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Vivere nel Seicento in Italia

Storie di ogni giorno - Niccoli 2021

di Marco Pasquali


 Ricostruire la vita di una comunità del Seicento è un progetto avvincente. Ottavia Niccoli lo fa analizzando le carte del tribunale di Bologna, ma potrebbe essere anche Roma. Alla fine, ne esce un affresco che descrive tutta la società. La serie dei personaggi è un campionario di umanità, anche se dagli atti di un tribunale escono fuori i reati: l’ecclesiastico che canta e suona la chitarra, i garzoni irriverenti, le coltellate in osteria, le calunnie tra vicini, l’onore da difendere, le promesse di matrimonio infrante ritraggono personaggi e dinamiche sociali anche violente, che nel libro rivivono come in un quadro di genere. Non mancano reali casi criminali: il prete pedofilo, la contadina presunta infanticida, la violenza carnale ripetuta, l’eterno dramma della gelosia e altro. Quella del Seicento italiano è una società in crisi, percorsa da eserciti stranieri e soggetta a carestie ed epidemie che all’epoca facevano parte della vita della comunità e venivano sopportate come uno scontato destino umano. Il Seicento tanto bene evocato da Manzoni è in Italia un’epoca di crisi economica, di guerre e di regresso demografico. In tutto questo si afferma la Controriforma, e qui il libro diventa interessante: dalla documentazione è chiaro che il controllo della Chiesa cattolica sulla società e sul clero era efficiente in città, pur con qualche resistenza, ma faticava a imporsi nelle comunità contadine esterne all’abitato. Nulla di strano, solo che qui vediamo anche una resistenza alla nuova liturgia, alla confessione, alla codificazione del matrimonio e alla pratica devozionale (pellegrinaggi a parte). Il controllo del clero è più efficace in città che nelle parrocchie di campagna, dove le contadine distrutte dal lavoro passano da un legame all’altro in una specie di famiglia allargata. Sabbatina è vedova di un contadino che ha già seppellito due mogli; sono morti i suoi due bambini, è morta la prima moglie del cognato da cui forse ora ha avuto un figlio, è morto il primo marito della seconda moglie di lui. E il matrimonio – ora celebrato e registrato dal parroco secondo le nuove regole – suggerisce uno strascico di convivenze arretrate e figli vari, di cui la metà morti presto. In più il tribunale registra una serie di cause di domestiche messe incinte dal figlio del padrone, si direbbe un classico.

 È una società classista, violenta, Manzoni l’aveva descritta bene. I nobili sono in continua competizione fra di loro e portano in tribunale le loro istanze, ma alla fine si sentono casta e preferiscono raggiungere accordi privati extragiudiziali. Il grosso delle sentenze riguarda dunque la borghesia cittadina e le aziende agricole legate alla città. Possiamo così ricostruire i rapporti di lavoro fra città e contado, fra artigiani e corporazioni, fra padroni e garzoni. Ma abbiamo anche una visione della cultura media: almanacchi e calendari figurati per i contadini, opere devozionali della Controriforma lette ad alta voce nei luoghi di lavoro (soprattutto femminili), ma anche l’Orlando Furioso recitato e diffuso come romanzo d’avventure. Il libro ci istruisce poi sui dettagli dell’alimentazione, sulle feste e le liturgie familiari e cittadine, sull’onore. Ma c’è spazio anche per dettagli meno scontati: notevole p.es. l’analisi dei “maggi”, bastoni decorati che si piantavano davanti la casa delle ragazze: pieni di fiori, simboli, oggetti e decorazioni simboliche, erano perfettamente compresi dalla gente e dimostrano la profondità con cui l’immaginario barocco era penetrato anche nelle classi più basse e meno acculturate. Pochi sapevano leggere un libro, ma tutti comprendevano i simboli che la cultura barocca e controriformistica aveva insegnato loro a leggere. Tirate le somme, il libro della Niccoli è al contempo accademico e brillante e ci restituisce un quadro vivace della vita nel Seicento italiano. Interessanti le illustrazioni.

Storie di ogni giorno in una città del Seicento / Ottavia Niccoli. 309 pp. Euro 22.

"Il mangiafagioli" di Annibale Carracci

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