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L’Annunciazione di Casperia

Straordinario paese il nostro, dove ogni segmento di territorio ha una sua tipicità non solo antropologica e di paesaggio, ma soprattutto storico-artistica. Ogni epoca ha lasciato la sua impronta creando una stratigrafia che costituisce il fascino principale dell’Italia, quel suo tratto peculiare di “museo diffuso”, come pochi altri paesi al mondo. Una peculiarità che però spesso è mal gestita, per fattori burocratici (male endemico del nostro paese) o, peggio, per ignavia culturale (anche questo un virus oggi molto di moda). E invece proprio qui, nell’aspetto chiamiamolo così “minore” del nostro patrimonio artistico, cioè non solo i grandi centri che fanno da naturale calamita (Roma, Firenze, Venezia), ma nei paesi e paesini sparsi per la Penisola, quel “museo diffuso” di cui sopra, è la chiave per una politica di turismo intelligente.

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Attivare le specificità storico-artistiche di un piccolo centro (e naturalmente creare un contesto adeguato) significa animare una microeconomia che porta vantaggi al territorio, impedendone o rallentandone il depauperamento. Ma occorre una visione illuminata del problema, magari una solida sinergia fra pubblico e privato, ed esempi per fortuna ce ne sono sparsi per l’Italia e voglio citarne uno ad appena 70 k. Da Roma. E’ il delizioso paesino di Casperia in Sabina, dove il restauro di un dipinto del ‘600, risultante da una perfetta intesa fra Comune e Soprintendenza, si propone come invito a visitare non solo il borgo in sé, ma la Sabina in generale, non molto trafficata dal turismo interno (invece molti gli stranieri in cerca di “chicche”, peraltro abbondanti nel territorio. Due fra le tante: i ruderi del castello Orsini di Rocchette e S.Maria in Vescovio. Farfa non la cito perché piu nota).
Il restauro dell’Annunciazione di Giovan Battista Salvi detto il Sassoferrato avviene nella chiesa omonima con cantiere aperto e visite guidate che permettono di gustare nei particolari questo raffinato (e delicato) dipinto devozionale. L’autore, marchigiano,  famoso per le sue Madonne, giunge a Roma nel pieno del suo fervore barocco, con i  tre grandi all’opera (Bernini, Borromini e Pietro da Cortona). Lavora molto su committenza privata, quadri destinati al culto ma dove gli elementi di “pietas” religiosa non risultano affatto manierati come spesso avveniva per questa pittura di genere, bensì rappresentati con grazia ed una certa eleganza formale. Così la Madonna del Rosario nella chiesa romana di Santa Sabina e questa Annunciazione che nel tempo ha subito vari danni (un incendio dovuto forse alle candele dei fedeli, il colore originario falsato da precedenti restauri). E ciò che risalta nella rappresentazione sacra è l’armonia dell’insieme, con un impostazione classica nel dipinto romano (la Madonna assisa in trono con i santi ai lati), mentre più innovativo è quello di Casperia. Qui la Vergine appare seduta in una stanza, lo sguardo rivolto al raggio celeste che scende dall’alto, fra una corona di puttini e, innanzi, l’angelo che  reca l’annuncio: sullo sfondo il tipico paesaggio sabino con l’ansa del Tevere. E tutto, come dicevo, infonde a chi guarda una grande serenità, espressa all’interno dell’opera sia dalla composizione figurativa in sé (quella purezza di segno derivata da Perugino e Raffaello), sia dal tessuto cromatico (quella particolare luminosità che rimanda a Domenichino e Guido Reni). L’effetto è quanto mai gradevole e, sicuramente, lo sarà per chi partecipa al cantiere aperto, dove, come uno stimolante work in progress, il dipinto tornerà gradualmente alla sua identità d’origine.

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Ovviamente non si può prescindere da una visita al borgo medioevale di Casperia, citato da Virgilio nell’Eneide, l’antica Aspra Sabina dove la storia si è accumulata registrando eventi spesso notevoli. Così, citandone solo alcuni (l’elenco è folto di date), il 1189, quando si costituì in libero comune, il giuramento di vassallaggio a papa Niccolò III nel 1278, l’appoggio offerto a Cola di Rienzo nel 1347 e poi il rapporto conflittuale con la Santa Sede, l’avvicendarsi delle famiglie Orsini e Savelli, il giubileo del 1600, l’annessione al Regno d’Italia. “Nera e pittoresca, sorge su un colle da dove si gode la vista del monte Soratte”, scriveva il grande Gregorovius nelle sue “Passeggiate per l’Italia” e commentava “qual luogo spaventosamente solitario e selvaggio!”. Oggi Casperia si offre al visitatore con la sua caratteristica struttura “a cipolla”, vicoli che si snodano l’uno nell’altro talora inframmezzati da criptoportici e ariose piazzette. E’ una delizia per l’occhio della “camera”, un paese assolutamente fotogenico e, soprattutto, culturalmente vivace. Un piccolo teatro e manifestazioni non di solo folklore, come il “Festival delle Eccezioni”, più un fornitissimo archivio comunale con preziosi documenti storici. E la gustosa cucina casereccia quale tocco finale (i famosi “stringozzi”). In conclusione Casperia, comune in controtendenza (che non si spopola come purtroppo avviene per i piccoli centri di tutta Italia), Bandiera arancione del Touring Club per le sue qualità turistico-ambientale, merita una visita. E anche un soggiorno alla scoperta del territorio.

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“Il Sassoferrato di Casperia. Restauro aperto”. Ingresso libero, per informazioni www.sabap laz.beniculturali.it e www.comunedicasperia.it/turismo . Il restauro, diretto per la Soprintendenza dalla dott.Chiara Arrighi e progettato in collaborazione con l’arch.Lorenzo Mattone, che ne ha curato grafica ed allestimento, viene eseguito dal Consorzio Le Arti. Direzione scientifica dott.Giuseppe Cassio. Indagini sull’opera dott.Claudio Falcucci della M.I.D.A. Metodologie per la Diagnostica Artistica (la prima fase, di indagine spettrografica, sul dipinto). Determinante l’impegno del Comune di Casperia e della Parrocchia della SS.Annunziata nella riuscita dell’evento. La Rossetti Costruzioni srl ha offerto l’impalcatura allestita per meglio condurre il restauro, quindi sinergia pubblico-privato, una via da seguire per interventi sul patrimonio artistico dei piccoli centri sempre a margine delle più grandi (e perciò esigenti) città d’arte.

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