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Roma e le botteghe storiche

Come era la Roma mercantile del passato, soprattutto la Roma del piccolo commercio quando era capitale dello Stato della Chiesa? V’è tutta una saggistica in merito ma è pur sempre un discorso generale, poco si concede ai dettagli, e allora una ricerca che si concentra su una parte ben definita del territorio urbano analizzandone in maniera esaustiva arti e mestieri nel tempo, è davvero una rarità non solo bibliografica. Come nel caso di “Le Botteghe d’Arte e la topografia storico-urbanistica di una zona di Roma dalla fine del XVI secolo a oggi”, di Saverio Franchi e Orietta Sartori. E qui, ovviamente, occorre una premessa.

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L’Urbe del tardo ‘500, una città-cantiere che, ormai metabolizzate le devastazioni provocate dai lanzichenecchi ai tempi di Clemente VII, si avvia ad essere una metropoli in continua espansione. La crescita demografica, facilitata anche da una forte immigrazione interna, procede in parallelo con un’accorta politica di risanamento urbano, grazie alla lungimiranza di papa Sisto V. Palazzi, un acquedotto, il tocco finale alla basilica di San Pietro con l’obelisco tirato su da Domenico Fontana (e non sarà il solo), un nuovo asse viario (la Strada Felice) e la città inizia quel processo di abbellimento architettonico che, nel secolo successivo, raggiungerà il suo apogeo con Bernini, Borromini, Pietro da Cortona. Una metropoli che non attira solo pellegrini diretti a San Pietro ma anche viaggiatori sedotti dalle sue bellezze  (quello che poi sarà il Grand Tour ha qui il suo battesimo con Montaigne). Ed anche un centro urbano vivo, con un ricco tessuto artigianale diffuso per piazze e vicoli, dove ogni professione ha una sua “Universitas”, Corporazione di Arte e Mestieri, e questa una Confraternita per opere pie alle quali i papi spesso concedono privilegi.
Dunque Roma rinascimentale come un organismo complesso ed articolato, una città dove il piccolo e grande commercio, delle centinaia di botteghe sparse nel centro storico, ne è il cuore pulsante. La sua parte più genuina e “ruspante”, l’Urbe del popolo minuto che fa da controcanto a quella sfarzosa dei palazzi nobiliari e spesso vi convive fianco a fianco. Un caso emblematico è quello del rione Parione, nell’area di piazza Pasquino, proprio dietro piazza Navona, dove tutto celebra i fasti della famiglia Pamphili.

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Qui, oltre a botteghe di vario tipo, sin dal tardo medioevo vi fu una grande concentrazione di liutai e librai, come risulta dall’accurato saggio citato all’inizio di Saverio Franchi e Orietta Sartori, “Le Botteghe d’Arte e la topografia storico-urbanistica di una zona di Roma dalla fine del XVI secolo a oggi” (appunto l’area di piazza Pasquino, “sede storica di liutai e librai”). “Accurato” è un eufemismo, in quanto la ricerca compiuta su questo segmento di territorio urbano è a vasto raggio, non limitandosi ad un puro elenco di dati catastali e la loro continuità o discontinuità nel corso degli anni, ma ampliandosi fino divenire una vera e propria indagine sociologica proiettata nel tempo.
Anzi, parlerei in termini di antropologia culturale, perché, sfogliando le pagine fitte di nomi, date, mestieri ne emerge un quadro dove tutto è interconnesso. Prendendo come base le piante di Roma della seconda metà del ‘500 (Bufalini, Du Perac, Tempesta) e risalendo fino a quelle del nuovo Regno d’Italia ed oltre, fino al XX secolo, ciò che viene narrato-analizzato è soprattutto la componente umana. La prima parte, “Gli isolati e gli edifici”, inquadra la situazione, segnature catastali, descrizione storico-urbanistica dell’edificio (con i cambi nella destinazione d’uso e le demolizioni, soprattutto dopo il 1870), vicende della proprietà nel corso dei secoli.

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E già nell’esaminare i blocchi di edifici, scansionati in “Isole” (nel ricordo di quelle che un tempo erano le “Insulae” romane), Galli, Leutari, Tassi, s’intrecciano i vari livelli di lettura e la continuità scaturisce proprio da questo mix di dati tecnici e dati umani. Ogni casa inclusa nell’isolato ha il suo profilo completo e più che l’aspetto urbanistico, peraltro molto preciso grazie ad approfondite ricerche d’archivio, risalta quello umano, appunto, il succedersi della proprietà con quasi la cronaca minuta delle famiglie o dei singoli che vi abitavano o avevano bottega (un’indagine che considera anche chi non era stanziale ma di passaggio: scopriamo così che Gioacchino Rossini in vicolo de’ Leutari, casa Pagliarini, compose il “Barbiere di Siviglia”).
Nella seconda parte, “Le botteghe e le loro destinazioni artigianali e commerciali”, compaiono le schede con la destinazione d‘uso, il titolare, i familiari censiti nell’anno in esame, numero dei lavoranti, nonché titolare precedente e quello successivo. E’ questo il nucleo centrale del libro, la radiografia delle arti e mestieri da fine ‘500 ai giorni nostri, botteghe delle quali è interessante seguire il ciclo dei mutamenti (molte non esistono più, per gli sventramenti post unitari).

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Liutai, chiavari, cappellari, librai, rigattieri, osterie, barbieri ed anche mestieri dei quali s’è persa la memoria (“coramaro”, rivestimenti in cuoio, “semplicista”, un antenato della medicina omopeatica, “storiario”, almanacchi, lunari e varie, “Ferracocchi”, costruzione e restauro carrozze), il tutto corredato da planimetrie molto accurate. E, dopo la cavalcata nel tempo si approda all’oggi, nella Roma del XXI secolo, scoprendo che taluni esercizi hanno ancora un cordone ombelicale con il passato (e sono le botteghe “storiche”, non abbastanza tutelate come sappiamo: gli sfratti per canoni d’affitto troppo esosi sono frequenti).
La terza parte, “Mappe e tabulati”, è quella che riassume ed insieme sintetizza il lavoro di ricerca mostrandone tutta la quasi geometrica complessità. Viene tracciato il profilo delle tre “isole”, Galli, Leutari e Tassi, con il loro tessuto di botteghe (ma anche di palazzi a uso abitativo ed altro) documentandolo nel corso di quattro secoli, dal 1599 al 1996. Una quindicina di schede che ci restituiscono il quadro storico in continuo divenire delle arti e mestieri di un’area nevralgica del rione Parione, importante perché frequentata non solo dai romani ma dai pellegrini diretti a San Pietro (di qui passava la Via Papalis, percorsa sin dal medioevo dai pontefici diretti a San Giovanni e, sul lato verso il Tevere, altro punto di passaggio e sosta devozionale obbligata era Via dei Coronari). A questo punto, è inutile sottolineare l’importanza del volume, la sua assoluta unicità nel pur vasto panorama di saggistica romana. Un lavoro frutto di anni di ricerche condotte con una cura davvero certosina, come conferma Orietta Sartori, che ne è stata coautrice insieme al marito Saverio Franchi. Ma come è nata l’idea di una così corposa indagine storica sulle botteghe romane della zona di piazza Pasquino?

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“Mio marito già aveva svolto ricerche d’archivio in merito a teatro, musica ed editoria a Roma nei secoli XVII-XVIII, quindi testi, libretti e pubblicazioni, un lavoro che si è rivelato utile quando la Regione Lazio ci ha proposto qualcosa di molto più impegnativo. “Le Botteghe d’Arte” ha comportato anni trascorsi nelle biblioteche, soprattutto l’Archivio Storico del Vicariato di Roma, partendo dallo “stato delle anime”,  cioè i registri parrocchiali istituiti dopo il Concilio di Trento (lo “Status Animarum”, in pratica il censimento della popolazione, ndr). Su questa base abbiamo isolato la zona poi, con una scansione che segue quella degli anni giubilari, è stata la volta delle schede, senza tralasciare il minimo particolare. Un lavoro non facile perché spesso i registri parrocchiali erano in pessime condizioni”.
Orietta Sartori ha ragione, un lavoro non facile ma di ampio respiro, come abbiamo visto: un lavoro che merita attenzione, prezioso contributo alla storia di una città unica al mondo.

“Le Botteghe d’Arte e la topografia storico-urbanistica di una zona di Roma dalla fine del XVI secolo ad oggi”, di Saverio Franchi e Orietta Berti, Fratelli Palombi Editori, pagg.380 euro 23,80.

1 Commentoa“Roma e le botteghe storiche”

  1. Camminare nella storia, ripercorrerla, è un po farla nostra.
    I dettagli che emergono dai racconti, dalle carte illuminano il nostro percorso attuale e ci dicono chi siamo e il perchè.
    La strada che abbiamo fatto (a Roma) è la stessa che sta facendo il mondo trasformandosi da quartiere a globalizzazione, prima si effettuava il lavoro a livello bottega poi …Taiwan.
    uno studio potrà un giorno dire: “tutto il mondo è paese”.

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