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N.Rockwell e il Sogno Americano

05 - Norman Rockwell - The Runaway  L’American Dream, il Sogno Americano, quell’immagine sospesa fra realtà ed utopia che è stata l’idea-guida delle generazioni che hanno costruito la loro vita, giorno dopo giorno, nel Nuovo Mondo. Un’immagine ancor oggi di forte fascino, nonostante le contraddizioni di una società in continuo movimento, dove illusione e delusione ora ravvivano ed ora appannano il Sogno Americano (interpreti impietosi ne sono cinema e letteratura). E tuttavia permane, una stagione iniziata con i Padri Fondatori, nel XVII secolo, e proseguita nel tempo, con momenti di particolare intensità. Come la fase seguita alla rivoluzione industriale o la prima metà del ‘900, malgrado due guerre mondiali che però non avevano scalfito il Sogno Americano. E un grande testimone che, con la sua arte, ha accompagnato attimo per attimo questa visione condivisa da milioni di americani, è stato Norman Rockwell, al quale la Fondazione Roma Museo-Palazzo Sciarra dedica una corposa mostra antologica.

01 - Norman Rockwell - Family Tree

  Norman si avvicinò giovanissimo al mondo dell’illustrazione e, appena ventenne, già lavorava per varie riviste, dipingendo la prima cortina del “The Saturday Evening Post”. E’ l’inizio di una lunga e splendida carriera, dove l’agile e raffinato segno grafico di Norman s’impone, perché incide in profondità nel costume, narrando con garbo ed ironia dell’American Way of Life. Ma, lui che trascorre quasi l’intera sua vita in provincia (prima La Rochelle, nello stato di New York, poi Arlington, nel Vermont) e, quindi, vive sulla pelle il senso della comunità, celebra non la upper bensì la middle-class. I suoi riti quotidiani, le piccole-grandi storie di tutti i giorni in una cavalcata lunga quarant’anni, qui documentata da 323 copertine originali del “Saturday Evening Post”. Ed è un colorito e succoso caleidoscopio d’immagini, con la sua umanità còlta in gesti forse insignificanti ma che l’arte di Rockwell trasfigura.

  Dagli anni ’20, gli anni ruggenti di Scott Fizgerald, in avanti, un work in progress grafico che segue in parallelo allo sviluppo della società americana.

12 - Norman Rockwell - The Problem We  All Live With

Ciò che traspare dalle rappresentazioni  è una tenerezza di fondo nei riguardi dei personaggi, singoli o gruppi, un alone come di serenità nel quale sembrano fluttuare. Un ottimismo esistenziale che ha molti tratti in comune con la poetica di Frank Capra e ben si inserisce nei toni rassicuranti del “New Deal” rooseveltiano, il bisogno di ritrovarsi come nazione dopo la crisi del ’29. Norman in realtà ha sempre usato questo linguaggio, è il suo modo di vedere le cose, puntando all’interno per sdrammatizzare l’esterno, il mondo di fuori. E sono immagini che tranquillizzano, perché appunto narrano la quotidianità, soprattutto nei momenti rituali, come il baseball o il “Thanksgiving”, il Giorno del Ringraziamento. Momenti che non mancano di un risvolto ironico, come nel delizioso “Going and Coming”, la famiglia in gita ma, sempre, fa capolino quell’intimismo affettuoso che deriva dal senso di appartenenza ad una comunità (vedi “Christmas Homecoming”).  Appunto, “il far parte di”, che in un’America “minore” è sentito ancora più fortemente (“A Scout is Helpful”, “The Runaway”). E anche gli “Hobos”, i vagabondi, non vengono emarginati, come risulta da alcune copertine.

08 - Norman Rockwell - Christmas Homecoming

  Ma chi è Norman Rockwell e cosa ha nel suo Dna? La risposta è nel gustoso “Family Tree” posto ad inizio mostra, quasi un manifesto programmatico. Bellezze spagnole e bucanieri, nobiltà inglese e nativi indiani, confederati e unionisti, Pilgrim Fathers e pionieri, cowboys e buona borghesia wasp, anonimi cittadini e, in cima, un fanciullo, allegoria dell’innocenza americana. Forse è lo stesso Norman, un pò burlone, come appare nel delizioso “Triple Self-Portrait”, lui che dipinge se stesso che si guarda allo specchio (d’altronde il suo rapporto con la pittura è sempre di una distaccata ironia ed emblematico, in tal senso, risulta “Art Critic”). Ma il suo ottimismo non è superficialità e lo dimostra rispondendo all’appello del presidente Roosevelt nel suo discorso alla nazione per l’entrata in guerra contro il nazifascismo. Le quattro libertà, “Freedom from Want”, “Freedom from Fear”, “Freedom of Speech”, “Freedom of Worship” (libertà dal bisogno, libertà dalla paura, libertà di parola, libertà di culto), che sono poi racchiuse nel Primo emendamento della Costituzione Americana.

03 - Norman Rockwell - No Swimming

  E, di nuovo, l’impegno per i diritti civili negli anni ’60, quando nel “Deep South”, il Profondo Sud, erano di moda il Ku Klux Klan e il linciaggio dei “niggers”, i negri (vedi i romanzi di Erskine Caldwell). Toccanti “Murder in Mississippi”, sull’uccisione di tre attivisti contro la segregazione, e “The Problem We All Live With”, con la bambina di colore che va a scuola scortata dai federali. Ma anche nei passaggi più drammatici della storia americana Norman non cede al pessimismo, continua a credere nell’ “America the Beautiful”, come recita l’inno patriottico. E, tuttavia, senza alcun accento retorico, con toni semplici, come l’umanità che rappresenta nel suo percorso quotidiano. Umili e potenti, dall’americano medio che si confonde nella folla ai personaggi più in vista, attori (Bob Hope, Bing Crosby), presidenti (Eisenhower, Kennedy, Nixon), tutti allo stesso livello di empatia. V’è, nel modo che ha Rockwell di comporre le sue figure, un gusto quasi dickensiano del personaggio (reminiscenza questa delle letture paterne), avvertibile soprattutto nei ritratti adolescenziali (“No Swimming”, “Girl at Mirror”, “The Discovery”). Ed è quell’innocenza delle origini  che l’America ha perso definitivamente l’11 settembre, ma il Sogno continua, nonostante tutto…

04 - Norman Rockwell - Triple Self Portrait

 “American Chronicles: The Art of Norman Rockwell”
Fondazione Roma Museo-Palazzo Sciarra fino all’8 febbraio 2015.
Orari: lunedì 15-20, da martedì a venerdì e domenica 10-20, sabato 10-21.
Biglietti: euro 12 intero, 9,50 ridotto.
Sono previsti vari appuntamenti in tema fra i quali segnalo quello del 27novembre,
il giorno del Thanksgiving, con la caffetteria del Museo che propone il tipico tacchino arrosto
ripieno di castagne con salsa di mirtilli e la torta di zucca.
Per informazioni 06.22761260
www.mostrarockwellroma.it e www.fondazioneromamuseo.it .

 

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