, saranno stati fra la grande immensa maggioranza di Italiani che sostenevano che chi non ruba è un coglione, chi non raccomanda i somari e nulla facenti o familiari mediocri è un’imbecille. oggi i mediocri del 6 politico sono al vertice.I figli di costoro oggi si strappano le vesti. Ogni popolo ha il governo che si merita (non è mia).Corso e ricorso storico. A da arrivà …….

  7. Stella Raffaeli // 2 dicembre 2014 a 9:26 // Rispondi

    Capre, capre, sono tutti capre, ha ragione Sgarbi quando ne apostrofa qualcuna. E finiranno tutte nella porta più larga, quella dell’inferno, perchè non meritano altro dopo aver bruciato una generazione di giovani ed affamato milioni di anziani.
    Vergogna!
    Ha ragione il ragazzo neolaureato, ma in questo Paese non c’è più alcuna possibilità per chi vuole lavorare e farebbe bene a fare le valigie e partire per il Burundi. Lì avrebbe più possibilità di quanto non ne abbia qui.

  8. Carissimo, cantava Mina:”non cambi mai, non cambi mai, non cambi mai…proprio maaaiiii”, ricordi? ed aggiungeva, ad un certo punto: “sei grande, grande, grande, come te sei grande solamente tu!”. E ho detto tutto!!! Grande Enzo, ci ritrai come meglio non si può, sembriamo tutti annichiliti in fotocopia. Eppure, eppure…. E se provassimo a reagire un pochino dentro di noi, senza abbatterci continuamente? Se decidessimo di vedere quel benedetto bicchiere non mezzo pieno o mezzo vuoto, ma completamente pieno o completamente assente? Perché dipendere da un bicchiere? Se non abbiamo sete non lo cerchiamo, no? Se invece abbiamo sete, beviamo alla fonte, a quella della pazienza, della comprensione reciproca, del volerci bene l’un l’altro (mi sembrano cosa già dette, vero? ma non sempre messe in pratica…). Tiriamo fuori la voglia di rivederci attivi, sani, esuberanti, senza corone di alloro o similari, ma strenuamente tesi ad aiutarci e ad aiutare i giovani che si piangono addosso, proprio come hai fatto tu. Grazie, Enzo.

  9. vincenzo profiri // 3 dicembre 2014 a 8:48 // Rispondi

    Tratto lo stesso tema (e altri):
    http://vprofiri.blogspot.it/2014/11/italla-germania-oggi.html
    (Sono un tuo ex- della Camilluccia)

  10. guivanna innocenti // 3 dicembre 2014 a 11:28 // Rispondi

    bravo come sempre e forse nemmeno tanto amaro solo obbiettivi geazie

  11. Caro dottor Movilia che tema scottante ha toccato. Mala tempora currunt, tutto si è capovolto, si ammirano i furbi e si dimenticano i giovani che a fatica si laureano per farsi onestamente strada nella vita. Il pensiero, che nel rinascimento aveva toccato il massimo splendore, oggi è completamente annichilito, annientato da anni di Tv spazzatura figlia dell’anticultura che ci vuole tutti passivi, omologati al trash. Ogni giorno ore di spettacoli fatti di luci, luccichii, colori, applausi e falsità hanno ridotto il popolo italiano un popolo di casalinghe di Voghera inacidite e represse che sperano per le proprie figlie al più una carriera da veline. E allora caro dottor Movilia possiamo capire lo smarrimento del dottorino neolaureato e fare a lui tanti auguri, perché non si abbatta e non ceda alla tentazione di lasciare l’ Italia, perché per la casalinga di Voghera sarebbe ancora peggio. Saluti e appuntamento al suo prossimo editoriale.

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