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Leonardo e San Girolamo

  Su quell’antico registro cartaceo del 1513 con coperta in pergamena si legge “cose sanno affare a belvedere nelle stanze di messer lionardo d.vinci” e, più sotto, “per uno bancho di macinare i colori”. E’ la testimonianza del soggiorno a Roma di Leonardo da Vinci, giunto su invito del cardinale Giuliano de’Medici, fratello di papa Leone X. Qui egli soggiornò per tre anni, in un appartamento del Belvedere, occupandosi del progetto di bonifica delle Paludi Pontine e poco o nulla partecipando alla vita artistica dell’Urbe. Tuttavia qualcosa ha lasciato di sé in quello che era il magnifico cantiere rinascimentale in cui dominavano le figure di Bramante, Michelangelo, Raffaello qualcosa che, in occasione dei 500 anni dalla sua morte, figura nella mostra al Vaticano, nel Braccio di Carlo Magno: “Leonardo da Vinci. Il San Girolamo dei musei Vaticani”.Fig. 1
Questa tempera a olio su tavola di legno di noce è’ l’unica opera di Leonardo presente a Roma ed ha una storia piuttosto tormentata. La committenza è incerta, forse una confraternita o i Benedettini della Badia Fiorentina dove era la tomba di famiglia di Leonardo. Anche la collocazione temporale e il percorso di linguaggio pittorico, per alcuni il 1481-2 ed assonanze stilistiche con la “Adorazione dei magi”, per altri intorno al 1490 e riferimenti con la “Vergine delle rocce”. Nel 1800 entrò a far parte della collezione della pittrice Angelica Kaufman, amica di Goethe, e successivamente in quella del cardinale Joseph Fesh, zio di Napoleone, a Palazzo Falconieri. Poi se ne perdono le tracce e si deve a due pittori, Tommaso Minardi e Filippo Agricola, se il San Girolamo è giunto fino a noi. Infatti fu da loro rinvenuto diviso in due parti, la prima, ridotta ad anta di credenza, presso un rigattiere e l’altra, raffigurante la testa del santo, come sgabello di un ciabattino. Pio IX accolse la perorazione per quel “dipinto di mano di Leonardo da Vinci e perciò rarissimo e pregevolissimo” , e la tavola, restaurata, venne accolta nelle collezioni vaticane.
Che sia un pezzo notevole è fuor di dubbio, con la sua figura scarna, emaciata, il volto come scavato dalla sofferenza che sembra riassumersi nello sguardo perso in remoti abissi di luce e, come sfondo, un paesaggio brullo, aspro, che accentua il senso di dolore sospeso. E tutto questo drammatizza la rappresentazione, anche per quel non finito che la caratterizza (la figura del leone, il braccio del santo), peraltro una peculiarità di Leonardo (“Trovasi che Lionardo per l’intelligenzia de l’arte cominciò molte cose e nessuna mai ne finì”, annota il Vasari nelle “Vite”). Interessante è anche come sia stato rappresentato Girolamo, il suo contesto che non è quello solenne e un po’ agiografico di Antonello da Messina,  Jan Van Eyck o il Ghirlandaio, il santo nel suo studio intento all’esegesi biblica, bensì un eremita nel deserto che cerca Dio, anticipando le asprezze del Caravaggio o del Ribeira, la semplice fisicità in balìa degli elementi. Un naturalismo di linguaggio che comunque esalta la figura di questo Padre della Chiesa, al quale si deve la “Vulgata” approvata dal Concilio di Trento e poi revisionata dal Vaticano II.  E’ la traduzione della Bibbia dall’ebraico e dal greco in latino, dovuta appunto a Girolamo: “Totum, quod legimus in divinis libris, nitet quidem et fulget etiam in cornice” (“Tutto ciò che leggiamo nella sacra Scrittura è luminoso e splendente anche alla superficie”).
Ciò che inoltre risalta è il segno, soprattutto la parte superiore, il volto, che evidenzia gli studi di anatomia di Leonardo, studi ai quali dedicò molti anni della sua vita, riempendo pagine e pagine di eccezionali disegni (vedi i “Fogli di Windsor” che trattano appunto di anatomia). Da notare anche il modellato, ovvero la tecnica del “finger painting”, le dita usate sui pigmenti per modellare in modo uniforme i contorni della figura. E il risultato finale è di grande forza espressiva, un che di ascetico promanante dalla rappresentazione la cui intrinseca sacralità ben si presta a celebrare i 500 anni dalla morte di Messer Lionardo, genio italico.
“Leonardo da Vinci. Il san Girolamo dei Musei Vaticani” al Braccio di Carlo Magno fino al 22 giugno, da lunedì a sabato h.10-18, chiuso domenica e festività religiose. Ingresso gratuito.

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