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Luca Signorelli e Roma

5. Orvieto_Museo Opera Duomo_Tegola

Quelle mappe di Roma alla fine del XVI secolo che accolgono il visitatore all’inizio della mostra già creano un contesto per introdurre l’arte pittorica di Luca Signorelli. E’ l’Urbe di papa Sisto IV, costellata di rovine antiche accanto alle quali sorgono opere di pietà (la ristrutturazione dell’ospedale di Santo Spirito, l’antica Schola Saxonum), d’ingegneria (un nuovo ponte sul fiume che collega i rioni Regola e Trastevere), d’arte (quello scrigno che è la Cappella Sistina). Una città che, in preparazione del grande Giubileo del 1475, il papa Della Rovere, papa umanista, abbellì donando quei reperti antichi che avrebbero costituito il primo nucleo delle collezioni dei Musei Capitolini. Opere famose come lo Spinario, bronzo del I secolo a.C. divenuto poi quasi un archetipo per pittori e scultori, citato spesso nei loro lavori (e dallo stesso Luca, come vedremo).
E’ dunque in tale contesto di “work in progress” che il giovane pittore cortonese giunge a Roma e si ritrova sui ponteggi della Sistina ma di lui restano solo un paio di affreschi. E tuttavia l’esperienza romana lascia profonde tracce, come si evince da “Battesimo di Cristo”, “Madonna con Bambino con nudo maschile” e, soprattutto, “Martirio di San Sebastiano”. Nei primi due sullo sfondo torna l’immagine dello Spinario, parafrasata anche in senso plastico, a corredare rappresentazioni sacre di serena contemplazione. Più movimentato e drammatico è il superbo olio del “Martirio”, con la fuga prospettica delle case sulla destra e il riferimento esplicito al Colosseo e l’Arco di Costantino, cioè la Roma classica. La cura anatomica delle figure ed il loro naturalismo qui risaltano più che nelle altre due opere, nelle quali però figura il nudo, affatto in contrasto con il tema sacro dacché Signorelli, nel suo soggiorno fiorentino (1490), non era rimasto insensibile alle teorie dell’Accademia Neoplatonica di Marsilio Ficino.

3. Citt+á di Castello_Pinacoteca_Signorelli_Martirio S.Sebastiano

Il nudo in un’accezione pagana di pura vitalità, il mito originario della Bellezza quale metafora della Conoscenza e via salvifica (Ficino tentò una sintesi fra pensiero classico e cristiano).
Il nudo è anche nel ciclo pittorico dove corpo e anima intrecciano l’ultimo dialogo, quello della fine dei tempi, mirabilmente espresso nel Giudizio Universale del Duomo di Orvieto, proposto in una serie di riproduzioni fotografiche su pannello retroilluminato. E qui si afferma un Signorelli visionario ed inedito (la rappresentazione dell’Anticristo) che scolpisce i corpi-anima con tratti decisi, realizzando un’opera di eccezionale potenza espressiva della quale Michelangelo restò affascinato. “Alcune cose del suo divino Giudizio, che fece nella cappella, furono da lui gentilmente tolte in parte dalle invenzioni di Luca, come sono Angeli, demoni, l’ordine de’ cieli et altre cose, nelle quali esso Michelagnolo immitò l’andar di Luca, come può vedere ognuno”. Così il Vasari nelle sue “Vite”, indicando Luca quale precursore delle fatiche della Sistina ed il suo Giudizio, a mio avviso, risulta più drammatico (anche come tonalità cromatiche) di quella michelangiolesco. E ciò in contrasto con la dolcezza del ciclo delle storie di San Benedetto dell’Abbazia di Monte Oliveto Maggiore, realizzato appena qualche anno prima (e poi concluso dal Sodoma).
Ma la dolcezza è intrinseca alla sua arte ed ecco una splendida serie di Madonne col Bambino, una esposta per la prima volta (“Madonna col Bambino, san Giovanni battista e un altro santo”, della collezione Pallavicini-Rospigliosi). Interessante quella che proviene dal Metropolitan di New York, sia perché su sfondo oro, alla maniera gotica, sia per il profilo della Madonna, ripreso dai Preraffaelliti e poi dai Nazareni. Furono loro a rivalutare Signorelli finito nell’oblìo, avendo accanto due personalità ingombranti come Michelangelo e Raffaello che lo misero in ombra. Con il primo Luca contrasse un debito di 40 giulii e, non solvendolo a tempo, il Buonarroti scrisse una lettera al capitano di custodia di Cortona (in mostra insieme all’altra dove dichiara di averli riscossi grazie al suo intervento). Ma è iniziata la parabola discendente e Luca, dopo la cena a casa del Bramante insieme al Perugino e Pinturicchio per decorare l’appartamento di Giulio II, venne estromesso  dall’arrivo a Roma di Raffaello. Al primo smacco ne seguì un secondo, con il mancato appoggio di Leone X Medici, ovvero Giovanni figlio di Lorenzo, da Luca conosciuto a Firenze (di qui anche la sua crisi economica e il debito contratto con messer Michelagnolo).

2. Unicredit_Testa di Cristo

Riscoperto nell’800 anche dalla critica lo fu pure dal mercato antiquario che non si accontentò di riproduzioni più o meno fedeli, facilitato dal caos seguito all’unità d’Italia, con la soppressione e confisca dei beni ecclesiastici, nonché da privati poco sensibili all’arte. Inizia la dispersione del patrimonio pittorico del grande cortonese, talora fermata in tempo con leggi di tutela, sia pur tardive (1902, la prima legge nazionale), come nel caso della soave “Madonna con Bambino fra angeli e santi”, con quel suo figurativismo di sapore misto fra umbro e marchigiano. Altre opere finirono sparse in collezioni private e musei, alcune celebri come la “Corte di Pan”, distrutta nei bombardamenti aerei del 1945 su Berlino. E restano frammenti di lavori più complessi smembrati e venduti a pezzi separati, come una bellissima “Testa di Cristo” in orizzontale, dove il naturalismo signorelliano raggiunge il vertice, o la “Pia donna in pianto” da Matelica.
E questo è il ritratto di un grande protagonista del Rinascimento al quale altri due grandi, Michelangelo e Raffaello, pur avendolo spinto a lato, devono molto (soprattutto Michelagnolo, concettualmente, con il Giudizio Universale). “Fu ne’ suoi tempi tenuto in Italia tanto famoso e l’opere sue in tanto pregio, quanto nessun altro in qualsivoglia tempo sia stato già mai”.

13. Castel Sant'Angelo Madonna con Bambino e Santi

“Luca Signorelli e Roma. Oblio e riscoperte”, fino al 3 novembre a Palazzo Caffarelli. Tutti i giorni h.9,30-19,30, biglietto integrato Mostra + Musei Capitolini euro 16, ridotto 14 per i non residenti. 14 e 12 per i residenti. Per informazioni www.museicapitolini.org e www.museiincomune.it . La mostra, a cura di Federica Papi e Claudio Parisi Presicce è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita Culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, con l’organizzazione di Zètema Progetto Cultura. Catalogo edito da De Luca Editori d’Arte.

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