Roma vista da una ragazza inglese
di Marco Pasquali
Etain Addey aveva scritto anche altri libri, ma questo è come una ideale continuazione dei Racconti romani di Alberto Moravia. Qui viene spassosamente descritta la Roma degli anni ‘60 e ‘70 attraverso gli occhi di una (all’epoca) ingenua ragazza inglese, la quale ora vive da anni in una fattoria in quel di Gubbio. Sia io che il Direttore l’abbiamo conosciuta da vicino. Etain narra di una Roma solidale e cialtrona, dove: il centro storico è ancora abitato da romani e stranieri, non è ancora sfigurato dal turismo di massa e dal capitalismo deregolato. Una Roma dove nello stesso palazzo, sia pur in piani e spazi diversi, coabitano classi sociali diverse. Una Roma descritta non attraverso i suoi monumenti, ma ritraendone gli abitanti. Una Roma diffidente verso lo straniero ma curiosa di conoscerlo e di ascoltare i suoi racconti, popolata da maschi tradizionali attratti dalle giovani straniere, salvo poi sposare la siciliana con due fratelli. Si confrontano culture diverse ma ancora compatibili, le case sono aperte agli amici giorno e notte senza nessuna diffidenza verso il prossimo, mentre; un clima politico difficile coinvolge anche gli ambienti meno esposti, ma scivola addosso agli stranieri digiuni di politica italiana. Un mondo di lavori e lavoretti oggi scomparsi o affidati agli immigrati poveri. La Roma di Etain Addey è quella degli anni ’60 e ’70, di certo meno nevrotica di quella attuale e soprattutto capace di ascoltare gli altri. Mi ha fatto effetto una frase verso la fine del libro (p.280): “Si sta bene in Italia, vero? C’è un’umanità che rende la vita vivibile, nonostante tutto quello che non va”. Saremmo capaci di dire la stessa frase oggi?
Il libro è strutturato per scene, copre un arco temporale di una dozzina d’anni e si dipana attraverso una serie di concisi micro racconti. Etain sa descrivere anima e corpo delle persone con pochi tratti. Etain arriva a Roma nel 1968, appena ventenne e senza sapere l’italiano. Per i giovani dell’epoca era normale andar via da casa e viaggiare, studiare o lavorare lontano dalla famiglia, magari in un paese diverso dal proprio. Roma accoglie sempre tutti, ma allora era una meta previlegiata: le valute europee avevano agio sulla lira, se sapevi bene l’inglese trovavi un buon lavoro e nel centro storico era facile trovare in affitto vecchi appartamenti a stanzoni: in quel periodo la borghesia non voleva più abitare in case senza riscaldamento né ascensore e il turismo di massa e i B&B ancora non avevano distrutto i centri storici delle città italiane. Etain dunque si arrangia e trova lavoro prima presso un noto attore e regista di teatro, che ha bisogno di una traduttrice madrelingua pratica di Shakespeare e la sballotta in tournée per tutta Italia; poi viene assunta come segretaria da una nota multinazionale degli anticoncezionali, il cui direttore olandese è efficiente ma cinico. Etain trova casa dietro Fontana di Trevi e lì conosce anche mia madre, con cui resterà per sempre amica. Casa non è grande ma è ospitale e diventa un punto d’incontro per le genti più diverse, sia italiane che straniere. La galleria dei personaggi è un’antologia della Roma dell’epoca: artisti poveri, straniere e giovani a caccia di straniere, scrittori, puttane, avventurieri, artigiani, mimi e attori di teatro, ragazze in cerca di un lavoro, anime in pena, ma anche avvocati e professionisti in cerca di bohème. Nascono storie d’amore dove si confrontano mondi diversi e non sempre sono rose e fiori. L’Italia di quegli anni vedeva cambiamenti profondi, anche violenti, ma procedeva a velocità diverse. Etain in certe parti d’Italia trova praticamente un mondo ancora feudale e lo descrive con sgomento.
Quando nasce Melissa – oggi affermata scrittrice inglese – la vita cambia: si cerca una tata ma la nuova casa non perde, anzi aumenta i suoi frequentatori, a cui si aggiunge un gruppo di persiani ostili a Khomeini e una coppia di mimi che appassiona Melissa. Nel frattempo Etain ha deciso di lasciare il lavoro e comprare un podere in Umbria e la scelta va in quel di Gubbio, dove molti terreni non sono più coltivati e costano poco. I paesani accolgono con curiosità questi inglesi, le trattative durano mesi per mettere d’accordo tutti finché davanti a un paziente notaio il sogno si avvera, anche se la realtà sarà dura. Ma qui per fortuna entrano in scena due uomini validi: Luigi il pastore sardo e Martino il fattore, ormai compagno a vita di Etain. Sono entrambi competenti, mentre all’epoca molti giovani tornavano alla terra senza averci mai lavorato. In più ci si mette pure il terremoto, tant’è che la fattoria di Pratale verrà ricostruita con criteri antisismici suggeriti da un amico che aveva consultato chissà quale rivista asiatica. La fattoria esiste tuttora e potete andarci quando volete.
Racconti romani di una ingenua signorina inglese. Ricordi urbani dai boschi umbri / Etain Addey. Edizioni Montaonda, Collana Bioregioni, 01 pp. 296 , Euro 20,00





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