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I sottili incanti del flageolet

  Flageolet, strumento il cui nome è poco familiare a chi ama la musica, eppure ha una sua rilevanza, perché rientra nella famiglia dei flauti. Inventato verso la fine del XVI secolo in due versioni, quella francese e quella inglese, tecnicamente non molto dissimili, il flageolet si proponeva (e si propone) come una colorita miscela di piffero, flautino, zufolo e, nella sua essenza sonora, un che di mitologico. La siringa di Pan, la voce dei boschi e delle acque, e come tale figurò nel celebre “Ballet comique de la Reine”, rappresentato nel 1581 nel Petit Bourbon di Parigi. Il flageolet cominciò a conquistarsi un suo spazio, incontrando anche il favore di musicisti importanti quali Haendel, Rameau, Mozart, Gluck e raggiungendo la sua fama “mondana” nel 1800, con la danza della Quadriglia (“flageolet de quadrille”). Ebbe fortuna durante la Belle Epoque poi, dopo il carnaio del ’15-’18, lo strumento cadde nell’oblìo e solo di recente Hugo Reyne, l’eccellente musicista che i lettori ben conoscono (le mie recensioni dei concerti di Bach, Corelli, Haendel, Telemann, Rameau, Couperin), ha riscoperto non solo lo strumento in sé ma un suo uso molto intrigante. Risale alla metà del XVII secolo, quando il flageolet veniva utilizzato per educare al canto gli uccellini in cattività. Una variegata e colorita gamma espressiva che non poteva non destare la curiosità di un virtuoso del flauto e il risultato è un elegante cofanetto con 2 cd e un dvd dove Reyne presenta i 13 flageolets che compaiono nei brani in programma.

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Un percorso temporale di due secoli, da metà del XVII a metà del XIX secolo, che si apre e si chiude con “A la claire fontaine”, simbolicamente, perché questa canzone infantile esprime un po’ il senso fra gioco e idillio musicale dell’intero album. Il flageolet, come commenta Reyne, è uno strumento di compagnia, una compagnia gradevole, che genera serenità. E’ il contatto, sia pure artificiale, con le voci della natura, l’usignolo secondo Thomas Greeting o le variazioni canore di Mr Hills (il  ciuffolotto, il canarino, il fanello, la tottavilla o lodola arborea, l’usignolo indiano). Qui ben si evidenziano le capacità linguistiche del flageolet, soprattutto le sue infinite sfumature che rendono il florilegio quanto mai godibile all’ascolto anche pensando al suo uso “educativo” (Hills ha composto ad uso dei suoi piccoli studenti alati). E si prosegue con una bella quanto morbida passacaglia di Jean-Pierre Freillon-Poincein per flageolet e basso continuo ed il frizzante “Prélude et  Marche de Surlaube” di Martin Hotteterre, musicista alla corte di Luigi XIV. Più complesso il discorso per Haendel, “Concerto per cuculo e usignolo”, dove violino, alto e b.c. fanno da cornice ad un flageolet a becco dall’incedere molto civettuolo. Una sorta di panegirico dell’usignolo firmato da Buffon, l’autore della monumentale “Histoire Naturelle”, introduce al brano squisitamente onomatopeico di François-Adrien Toulan, che fu ghigliottinato per aver tentato di salvare Maria Antonietta. E con un quartetto dal delizioso allegro cantabile ed un concerto per flageolet ed orchestra, solare e dagli echi mozartiani, entrambi di Michel Yost, famoso come clarinettista, si chiude alla grande il primo cd.
Ma il secondo capitolo non è da meno, a cominciare dal “Concerto in sol maggiore” di Nicolas Pfeilsticker che Reyne, grande ricercatore, ha scovato nella Biblioteca Reale di Madrid. Un pezzo gradevole per flageolet e orchestra, così come il successivo quartetto di Anna-Friedrike Heinel, altra riscoperta di Reyne, poi è la volta di Hector Berlioz, un delizioso pezzo giovanile per flageolet e piano. Siamo così entrati nel XIX secolo che vede lo strumento passare dal suo ruolo originario di “melos ornitologico”, per così dire, a quello di conduttore, accompagnatore e, in un certo senso, coreografo. E’ il tempo della danza, del ballo di gruppo, inaugurato da Edme Collinet, un gran virtuoso del flageolet che lui adattò allo spirito di quegli anni, come dimostrano “Sérénade” e “Introduction andantino et Variations”. Il passo successivo è la Quadriglia, qui ben rappresentata da composizioni orecchiabili quanto vivaci (“L’Aglae”, “La Zoè”, “La Lucie” e soprattutto “L’Arsène & L’Amèlie”). Ora è pieno clima di festa, dame e cavalieri che ondeggiano in vasti saloni con l’orchestra che si scapriccia al ritmo della musica di due grandi parigini ingiustamente dimenticati. Da un lato gli scatenati ma elegantissimi valzer di Louis-Antoine Jullien e dall’altro le battute incalzanti del “re della quadriglia”, Philippe Musard (in particolare il “Galop”). E, ancora, i virtuosismi di Jean Carnaud, il flageolet che chiacchiera con il piano, Narcisse Bousquet, il flageolet e l’orchestra in guisa di opera leggera, Eugène Damaré, il flageolet impegnato in una robusta polka. E si chiude come si era iniziato, in moto circolare, con  “A la claire fontaine”.
Decisamente una ghiotta novità questo doppio cd che fa rivivere un momento molto particolare della storia della musica, una squisita variazione di quello strumento, il flauto, che già in sé racchiude infinite possibilità. E Reyne si impegna a fondo in questa sua nuova esperienza di ricerca, ben coniugando l’aspetto ludico e quello melodicamente più strutturato. Il colore soprattutto, un trapassare continuo dall’appena sfumato a tonalità briose e dal meditativo al gridato, una griglia di sensazioni  che rendono l’ascolto assolutamente godibile (anche perché, come su accennato, sono 13 i flageolet usati in repertorio e ognuno ha una “pronuncia” diversa). Non ci sono vuoti in questo denso percorso sonoro, delizioso florilegio musicale che permette di (ri)scoprire le virtù nascoste del flageolet français, qui presentato in anteprima mondiale. E bisogna esserne grati a Hugo Reyne, insieme alla sua infaticabile Simphonie du Marais, coadiuvati, nei brani più complessi, dalla Orchestre XVIIIème e Orchestre XIXème.

“Les Amours d’un Rossignol” (Musique pour le flageolet français), la Simphonie du Marais diretta da Hugo Reyne, 2 cd + dvd, Hugovox, euro 25. Per informazioni www.simphonie-du-marais.org

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